La satira è una cosa seria

Il black humor è satira, satira sul dolore nello specifico. Satira sull’essenza profonda dell’essere umano, sul suo aggrapparsi disperatamente alla vita, sul suo tentativo di sopravvivere nonostante lì fuori il mondo sia un posto così brutto che, solo a pensarci, rischi la paralisi cognitiva. E’ una partita a scacchi con la morte che sai di non poter vincere ma che, almeno, puoi provare ad esorcizzare quel tanto che basta per renderla sopportabile. Perché sì, la morte è insopportabile e non esiste Dio in grado di eliminare la sua ingombrante presenza.

img374-100_homeeviden_Migranti--salvati-da-membri-della-guardia-costiera-greca-a-Rodi-ReutersLa satira, quella cattiva, quella feroce, quella che però mai si permette di giocare con i cadaveri, è la più potente forma di contropotere che l’umanità abbia a disposizione. E’ libera, democratica e insolente al punto giusto da capire dove sta il potere e schierarsi dalla parte opposta. Ha la faccia tosta di guardare dritto negli occhi chi sta sopra e di prenderlo per il culo. Perché il potere è per sua natura disumano e non a caso nei testi sacri, come anche nelle monarchie assolute, è sempre giustificato per tramite divino.

Il mondo ha bisogno della satira per lo stesso motivo per il quale ha bisogno del giornalismo, forse ancor più del giornalismo stesso. Perché alcune cose continuano a far paura anche se spiegate nel migliore dei modi possibili, ma non esiste terrore in grado di resistere ad una risata liberatoria.

nobrainoAlcune volte però, alcune rarissime volte, tutto questo non basta. A volte il potere non è rappresentato da un uomo in divisa, né dalla retorica moralizzatrice di un’istituzione religiosa. A volte il potere è così dannatamente vicino a noi che nemmeno si vede. Ma fa male. Fa più male. E fa male perché non riusciamo a spiegarlo, perché nessuno riesce a rendercelo più razionale, perché di razionale fondamentalmente ha poco o nulla. Ecco, quel dolore è la morte e scendere a compromessi con la morte è un’operazione chirurgica, che come tale non può essere prerogativa di chiunque.

La morte è parte di ognuno di noi, non importa con quanta ostinazione cerchiamo di ricacciare giù il pensiero, lei c’è. E c’è anche chi prova a renderla umana, sapendo di aver perso già in partenza. Chi fa black humor è rinchiuso nelle cantine e condannato alla riprovazione comune, eppure fa i conti ogni giorno con quella morte per cercare di renderla meno spaventosa, per spingere un po’ più in là il pensiero che essa sia casuale, ingiusta e che sì, un giorno toccherà pure a noi.o-NOBRAINO-FACEBOOK-MIGRANTI-MORTI-facebook

Per questo la battuta dei Nobraino non è accettabile, perché fare black humor è un mestiere di merda, che necessita di tempi comici perfetti, scelte stilistiche invidiabili e una sensibilità fuori dal comune. Ma necessita soprattutto della consapevolezza che una cospicua parte di mondo non ti capirà. La battuta dei Nobraino no, non è accettabile. E non perché con la morte non ci si possa scherzare, tutt’altro, ma perché la delicatezza dell’argomento richiede la cortesia di possedere le basi per sapere come farlo. Perché la satira, come qualsiasi altra cosa della vita, bisogna saperla fare.

Perché la satira, insomma, è una cosa seria.

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