Chi ha ucciso Mr Tambourine Man?

In un momento d’ilarità mi è stato chiesto di recensire Rhyanna ed alla lettera risposi che effettivamente era possibile recensire lei ma che difficilmente sarei riuscito a recensire i suoi dischi senza fare riferimento a tanti artisti venuti prima di lei.

Woodie Guthrie con la sua chitarra acustica e l'immancabile adesivo

Woodie Guthrie con la sua chitarra acustica e l’immancabile adesivo “Questa macchina uccide i fascisti”.

Ciò ha scatenato una serie di riflessioni e di domande interessanti che si sono sovrapposte man a mano che continuavo a parlarne con amici, conoscenti, esperti ed appassionati.

Vi starete chiedendo perché la richiesta di recensire Rhyanna mi abbia impressionato, ed in effetti non si trattava della richiesta in sè: in quanto uomo eterosessuale avrei delle ottime parole da spendere per Rhyanna per quello che conosco attraverso le copertine di settimanali, rotocalchi, giornali scandalistici, il suo tormentatissimo profilo Instagram e le pubblicità patinate.

La verità è che la domanda delle domande che è venuta fuori da tutte queste seghe mentali che piacevolmente, tra vino, birra, caffè all’Università, è una questione in sospeso che ho tenuto da parte per molto tempo: una sera tornando dalle prove con la mia ex band insieme all’altro chitarrista ci chiedevamo cosa ha reso la musica talmente massificata da aver perso quell’alone di “miticità” che avvolgeva i grandi dei decenni passati.

Giusto perché state morendo dalla curiosità, qua potete ascoltare quello che da duro e puro ho registrato con quel gruppo: risultato della presa diretta di un pomeriggio passato come ospiti di un locale di un grande amico.

Oggi, chiunque può mettersi davanti al proprio laptop e sfornare musica collegando i propri strumenti preferiti ad una scheda audio, ed in effetti molti dei gruppi ed artisti “alternativi” sbucati come funghi di recente hanno proprio iniziato così. Non sono contro questo metodo di produzione musicale: è un metodo di narrazione delle proprie esperienze, un disvelamento di desideri ed epifanie di senso ed in quanto tale va comunque preservato.

Il punto è venuto fuori da una discussione con Andrea Saccoman (professore di Storia Contemporanea dell’Unimib ed appassionato di musica rock) che durante una delle sue incredibili lezioni ha fatto notare che la cosiddetta musica definita classica, in realtà è semplicemente musica “colta” in quanto chi la compone la sa trascrivere sul pentagramma utilizzando le notazioni musicali. Un mondo si è aperto: non tutti sanno leggere e scrivere la musica usando il pentagramma e le notazioni classiche ma non per questo chitarristi blues come Gary Clark Jr. sono stati castrati nell’esprimere il loro talento.

Altro punto: il divismo. Che fine ha fatto? Cosa è successo alla musica per far si che gli artisti adesso siano considerati persone normali? Molti magari possono pensare che sia positivo potersi immaginare David Bowie o Mick Jagger seduti sul cesso come tante persone comuni. Io non sono d’accordo. Negli anni ’60 potevi girare per Londra e ritrovarti graffiti che recitavano “Clapton is God” (Eric Clapton, chitarrista blues gigantesco) e non era un eufemismo! Le file dietro al back stage per poter avere un autografo, una foto, uno sputo da Robert Plant, Jimmy Page o qualsiasi altro dei mostri sacri del rock and roll erano un must di tutti i fans e quasi mai questo desiderio poteva essere esaudito!

Oggi la distanza tra artisti e pubblico si è assottigliata: erroneamente, per avvicinarsi al proprio pubblico molti artisti si dipingono come persone comuni (uno su tutti? Il Gianni Morandi nazionale) per creare quella connessione ormai perduta con i propri fans. Ed ecco la domanda delle domande: perché è finita l’era in cui più eri lontano (fisicamente ed idealmente) dal tuo pubblico più eri desiderato ed acclamato? Le cause sono due: una “economica” ed una “idealistica”.

I Led Zeppelin in tutto il loro

I Led Zeppelin in tutto il loro “divismo”.

Una puntualizzazione storica: fin dagli albori dell’industria discografica la più grossa fonte di guadagno di artisti e gruppi erano i concerti; i contratti discografici avevano delle royalties bassissime e dovevi vendere davvero milioni di milioni di copie di dischi per guadagnare davvero dalla vendita dei supporti fonografici. La leggenda del musicista che campa solo di royalties risulta vera solo nel caso dei grandissimi: Beatles, Rolling Stones, Led Zeppelin, Pink Floyd, Elvis, insomma gente che davvero vendeva moltissimi dischi, numeri giganteschi!

Oggi chi dice che non si guadagna più con i dischi mente, sapendo di mentire. I concerti erano la vera fonte di guadagno e tuttora è così, non è cambiata una virgola rispetto al passato. Tuttavia oggi per vendere più copie, si tenta di avvicinarsi al pubblico: ma ci si avvicina davvero?

Infine, per contrappasso, la questione “idealistica”: cosa ci fa piacere una canzone piuttosto che un’altra? Dolly Parton (cantante country americana autrice di “I will always love you”) dichiarò in un’intervista che “è tutta una questione di canzone”, il che vuol dire che il successo di una canzone o di un artista lo decreta comunque il pubblico ed il pubblico si avvicina ad una canzone piuttosto che ad un’altra perché ci si rispecchia, trova parte di se nella musica o nel testo.

Le canzoni di protesta come “This Land Is Your Land” composta e registrata negli anni ’40 da Woodie Guthrie con la sua chitarra acustica è uno di quegli esempi di canzone che diventa universale a prescindere dal proprio ideatore: l’hanno eseguita (tra gli altri) Bob Dylan, Bruce Springsteen ed anche Tom Morello dei Rage Aganist the Machine. This Land Is Your Land è una di quelle canzoni che diventano di proprietà del pubblico e che resteranno per sempre per il loro contenuto universale e proprio perché il pubblico si identifica nella canzone stessa.

Questo oggi non esiste più: i contenuti vengono a mancare sempre più spesso, la musica rock o pop si è svuotata di contenuti per diventare materiale da sversare nel pubblico e non il contrario. Questo ha ucciso Mr. Tambourine ManHey! Mr. Tambourine Man, suona una canzone per me, non ho sonno e non ho un posto dove andare. Hey! Mr. Tambourine Man, suona una canzone per me, nel tintinnare del mattino camminerò con te”. Sarà anche una visione utopica, ma rimane comunque la realtà dei fatti: riascolto sempre Bob Dylan e non ne trovo corrispondenze in nessun altro degli artisti contemporanei.

Ed eccomi a Rhyanna: stile di vita sregolato? Ce l’ha. Trasgressione? Ce l’ha. Moralisti contro? Idem. Ma anche Jim Morrison, Kurt Cobain, Jimi Hendrix e Janis Joplin: loro però hanno sublimato l’idea dell’artista come medium di contenuti spirituali e di ideali.

Tutti i sopracitati che sono diventati “voce” di una generazione (in tutti i sensi, letteralmente) sono morti a 27 anni, e ce li ricorderemo sempre con quel viso giovane dei posters e delle copertine di Rolling Stone. Loro non invecchieranno mai, non avranno mai le rughe, non perderanno mai la voce, non avranno capelli bianchi e le loro fottute parole rimarranno scolpite nei monoliti dei nostri ricordi per sempre. Perché oltre che essere inarrivabili, unici, lontani fisicamente ed idealmente da noi, comuni mortali, hanno scritto parte delle nostre vite, dei nostri sentimenti, delle nostre emozioni, dei nostri pensieri senza che nessuno di noi ne abbia mai fatto rischiesta. Hanno davvero vissuto al limite, senza dimenticarsi che la vita, quella vera, quella di tutti i giorni, prima o poi, questa vita la devono lasciare. Non prima di aver scalato le classifiche mondiali di vendita dei dischi.

E voi? Quando è stata l’ultima volta in cui qualcuno ha parlato veramente di voi senza conoscervi e senza che voi lo abbiate richiesto? Quando è stata l’ultima volta in cui una canzone vi ha descritto e non vi ha creato?

Annunci

Dì la tua!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: