Fiumi di milioni per tre strisce colorate: il mondo delle aste d’Arte

Prendete il vostro artista preferito, oppure un quadro che vi ha particolarmente colpito, lasciandovi sbalorditi, durante la vostra ultima visita ad un museo. Un’opera che vi piacerebbe davvero avere sulla parete di casa vostra. Per esempio, io venderei un rene solo per avere appeso in camera uno degli autoritratti di Van Gogh.

C’è una brutta notizia, però: un rene non basta proprio. Anzi, non ne basterebbero nemmeno mille di reni (non che io sappia quanto possa fruttare la vendita di organi): come faccio a esserne sicuro? Basta leggere fino in fondo questo articolo per convincersi, perchè oggi vi parlo di aste d’arte.

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Autoritratto di Van Gogh

Avete già inquadrato l’ambiente, vero? Un’enorme hall che ospita pezzi grossi della finanza, dell’impresa, della politica, tutti incravattati e profumati di dopobarba, seduti con una paletta numerata in mano di fianco alla lady accompagnatrice. Davanti a loro, sul piedistallo, il presidente d’asta che, a suon di martelletto, “uno.. due.. tre! Aggiudicato al Signor X per 50 milioni di dollari!”, tra le grida di gioia dell’acquirente e il mormorio degli invidiosi sconfitti.

Scene come questa sono molto simili a ciò che è accaduto in una tiepida sera di settimana scorsa a New York, all’asta d’arte contemporanea Christie’s. La serata ha fruttato ben 658,5 milioni di dollari agli incassi, ancora “niente” in confronto a quella (sempre Christie’s) di arte moderna alcuni giorni prima – 705 milioni – complice Les femmes d’Alger di Picasso, divenuta con i suoi 179 milioni di dollari l’opera più costosa mai battuta ad un’asta.

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NR 10 di Marck Rothko

Storditi da queste cifre? Non è ancora tutto. Vedete il quadro nell’immagine qui sopra? Provate a stimarne il prezzo. Ora che ci avete pensato, vi sconvolgerà sapere che quest’opera, N°10 di Mark Rothko (1958), è stato comprato da un magnate anonimo per ben 81,9 milioni di dollari. “Ma come, 81 milioni per tre strisce colorate?” si chiederebbe un qualsiasi profano del mondo delle aste (me compreso). Ebbene sì, nonostante possa sembrare un prezzo a dir poco impensabile per un quadro del genere, in verità non è così strano. Il prezzo di ogni opera è stimato in base a diversi parametri, regole e criteri che riguardano (tralasciando le leggi del mercato dell’arte) il quadro stesso, l’artista, lo stile di produzione e il suo periodo storico.

Vi faccio un esempio: prendiamo un dipinto di misure 70×50 cm. Quest’opera è stata realizzata da un’artista che, come tutti gli altri, ha un suo coefficiente – un suo “valore a livello di mercato” – di 6. Pertanto, il prezzo di base del quadro sarà di (700×500)mm x 6 = 2.100.000 euro. Oltre a questa regola matematica, il prezzo di un dipinto aumenta vertiginosamente in base a:
• L’importanza della galleria, del critico d’arte e delle kermesse che si occupano dell’artista dell’opera.
• La presenza del dipinto in cataloghi e libri d’arte e in collezioni pubbliche o private.
• L’estensione del mercato dell’artista, visto che un pittore internazionale è più prestigioso ed influente di uno locale.
• Il contributo che l’artista ha dato alla corrente o al periodo che lo caratterizzano, specialmente se i suoi lavori sono stati accompagnati da riconoscimenti e premi nazionali ed internazionali.

Al di là di tutti questi fattori, c’è da considerare anche l’andamento del mercato che riguarda le opere. Infatti, i prezzi possono subire un ulteriore rialzo o ribasso in base al successo dell’autore nelle aste (se i suoi lavori vanno a ruba o meno, in parole povere) e soprattutto dalla frequenza con cui un suo dipinto passa da un collezionista ad un altro (che sia pubblico o privato): il meccanismo di compra-vendita compulsivo può infatti danneggiare l’immagine dell’artista e di tutta la sua produzione, che viene vista come un fregio temporaneo e di poco valore. Come dire “l’ho comprata perchè mi piace ma non credo nell’artista e in quest’opera, perciò la rivendo subito”.

“Nafea faa ipoipo” di Paul Gauguin

Dietro a un “semplice quadro” fatto da “tre linee di colore” si annida quindi tutto un discorso di plusvalori che continua a ribollire nelle aste anche dopo la morte dell’artista, e che può portare al conseguente acquisto per cifre esorbitanti. I quasi 82 milioni per N°10, però, sono briciole in confronto al prezzo sborsato da una fondazione svizzera per Nafea faa ipoipo (“Quando vi sposate”) dipinto dall’impressionista Paul Gauguin: 300 milioni di dollari per portarselo a casa lo rendono il dipinto più pagato di sempre. 

Quindi lasciate i vostri reni al loro posto e rassegnatevi; fate come me: stampatevi da Google Immagini, su un foglio A3, le repliche dei vostri quadri preferiti ed appendetevele ai muri!

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