Io non parlo di sesso

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Mark Zuckerberg ha complicato la vita dei suoi utenti, soprattutto quella dei Pro Vita e dei No Gender.  Alla primigenia suddivisione ternaria Uomo, Donna e generico Altro, si sono aggiunte ben 58 opzioni. Ora, l’autodeterminazione è a portata di click sul social network più duro a morire della rete.

Il GLAAD americano (Gay & Lesbian Alliance Against Defamation) ha aiutato il celeberrimo CEO Zuckerberg a sviluppare la nuova funzione che, a detta della presidente del gruppo Sarah Kate Ellis «è un passo in avanti per il riconoscimento delle persone transgender e permette loro di raccontare la propria autentica storia con il loro stesso linguaggio».  L’innovazione non ha tardato a diffondersi nelle diverse versioni del social di tutto il globo. Ogni paese ha la sua lista di voci personalizzata; ragion per cui, fra le opzioni italiane, compare un napoletanissimo “femminiello”.

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Perché? Come a
l solito è colpa delle donne. Non solo non sanno guidare, ma hanno anche posto le basi di una battaglia per il superamento delle disuguaglianze molto più vasta di quanto si creda. Le nostre antenate in gonnella, richiedendo uguali diritti giuridici e sociali, hanno messo in discussione il fondamento biologico della differenza fra sessi. Il risultato è che femminilità e mascolinità non sono più considerati “stati di natura” ma “stati di cultura”.

Da “sex” a “gender”, perché la persona non deve più essere definita in base alla struttura biologica ma in base all’autocomprensione delle sue attitudini psico-sociali. La libertà di orientamento sessuale porta alla neutralizzazione dell’identità sessuata e livella le differenze di ruolo tradizionali. La situazione c’è sfuggita di mano e si è evoluta velocemente: il concetto di neutralità alla base del gender ha portato inaspettatamente all’estrema frammentazione, all’affermazione e alla richiesta di riconoscimento di molteplici generi. Volevamo essere tutti uguali, ora ci battiamo per essere tutti diversi e vogliamo veder legittimata la nostra unicità.

Flavio Romani, presidente di ArciGAY, approva le modifiche apportate dal social: «l’iniziativa ci dà l’occasione di riportare la questione dell’identità di genere nell’ambito delle scelte individuali ed autodeterminate, sgretolando quel binarismo uomo/donna che in molti casi è un vero e proprio muro che esclude chi, rispetto alla propria identità, non si adegua a quel modello»

È ormai abbastanza chiaro che queste scelte individuali ed autodeterminate hanno ripercussioni sul sistema sociale globale ma non solo. Le recenti mobilitazioni collettive, la visibilità crescente nei media, nei social e nella sfera pubblica hanno creato una nuova categoria di utenti commerciali.

siminternetaddict420Facciamo un salto, che per i più potrebbe risultare azzardato, parlando di Big Data. Di cosa si tratta? Non starò qui a tediarvi con teorie informatiche sulla gestione, problematica ed estremamente fruttuosa, dei Big Data. Ci basti sapere che la mole di dati che si riversa giornalmente sul web equivale alle informazioni generate dall’intera umanità fino al 2003. Attenzione: informazioni, non conoscenza.

Il flusso ininterrotto fra i vari dispositivi a nostra disposizione ci “invita” ad interagire e a riversare un numero sempre maggiore di dati con l’inganno del costo zero. Basta un cellulare e un wifi per pubblicare foto, citazioni, stati d’animo, musica, pubblicità delle nostre attività; per comunicare in tempo reale con i nostri contatti. Doniamo tutto spensierati e coscienti (quasi) alla grande scatola infinita della rete. Ora, non sarà certamente l’omissione o la dichiarazione pubblica delle vostre attitudini sessuali a rendere più o meno bello il mondo del web.  Al diavolo Zuckerberg e chi per lui!

Quale trappola per orsi si nasconde dentro alla scatola senza fondo del web? Quando condividiamo qualcosa di “nostro” per renderlo “pubblico” affidiamo a terzi la gestione delle nostre informazioni personali ma anche la gestione delle informazione che in un futuro prossimo arriveranno a noi.

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Cosa vuol dire? Che la disponibilità di informazioni della rete, apparentemente e potenzialmente infinita, è in realtà gerarchizzata e personalizzata come un vestito su misura. Celebre l’esempio del Wal-Mart, catena di distribuzione americana vendi-tutto lo scibile umano. Giornalmente immagazzina dati relativi a milioni di acquisti e confeziona pubblicità e buoni sconto personalizzati per ogni Homo Sapiens in possesso di uno smartphone che abbia residenza vicino a uno dei loro magazzini. L’enorme potenziale commerciale dell’utilizzo dei Big Data è chiaro a tutti, soprattutto alle aziende che approntano sistemi sempre più complessi e veloci per l’elaborazione di questi dati e chenonostante le difficoltà di gestione, sono sempre un passetto avanti a noi.

Ognuno di noi desidera essere riconosciuto dalla società, integrato, apprezzato e accettato ma il web non è la società, è lo strumento di una società globale che travalica i confini geografici e che codifica gli individui in funzioni utili ad un sistema commerciale. I nostri accorati status, le foto del viaggio in Vietnam e in Grecia, la canzone del nostro primo amore non sono altro che variabili in tabella. La società sono gli amici che vediamo sempre meno perché, anche se ci prendiamo una birra, metà del loro volto è coperto dallo smartphone.

giphy5Il web è il bisturi della lobotomizzazione di massa, l’Indice dei libri da non leggere, la censura delle guerre da non vedere, la tomba della conoscenza e la sagra dell’opinionismo, la carta d’oro intorno alla merda secreta dal giornalismo moderno, l’orgia dell’ ipertesto, il bolo dei nostri stessi contenuti digeriti e vomitati nelle nostre teste. E il vomito non è una buona pietanza.

Cerchiamo la libertà, eppure in gabbia ci entriamo noi: chiudiamo il cancello, giriamo la chiave nella toppa e la consegnamo al secondino.

Ve l’avevo detto che non avrei parlato di sesso.

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2 commenti
  1. Bravissimi, ottimo articolo.

    Il web è libertà di pensiero, è senza di esso non esisterebbe questo blog, però attenzione: impariamo a saper distinguere il vero dal falso. Ma sopratutto, impariamo a non accettare su due piedi ciò che si legge o ci dicono, approfondiamo, sentiamo più pareri, leggiamo LIBRI VERI, guardiamo ai grandi personaggi del passato. La superficialità dell’informazione del web viene utilizzata solo da chi vuole apparire.

    Ancora complimenti, continuate cosi, a vele spiegate!

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