Violenze sessuali dei Caschi Blu: quando la cura è peggio della malattia

Bambini tra i nove e gli undici anni, maschi, orfani in alcuni casi. Avevano avvicinato un gruppo di militari delle Nazioni Unite di istanza nella Repubblica Centraficana in cambio di cibo e soldi. Quello che hanno ottenuto – stando ai loro dettagliati resoconti e al rapporto confidenziale che ne è scaturito – sono stati solo abusi sessuali, realizzati da parte di quattordici Caschi Blu francesi – alcuni ancora da identificare – di tre soldati ciadiani e due della Guinea Equatoriale.

Violenze dei Caschi Blu: quando la cura è peggio della malattia

L’artefice di quel rapporto, il funzionario dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati Anders Kompass – da oltre trent’anni nel campo umanitario – è stato sospeso e rischia ora il licenziamento per aver reso noto quel documento senza averne l’autorizzazione. Un whistleblower che forse avrà meno notorietà di Bradley Manning (ora Chelsea) o Edward Snowden, ma che potrebbe aprire finalmente uno squarcio in un sistema mai effettivamente denunciato: gli abusi dei Caschi Blu.

I fatti – resi noti dal quotidiano britannico The Guardian a fine aprile – si sono svolti tra dicembre 2013 e giugno 2014 presso il campo profughi creato all’aeroporto M’Poko a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, nell’ultima fase della missione Minusca. Alcuni dei bambini abusati hanno lasciato il campo in preda al terrore. La denuncia, che lo stesso Kompass ha definito necessaria per l’immobilismo dell’Organizzazione, ha già visto le conferme della magistratura francese, recatasi nel Paese dopo aver ricevuto il dossier sugli abusi, per i quali ora si chiede la creazione di una commissione d’inchiesta indipendente all’interno delle Nazioni Unite.

Missione Onu in Rep. Centrafricana: quadro esplicativo

nazioni unite-UNLa missione Minusca (che sta per Missione multidimensionale integrata di stabilizzazione delle Nazioni Unite nella Repubblica Centrafricana) è stata dispiegata nel giugno 2014 per tentare la pacificazione di un conflitto politico-religioso tra le milizie ribelli Seleka – a prevalenza musulmana – e quelle cristiane e animiste degli anti-Balaka (“anti-machete”). Iniziati con il colpo di Stato con cui a marzo 2013 i Seleka hanno deposto l’ex presidente François Bozizé, gli scontri hanno già portato a più di cinquemila vittime e un milione e mezzo di sfollati, soprattutto dopo la decisione di sciogliere i gruppi armati Seleka che ha dato il via alla creazione da entrambe le parti di bande criminali dedite a razzie, stupri ed esecuzioni sommarie.

Sotto l’egida dell’Onu – di cui fa parte anche l’Italia con appena cinquanta militari della Folgore, a testimonianza del completo disinteresse della comunità internazionale sulla vicenda – i due gruppi hanno firmato in Gabon un cessate il fuoco su cui vigila la presidente Chaterine Samba-Panza, la quale ha affidato la guida del Paese ad un governo di transizione guidato da Mahamat Kamoun, primo premier musulmano della storia della Repubblica Centrafricana da cui però in molti – soprattutto tra i musulmani – non si sentono rappresentati, accusando l’attuale forza di governo di non aver rispettato vari accordi di pace, come quelli di Birao del 2007 e di Libreville del 2008. Il malcontento ha portato alla creazione di uno Stato indipendente nel nord del Paese, sulla falsariga di quanto già fatto nella Repubblica Democratica del Congo, in Somalia e in Libia.

Alleato del governo è il Sudafrica – firmatario di un accordo bilaterale in materia di sicurezza nel 2007 – a cui spetta il ruolo di interprete delle volontà dei Paesi confinanti, timorosi che una vittoria dei Seleka possa dare il via ad un’ampia ribellione nell’Africa centrale e al depotenziamento di istituzioni come l’Unione Africana o la Comunità economica degli Stati dell’Africa centrale.

Qual è il mandato dei Caschi Blu?

Le violenze perpetrate dai Caschi Blu sui minori non sono affatto una novità. Già uno studio realizzato nel 1996 dall’Onu stessa evidenzia come in sei paesi su dodici oggetto dello studio, l’arrivo delle truppe di peacekeeping Onu è stato associato a una rapida crescita della prostituzione minorile.

Peacekeepers from the United Nations Interim Force in Lebanon

I primi casi vengono denunciati in Bosnia Erzegovina nel 1995, in piena guerra nei Balcani, lì dove con il massacro di Srebrenica si è forse registrata la pagina più buia della storia delle Nazioni Unite. Quattro anni dopo le stesse denunce di abusi su minori vengono mosse contro il contingente Onu operante nella Repubblica Democratica del Congo, dove quasi un decennio dopo (nel 2008) le stesse accuse verranno mosse contro altri dieci Caschi Blu marocchini.

Nel 2006, a un anno dalle prime indagini, un’inchiesta giornalistica della Bbc rivela come alcuni soldati della missione di peacekeeping ad Haiti abbiano offerto soldi e dolci a bambini tra gli 11 e i 14 anni in cambio di prestazioni sessuali. Nel 2007 – mentre il britannico Daily Telegraph parla di abusi su minori dei Caschi Blu in Darfur – ben settecentotrentadue soldati del contingente marocchino Onu operante in Costa d’Avorio vengono rimpatriati per ripetuti abusi su minori. Nel 2010 altri sedici soldati del contingente Onu di istanza in Benin sono stati rimpatriati sempre per lo stesso, infame, motivo. Settantanove, invece, i casi di abusi sessuali su minori perpetrati dalle forze di peacekeeping lo scorso anno.

E questi sono solo i casi per i quali esiste una denuncia documentata.

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