Fiori rosa, fiori di gender: la guerriglia identitaria

La cosa più divertente dello stare al mondo? Le interazioni fra gruppi.

La società è costituita da gruppi umani che ne definiscono le forme. Ogni membro della società può far parte di diversi gruppi e c’è chi ha la fortuna di appartenere a quelli più blasonati, poiché possiede caratteristiche ritenute stimabili nella cultura di riferimento. I gruppi dominanti dettano le regole del gioco e se “ti mettono fuori dal gruppo”, mi spiace per te, ma fai parte di una fazione sfigata. Anche se tu ti senti bene ad essere un emarginato, il fatto è che l’hanno comunque deciso loro e non tu. “Loro”, quelli del gruppo dominante che ti hanno tagliato fuori, vincono sempre. Cioè, potresti anche sentirti a tuo agio nel tuo oceano di emarginazioni se sei donna, straniero, musulmano, omosessuale e via dicendo, ma fai comunque parte di quelli che non bevono il cocktail nel locale giusto con la gente giusta.

intoleranceL’uomo ha bisogno di autodefinirsi: un Io che fa parte di un Noi, contro gli Altri. Ci si batte per l’affermazione di una individualità ma in una collettività, perché la guerra si fa con fanti e bandiere. Puoi quindi fondare il tuo gruppo, sguazzarci dentro, batterti per il tuo diritto di esistere e di essere riconosciuto e se hai la fortuna di diventare famoso ed avere un seguito, ad un certo punto, tutti si sentiranno sfigati come te, ed essere sfigato diventerà la nuova moda. Ne sono un esempio i recenti movimenti di liberazione omosessuale. Poi, ti dimentichi del perché e del per cosa stavi lottando, e ti ritrovi a partecipare a party esclusivi con quelli che ti avevano schifato e sbattuto fuori dal loro giro. Bevi il tuo cocktail. Hai il tuo partito. Indìci gay pride.

Ci sono anche quelli al confine: i bisessuali. Dove li collochi? Essere bisessuale significa, se proprio vogliamo puntualizzare, non essere né gay né etero, ma essere attratto da entrambi i sessi. Un individuo bisessuale potrà pensare “Bene! Se quelle persone si battono per l’amore senza discriminazioni allora io potrò unirmi ai gay!” E invece no. Praticamente, chi è mediamente sfigato per poter stare nel “gruppo dei normali” ma non abbastanza da stare nel gruppo degli sfigati veri e propri: o finge di essere qualcun altro, o si fonda un nuovo club a parte, e le discriminazioni continuano all’infinito.

Ma facciamo un passo indietro. Chi si sente diverso non lotta (o dice di farlo) per ottenere un mondo migliore, dove non esistono etichette e tutti hanno i medesimi diritti? E allora perché creare locali e club appositi? Perché si vogliono delle leggi speciali, per una categoria “a parte” (appartenenti al mondo LGBT) se sono persone, e in quanto persone si dovrebbe poter accedere ai diritti dei “normali”? Perché si parla di diversità, ma discriminiamo chi non è diverso come noi?

gay pride parade

Gay Pride Parade, Bologna, 2015 Credits: Baku Loddo

I “nuovi gruppi” e movimenti di liberazione sessuale covano in seno non poche contraddizioni che mettono in crisi la filosofia giuridica e il diritto stesso, non preparato ad accogliere modifiche concrete. I rapidi cambiamenti sociali, avvenuti nella seconda metà del Novecento, mettono in crisi la forma della società, la quale non riesce più a controllare le propaggini di un individualismo che si cela dietro ad una frammentazione spesso esasperata.

Queste dinamiche di lotta fra gruppi umani non si possono e non si devono eliminare ma, date le ultime polemiche nate dalle dichiarazioni di Dolce e Gabbana sulle adozioni gay, mi verrebbe da ricordare a tutti un concetto semplice e conciso, che forse ci siamo dimenticati: “Dio avrà sbagliato tante cose, ma ha distribuito equamente gli stronzi tra i negri, i froci e gli handicappati” (cit. di un mio amico).

Nota: l’articolo è stato realizzato con la collaborazione di Ngoc Lan Tran

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