Asilo politico ai migranti: il problema che l’Europa non vuole risolvere

“Ripristinare Mare Nostrum”, “Chiudere Triton”, “Bombardare le barche dei trafficanti di uomini!”. Sono alcune delle ipotesi al vaglio dell’Unione Europea per fermare gli sbarchi dei migranti sulle coste italiane, soprattutto dopo l’ultima strage in mare dello scorso 19 aprile. Nessuno, a Bruxelles o nelle principali cancellerie europee, sembra voler affrontare il vero problema legato alle migrazioni verso la Fortezza Europa: il Sistema-Dublino.

Viaggio a Dublino (II)La riforma del 2013 (con l’adozione dei regolamenti UE n. 604/2013, noto come “Dublino III”, e 603/2013 “Eurodac”) non ha cambiato la sostanza di quel vero e proprio gioco dell’oca introdotto nel 2013 dal Regolamento “Dublino II” (CE n.343/2003): la domanda d’asilo di un migrante che ne ha fatto richiesta deve obbligatoriamente essere gestita dallo Stato membro nel quale questi è stato identificato la prima volta. In soldoni: per una decisione legislativa – e dunque politica – di Bruxelles, i richiedenti asilo sono costretti a rientrare in Italia o Grecia perché qui identificati la prima volta, nonostante la maggior parte vedano i due Paesi come una tappa geografica obbligatoria nel loro viaggio verso la ricerca di lavoro nei paesi del Nord Europa. I numeri, in tal senso, sono emblematici: a fronte delle 11.000 persone di cui è stato richiesto il trasferimento in Italia tra il 2008 e il 2013, solo 239 hanno fatto il viaggio opposto, venendo accolti da altri Stati membri.

Un sistema allo stremo, illegale e corrotto – La richiesta d’asilo dei rifugiati politici, in Italia, viene gestita dal Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), ente nazionale che ha il compito di trovare vitto, alloggio e un programma di inserimento lavorativo per facilitare l’integrazione del migrante (da qui anche l’assistenza linguistica) appoggiandosi agli enti locali. Ma i 3.000 posti a disposizione non permettono affatto di gestire tutte le richieste: basti considerare che nel 2008 – prima degli accordi con l’ex regime libico di Muammar Gheddafi che ha dato vita alle “carceri per migranti” libichedi richieste ne arrivarono ben 31.000.

Per chi non riesce ad entrare nel programma sono stati istituiti i Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo), anch’essi spesso saturi. Per questo molti si arrangiano come possono, rendendosi irrintracciabili o andando a formare veri e propri ghetti come a Rignano Garganico, in provincia di Foggia.
Nel corso degli ultimi anni vari tribunali europei – soprattutto di Germania, Olanda e Svezia, tra le principali mete dei migranti – hanno emanato ordinanze temporanee per bloccare il ritorno in Italia o Grecia, che non garantirebbero adeguate “garanzie di dignità umana” ai richiedenti, come evidenziato in un dossier realizzato nel 2011 dall’organizzazione tedesca Pro Asyl, che ha difeso alcuni rifugiati identificati nel nostro Paese davanti le corti tedesche.

immigrazione-lampedusa

Basterebbe dunque passare da “Dublino” a “Schengen” – concedendo la libera circolazione sul territorio del vecchio continente anche ai migranti, così come prevede per i cittadini europei l’omonima convenzione del 1995 – per alleggerire un problema che l’Unione Europea non sembra avere alcuna intenzione di risolvere. A tutto vantaggio di trafficanti, forze politiche di estrema destra e dell’industria dei Centri di Identificazione ed Espulsione.

«Ogni volta che penso a Dublino mi riesce difficile credere che l’Unione Europea che promuove il principio di libertà anche di movimento ponga tali limiti sui richiedenti asilo» – evidenziava lo scorso ottobre al quotidiano La Repubblica Laurens Jolles, delegato Unhcr per il sud Europa – «Rispettando il principio della competenza per ingresso l’Unione non considera l’aspetto umano, come per esempio la volontà del richiedente asilo di stabilirsi vicino ad altri familiari già presenti in un paese diverso da quello in cui è arrivato».

Eliminare i trafficanti colpendo (solo) i pescatori – Neanche l’idea di colpire i barconi in Libia appare così brillante, né appaiono utili nel contrasto ai trafficanti i quattro satelliti ad alta definizione COSMOSky-Med puntati sul Mediterraneo. Come raccontato da due trafficanti (e un ex smuggler) a Patrick Kingsley del quotidiano britannico The Guardian, non esistono “porti dei trafficanti” in cui questi tengono parcheggiate le imbarcazioni, che acquistano pochi giorni prima del viaggio. Per eliminare i trafficanti, scrive Kingsley, «l’Unione Europea dovrebbe radere al suolo interi porti di pescatori», trasformando la Libia – che dalla caduta del regime di Gheddafi vive una guerra tra le varie tribù – in una nuova Somalia.

Photo credits: Patrick Chappatte

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