Stato Vendesi: il caso di Nauru

Nauru è la repubblica più piccola del mondo. Non ha una capitale vera e propria anche se la maggior parte delle istituzioni è concentrata a Yaren, il centro più importante del paese. L’isola appartiene geograficamente all’arcipelago di Micronesia, sebbene non faccia parte dell’omonimo stato.

L’Europa entra in contatto con le 12 tribù dell’isola nel 1798 e nel 1888, quasi un secolo più tardi, diventa parte della Nuova Guinea tedesca. L’amministrazione scoprirà la presenza di ingenti quantità di fosfati un decennio più tardi, rivelando la risorsa che segnerà nel bene e nel male i destini dell’isola. Nel 1914 l’isola passa all’Australia e, nel 1920, la Società delle Nazioni la assegna al Regno Unito con la formula del mandato fiduciario: insieme al mandato anche i diritti di sfruttamento delle miniere passano in mano alla British Phosphate Commissioners.

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Dopo una serie di passaggi di mano, dovuti alle vicende belliche della II Guerra Mondiale, Nauru viene affidata dall’Onu all’Amministrazione Fiduciaria dell’Australia, dalla quale la repubblica conquista finalmente l’indipendenza nel 1968.
Lo fa con una forma repubblicana: la peculiarità di un sistema democratico in uno scenario del genere (isola minuscola, numero ridotto di abitanti) è che lo scontro politico tende a radicalizzarsi piuttosto in fretta: basti pensare al fatto che dal 1989 ad oggi Nauru ha cambiato venti governi, dato impressionante per un sistema presidenziale.

paradiso-fiscaleAd oggi la situazione politica è difficile soprattutto per il prossimo esaurimento della più grande fonte di guadagno dell’isola, ovvero il già menzionato fosfato. La disoccupazione si aggira intorno al 90% e questo contribuisce notevolmente all’instabilità politica e sociale. I governi hanno cercato una soluzione al problema rendendo lo stato un paradiso fiscale, poi, dopo l’intervento di Usa e Cina, investendo una quota dei proventi dei diritti di pesca e delle risorse minerarie in quote di fondi d’investimento. Infine si sono impegnati nella creazione di un patrimonio immobiliare all’estero tra cui la Nauru House a Melbourne.

Tali investimenti furono liquidati nei primi anni 2000 per pagare i debiti esteri che, data la quota delle importazioni di cibo necessarie per la sopravvivenza della popolazione, stavano crescendo in misura sempre maggiore. Sempre in tale ottica nel 2001 Nauru ha firmato un accordo con l’Australia che vede la nazione insulare ospitare un campo profughi a fronte di un pagamento. Tale accordo fu denunciato da Canberra nel 2008 in seguito alle revisione della politica sull’immigrazione.

For-Sale-SignAd oggi Nauru è economicamente debole e ottima parte della sua economia si basa sugli aiuti economici dall’estero: i maggiori contribuenti sono Taiwan e Russia. Quest’ultima ha sfruttato tale situazione quando, nel 2009, Nauru ha riconosciuto le due repubbliche di Abkhazia e Ossezia del Sud create da Mosca nel nord della Georgia. Altra cattiva notizia è che nemmeno il turismo è una risorsa sfruttabile dato che lo sfruttamento delle miniere ha deteriorato il paesaggio. Concludendo, l’Australia amministra de facto le risorse del paese e l’emigrazione alla ricerca di lavoro sta spopolando l’isola ad un ritmo sempre maggiore.

Nauru può quindi diventare un caso di Stato “chiuso per debiti” ed assorbito dai creditori, proprio come si fa con un’azienda qualsiasi.

 

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