Whipping e le “madri per forza”.

Ciò di cui sto per parlare è molto delicato, per questo voglio avvalermi di un  preludio che assomigli ad un  pugno allo stomaco.

Questo è il testo della canzone “Whipping” dei Pearl Jam contenuta in Vitalogy, uno dei loro dischi più impegnati socialmente, eticamente, ideologicamente e soprattutto in difesa della libertà e autodeterminazione dell’individuo. Allego anche l’immagine originale del testo contenuta nel booklet dell’LP. Le liriche sono incorporate in una lettera indirizzata al presidente degli Stati Uniti Clinton e include la richiesta di fermare la serie di uccisioni di medici che, in coscienza e consapevolezza, praticavano l’aborto. Era il 1993.

Riporto il testo in originale, la traduzione la trovate un po’ ovunque nel web.

“Don’t need a helmet, got a hard, hard head

Il testo di

Il testo di “Whipping” tratto dal booklet dell’LP “Vitalogy”.

Don’t need a raincoat, I’m already wet
Don’t need a bandage, there’s too much blood
After a while, seems to roll right off

Whipping, ah, they’re whipping, ah
They’re whipping, ah, they’re whipping

Don’t need a hand, there’s always arms attached
I don’t get behind, I can’t fall back
Oh, why must we trust all these rusted rails?
They don’t want no change, we already have

They’re whipping, ah, they’re whipping, ah
They’re whipping, ah, they’re whipping

Don’t mean to push, but I’m being shoved!
Oh, I’m just like you, think we’ve had enough
I can’t believe a thing they want us to
Oh, we all got scars, they should have ‘em too

Oh, they’re whipping, ah, they’re whipping, ah
They’re whipping, ah, they’re whipping

They’re whipping, ah, they’re whipping, ah
They’re whipping, yeah, they’re whipping”

Proprio il giorno della festa della mamma (10 maggio) un gruppo di attiviste figlie di stupri hanno manifestato contro l’aborto. Era una manifestazione, una libertà di espressione.

Non sono contro la possibilità di scelta, sono contro l’obbligo di vergogna. Sono contro la gogna religiosa. Sono contro chi parla di vita nascondendo la morte. Sono contro chi specula con i sentimenti e la violenza senza alcun motivo. Lo stupro è una violenza che distrugge i sentimenti, la personalità e la psiche di una persona che non può dimenticare un abuso subito ‘sul’ e ‘nel’ proprio corpo.

Ho un magone in gola, un groppo che non riesco a buttare giù mentre scrivo queste parole. Non ho mai capito il perché di tanta furia, di tanta libido, di tanta violenza: no, non riesco a capire lo stupro, non riesco ad accettarlo. Io sono uno di quelli che non l’ha mai subito, ma al solo pensarci mi sento male, le gambe mi cedono, il senso di questo mondo viene meno, spero in una palingenesi della razza umana colpevole di tanta violazione.

Ora mettetevi nei panni di chi ha subito uno stupro. Una vittima vera. Focalizziamoci sulle vittime e non sui carnefici. Ecco, come si può pensare che qualcuno che ha subito una violenza di questo tipo possa voler portare in grembo il frutto di questa violenza, di questo orrore? Gli occhi dell’aguzzino, l’odore del suo corpo ‘posseduto dal desiderio di possedere’, ed il proprio violato e squarciato senza chiedere il permesso.

Ovviamente ci sono donne che hanno la forza di portare questo fardello sperando in una redenzione e liberazione dell’anima da questa sofferenza, ma sono poche. Per quelle che non riescono, che non trovano nessun fottutissimo Dio che le possa aiutare in questo calvario verso la fine del giardino del Getsemani, credo che una possibilità di scelta sia, non dovuta, ma necessaria.

Una vita è una vita, una vita stuprata è un crimine, aggiungerne un’altra ad una già fragile e problematica è un crimine che nessuno può commettere. Nessuno può arrogarsi il diritto di scegliere al posto di qualcun altro, soprattutto se si tratta del proprio corpo, della propria anima e della propria vita. Una madre prima di tutto deve salvare se stessa per poter accudire i propri figli con tutte le cure e l’amore di cui solo una madre è capace: non si diventa madri per forza, non si deve essere madri per forza. Questa è una scelta ed un’opinione che ognuno di noi deve rispettare, a prescindere dal proprio credo religioso.

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“Oh, why must we trust all these rusted rails? They don’t want no change, we already have”. Non si può tornare indietro e non si può contrastare il cambiamento; tutte le scelte, i diritti civili, di scelta, di libertà, di autodeterminazione dell’individuo non possono essere spazzati via. Non c’è nessuno Dio che può farlo. La Natura provvede da sola ai disastri dell’uomo: un bambino che non si sente accudito abbastanza e non sente l’amore della propria madre si lascia morire, lentamente o velocemente poco importa.

Sandòr Ferenczi parlava di pulsione di vita e pulsione di morte indicando quest’ultima come una sorta di autodifesa messa in atto dal proprio subconscio una volta subito un trauma (un abuso o una violenza in genere): il bambino abusato sentiva forte questa pulsione di morte e faceva di tutto affinchè potesse morire per tornare nell’utero materno.

Molti studi hanno dimostrato, purtroppo, che un bambino abusato diventa un adulto abusante a sua volta.

Ora, chi vuole proteggere la vita all’interno di quel grembo materno così violato, ha intenzione di spezzare la catena o di procrastinare all’infinito l’orrore che noi uomini siamo capaci di creare e provocare?

A voi la scelta. Ed anche a loro, che vi piaccia o meno.

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1 commento
  1. cippi01 ha detto:

    Condivido a pieno ciò che hai scritto, ogni parola

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