Sperimentazione animale: perchè non possiamo ancora farne a meno

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un levarsi di voci sempre maggiore contro la sperimentazione sugli animali da parte di numerose organizzazioni. Essenzialmente, il nucleo delle critiche mosse dagli animalisti contro la sperimentazione animale, è che quest’ultima sarebbe solo un’inutile crudeltà, una pratica ormai inutile e desueta che può essere benissimo sostituita da alternative valide.

CavieTutto questo non è vero, perlomeno non ad oggi. La sperimentazione su cellule in vitro, ossia fuori dal corpo, non dà gli stessi risultati di una sperimentazione all’interno di un vero organismo. Le cellule all’interno dell’organismo sono influenzate e a loro volta influenzano altre cellule del corpo, modificando il loro comportamento. Un farmaco testato su delle cellule in vitro potrebbe non funzionare all’interno del corpo o addirittura essere dannoso. Non è poi possibile pensare di simulare il tutto con un calcolatore. Per quanto l’informatica viaggi alla velocità della luce, non esiste alcun computer così potente da riprodurre tutta la complessità di una cellula (figurarsi di un intero organismo), come spiega Marco Nobile, ricercatore all’Università Bicocca. Nell’intervista, lui e Raffaele Nicastro spiegano come le simulazioni siano sì, utilissime, ma dispendiose, sia a livello economico che di risorse informatiche e, spesso, limitanti, applicabili solo a piccoli casi molto specifici.

Riguardo poi l’aspetto della crudeltà, l’AIRC spiega molto chiaramente quali sono i passaggi da effettuare per la sperimentazione sugli animali, e non sembra che sia così facile. È infatti necessaria, per ogni singola sperimentazione, l’autorizzazione da parte del Ministero della Salute, autorizzazione subordinata ad un documento dove si spiegano l’importanza della ricerca, l’impossibilità di utilizzare metodi alternativi, le tutele garantite agli animali (analgesisci, cure, cibo, anestesie) per diminuire le loro sofferenze e ridurre al minimo lo stress. Questo punto è regolamentato da una direttiva europea.

Uno dei principi fondamentali della direttiva è la cosiddetta Regola delle tre ‘R’, ossia l’impegno a ricercare metodi alternativi alla sperimentazione animale (replace), l’impegno a ridurre il numero di animali coinvolti (reduce) e infine, il punto cruciale della normativa, impegnarsi a migliorare (refine) le condizioni di vita degli animali sottoposti alla sperimentazione, evitando che la sperimentazione porti gli animali a morire e, qualora questo non sia possibile, garantire che la morte possa avvenire nel modo più rapido e indolore. Per far sì che ci siano molti metodi alternativi tuttavia, è bene notare che è necessaria ulteriore sperimentazione animale, dato che ci devono essere prove scientifiche che i nuovi metodi forniscano risultati ugualmente attendibili. Non solo la sperimentazione non è un inutile e sadico gesto contro delle bestiole indifese, ma ci sono tutta una serie di paletti da rispettare e il dibattito sul superamento della sperimentazione animale nel mondo scientifico è più vivo che mai.

Caterina Simenson, affetta da 4 malattie genetiche. Attaccata dagli animalisti perché favorevole alla sperimentazione animale.

Caterina Simenson, affetta da 4 malattie genetiche. Attaccata dagli animalisti perché favorevole alla sperimentazione animale.

Un’altra obiezione molto comune è che la sperimentazione sugli animali sia totalmente inutile in quanto gli animali sono biologicamente diversi da noi e dunque rispondono in maniera diversa alle sperimentazioni. Questo è vero in parte. Le cellule animali funzionano spesso in maniera simile a quelle umane e alcune reazioni sono paragonabili, come ad esempio la risposta ai test di tossicità. Tuttavia, qualsiasi prodotto sperimentato sugli animali deve poi essere sperimentato sull’uomo, per verificare che effettivamente i risultati siano confermati; per legge però, è obbligatorio prima di arrivare alla sperimentazione umana, fare dei test sugli animali, che permettano di ridurre i rischi al minimo. Quanti sarebbero disposti a sottoporsi, in nome di un principio “etico”, a cure sperimentali mai provate prima?

sperimentazione-animaleSenza addentrarci nelle obiezioni cosiddette antispeciste, che ci porterebbero fuori tema, è bene ricordare che la sperimentazione sugli animali non si fa soltanto per prodotti per esseri umani ma anche per animali stessi. I progressi della medicina veterinaria senza sperimentazione animale non sarebbero possibili, con buona pace degli amanti degli animali.

C’è poi un’ulteriore precisazione da fare riguardo la sperimentazione sugli animali. Sperimentazione non è sinonimo di vivisezione. L’accostamento è venuto fuori in questi ultimi anni. Come scrive la LAV “il termine vivisezione si usa come sinonimo più efficace del generico “sperimentazione animale”. Ma è un termine corretto da utilizzare? La risposta è no. La vivisezione è il sezionamento di un essere ancora in vita, a scopi di studio solitamente, una pratica assolutamente non utilizzata in nessun laboratorio scientifico e non autorizzata da alcuna legge.

Non solo le campagne anti-sperimentazione animale sono attualmente prive di basi scientifiche, ma partono tutte da un’equiparazione semplicistica, una vera e propria aberrazione semantica. No, non basta dire che è un sinonimo più efficace, non basta dire che si considera qualsiasi sperimentazione in laboratorio equivalente alla dissezione di un organismo vivente. Non basta perché il campo semantico “vivisezione” evoca repulsione, orrore, e sovrapporlo ad un termine vasto e complesso come “sperimentazione scientifica” è non solo scorretto ma anche fuorviante. E nel dibattito scientifico non può esserci spazio per questi giochini da campagna elettorale.

 

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