La malattia di Biancaneve

Fin da quando l’uomo fu creato, instaurò un rapporto col cibo. Già nell’ Eden Adamo, tentato dal serpente, addentò la mela e subito fu condannato a guadagnarsi il lavoro col sudore della fronte. Mangiando il frutto di questo albero, il cui termine deriva dal latino “malus”, che se usato come sostantivo significa melo, ma che coincide anche con l’aggettivo, sempre latino, “malus” che indica un qualcosa di malvagio; l’uomo ebbe subito un riscontro negativo, quasi come se quel gesto fosse stato una premonizione di quella che oggi è diventata una vera e propria malattia.

immagine-simbolo-dellanoressiaCibarsi è sempre stato il bisogno per eccellenza dell’essere umano, ma come afferma Umberto Galimberti, filosofo e psicanalista italiano “se un tempo mangiare nascondeva solo due incognite: trovare cibo e non diventarlo per altri, oggi ne contiene di così imperscrutabili che rischiamo di naufragare di fronte ad ogni offerta di cibo”.

Una di queste incognite riguarda il nuovo prerequisito di status sociale: l’apparenza, non solo fonte di affermazione, ma spesso di discriminazione. Si pensi ad esempio alle pagine di giornali ridondanti di annunci che hanno come attacco “Cercasi donna/uomo di bella presenza”, ma anche alle numerose riviste che scelgono per le immagini di copertina o per le pubblicità fotografie di donne seducenti, dagli sguardi intensi e dai corpi sensuali e perfetti. Solo donne.

Gina Lollobrigida, "Il processo a Frine", "Altri tempi", Alessandro Blasetti, 1952

Gina Lollobrigida, “Il processo a Frine”, “Altri tempi”, Alessandro Blasetti, 1952

Al giorno d’oggi il canone di bellezza estetica si è molto allontanato da quello vigente nell’ Antica Grecia, basato sulle proporzioni simmetriche del corpo e su un modello di donna “Venere”, dalle forme morbide e sinuose. Ma se gli Elleni si limitavano solo a creare statue che rispondessero ai loro prototipi, scolpendoli nel marmo, nel XXI secolo è la nostra mente che cerca di plasmare il copro a regola d’arte, rinunciando soprattutto ai piaceri della tavola.

E siamo anche ben lontani dai tempi in cui Vittorio de Sica, nel film “Altri Tempi” del 1952, coniava il termine “maggiorata fisica” per difendere una donna bella e prorompente. Nel dopoguerra italiano, dopo aver sofferto la fame, questo modello corporeo femminile non poteva che rassicurare.

La modella londinese Twiggy. Altezza 168 cm
Misure 81-56-81
Taglia 40

Dopo il boom economico questi problemi iniziano a scemare e le donne negli anni ’70 iniziano a farsi largo nel mondo del lavoro, uscendo dai confini domestici. La modella Twiggy esporta in tutto l’Occidente il canone del corpo snello, come strumento per veicolare che si sta bene, con il quale raggiungere amore, successo e felicità.

È con questi presupposti che si sviluppa quella distorsione mentale legata all’alimentazione, che ha preso il nome di anoressia. Conosciuta a livello scientifico da più di tre secoli, questa malattia era vissuta come forma di protesta nei confronti dell’ambiente sociale. Oggi invece gli psicologi la definiscono “la malattia di famiglia”, proprio perché si sviluppa in ambienti familiari apparentemente troppo perfetti o con gravi problemi di fondo.

L’anoressia colpisce sia uomini che donne

 

Le ricerche condotte evidenziano che, in Italia, l’inizio della malattia avviene tra i 12 e i 18 anni, nella fase più critica della crescita, colpendo più le ragazze rispetto ai maschi. I dati parlano chiaro: le femmine affette da anoressia nel nostro paese sono circa 55.000 e i numeri sono in aumento.

Ci si potrebbe chiedere come può il corpo seguire in modo così assiduo i dettami della ragione, una ragione distorta, domata da un unico pensiero: quello di farsi vedere, rendendosi invisibili. È proprio così che agisce l’inconscio di chi viene definito anoressico/a: cercare di farsi notare attraverso gesti insoliti, che attirano l’attenzione di chi sta intorno.

Quello dell’anoressia è un vortice che inghiotte il corpo, ma anche il cibo, perché spesso collegata a questa malattia ve n’é un’altra altrettanto angosciosa: la bulimia. Sembra oltretutto che i casi di bulimia siano 20.000 in più rispetto a quelli di anoressia. Questa linea senza fine, che non porta più a rifiutare di ingerire ciò che è commestibile, ma a colmare le carenze che il nostro corpo ha accumulato in mesi di “dieta mortale”, è spesso una strada che intraprende chi è affetto da anoressia.

Pubblicità di Victoria's Secret e risposta del brand Curvy Kate. "Ogni corpo è perfetto"

Pubblicità di Victoria’s Secret e risposta del brand Curvy Kate. “Ogni corpo è perfetto”

Così come Biancaneve, addentando la mela avvelenata, cadde in un sonno profondo, anche queste ragazze, mangiando, vengono risucchiate in un buco nero, inibite dalla smania di introdurre nel corpo più cibo possibile.

Ma la verità é un’altra, perchè, come afferma Platone Noi siamo corpi imperfetti, l’idea di bello è solo un modello a cui aspirare”.

Annunci
1 commento

Dì la tua!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: