La Nintendo, gli youtubers, e quell’imbarazzante richiesta

Super Mario Bros 3Il colosso nipponico dei videogiochi Nintendo ha alle spalle una storia enorme, la migliore dagli anni di nascita dell’intrattenimento videoludico; una storia fatta di innovazioni e cambiamenti epocali dovuti alla costante passione per i videogiochi e per il proprio lavoro, tipica anche del popolo del sol levante. Il NES che pose fine alla crisi dei videogiochi dell’83, personaggi come Super Mario, Link, Donkey Kong, Metroid, il gioco Super Mario 64 che convinse il futuro creatore di Metal Gear Solid e Silent Hill (Hideo Kojima) che i videogiochi erano arte, la saga di Zelda e quella dei Pokemon, solo per citarne alcune.

E allora, perché la WiiU ha venduto 9mln di copie e PS4 ventuno milioni, visto anche l’incredibile successo della Wii (cento milioni)?

Perché Nintendo ha la peggiore gestione di marketing del mondo videoludico. Questa mancanza viene giustificata con “Preferiamo spendere per creare bei giochi piuttosto che belle pubblicità”. Il che sarebbe ottimo, se non fosse che sono le persone a vendere i videogiochi, e non i giochi in sé.

E con persone si intendono soprattutto gli youtuber. Ora, l’argomento è delicato. C’è chi si schiera contro queste neonate stelle del web e li chiama “cialtroni”, chi pende dalle loro labbra e li idolatra come nuovi messia. Questo articolo non ha la minima intenzione di essere una critica (o una difesa) degli youtuber, di certo è che la verità sta nel mezzo.

Chi sono gli youtuber? Persone che creano intrattenimento utilizzando come canale un social network: Youtube. Inseriscono recensioni e opinioni sui videogiochi provati. Per citare alcuni youtuber che si occupano (anche e/o soprattutto) di videogiochi, Favij e Yotobi in Italia, Pewdiepie e AngryJoe per l’estero, ma l’elenco potrebbe andare avanti per ore.

Ma cosa c’entrano Nintendo, la sua pessima gestione del marketing e gli youtuber?

yotobi-youteubers-videogamesC’entrano perché Nintendo ha brillantemente deciso di chiedere agli youtuber il 40% dei proventi dei loro video girati con prodotti Nintendo, come giochi con la WiiU. Gli youtuber, naturalmente, si sono schierati contro questa mossa, decidendo di tutta risposta di non girare più video con prodotti Nintendo.

Ora, analizziamo questa mossa e la sua (ovvia) conseguenza. Dal punto di vista filosofico, diciamo, il colosso nipponico ha tutte le capacità legali per farlo. Ma è giusto chiedere a qualcuno una parte dei profitti del suo lavoro, quando il proprio prodotto è un semplice strumento del lavoro stesso? Ricordiamo infatti che la maggior parte delle visualizzazioni sono portate da persone iscritte al canale, che amano lo stile del youtuber e guardano i video per questo.

Ora, parliamo di economia e prendiamo l’esempio di uno youtuber come PeDiePie che vanta, per il momento, trentasei milioni di iscritti. Consideriamo le visualizzazioni di un video il primo giorno che viene postato: dai tre ai quattro milioni. Quanto costerebbe una campagna pubblicitaria che promuoverebbe un prodotto a tre milioni e mezzo di persone il primo giorno? Decisamente più del 40% di quello che PewDiePie ci guadagna con quel singolo video. Quello che Nintendo evidentemente non ha capito del mercato è che oggi, come già detto, non sono i videogiochi a vendersi da soli, ma sono le persone che li promuovono.

pew die pieDa tempo ormai alle recensioni degli “addetti ai lavori” si sono sostituiti i commenti di youtuber famosi in grado, con un solo video, di convincere il proprio seguito che un gioco sia un capolavoro o una schifezza; il tutto indipendentemente dalla qualità effettiva del gioco. Inoltre, quanti,  indecisi se acquistare o meno la console nipponica, propenderanno per quelle più blasonate e con una maggiore copertura mediatica? Tutto questo senza contare la pubblicità negativa che Nintendo avrà da questa storia, con decine di youtuber imbufaliti e migliaia di utenti della rete schierati contro a priori.

Morale della favola: speriamo che il colosso nipponico capisca l’errore e torni sui suoi passi ( molto remota come possibilità, diciamocelo) e che permetta a queste nuove stelle del web di portargli montagne di pubblicità. Gratuitamente.

 

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