25 Aprile: non solo “Bella Ciao”.

Il 25 Aprile si festeggia il settantesimo anniversario della Liberazione dall’occupazione nazi-fascista del nostro Bel Paese con celebrazioni e commemorazioni dei partigiani morti durante la Resistenza.

Tutto molto bello, ma siamo sicuri di sapere veramente cosa è successo? Cosa festeggiamo? Chi sono i partigiani? Sfatiamo un po’ di questi miti e leggende che in tanti evocano come strumentazione politica, giusto perché le sciocchezze hanno sempre più successo della verità.

Componenti Brigata “Rosselli” – Div. Garibaldi (Giugno 1945)

I partigiani, intanto, non erano tutti comunisti, anzi: in realtà le compagini partigiane potevano, semplificando per chiarezza, essere rappresentate da diversi gruppi.

Le cosiddette Formazioni Autonome formavano il 20% delle forze partigiane totali:  costituite e guidate dai rimasugli dell’esercito regolare italiano scampato allo sfacelo dell’8 Settembre del ’43, non vollero piegarsi ai tedeschi e, quindi, decisero di raggrupparsi nelle montagne. Erano vicini al governo di Badoglio e del Re Vittorio Emanuele III, fuggiti a Brindisi.

Le formazioni partigiane chiamate Giustizia e Libertà, che facevano riferimento al Partito d’Azione, rappresentavano il 25% di tutte le forze combattenti partigiane. Un partito che ha vita breve: nasce in clandestinità nel 1942 e sparisce già nel 1946 per i pochi consensi alle prime elezioni libere in Italia. E’ stato uno dei partiti più importanti in quei venti mesi della resistenza; profondamente democratico, di sinistra, composto soprattutto da intellettuali e personalità di grandissimo valore morale come Ferruccio Parri, Emilio Lusso, Ugo La Malfa, Piero Calamandrei.

Il terzo gruppo, il più cospicuo, sono le Brigate Garibaldi che facevano capo al Partito Comunista Italiano nato nel Gennaio 1921 da una scissione dell’ala filosovietica del partito socialista. La rigida organizzazione del partito gli assicurò una buona coordinazione interna e fu l’unico, durante il regime fascista, a continuare a stampare e distribuire (in clandestinità, ovviamente) le copie del giornale di partito: l’Unità. Le Brigate Garibaldi costituivano il 40% del totale delle forze di resistenza, si organizzavano in Gruppi di Azione Patriottica e si muovevano soprattutto nelle grandi città facendo operazioni di guerriglia urbana come sabotaggi, attentati dinamitardi, omicidi mirati di personalità politiche e militari nazi-fasciste.

Non sono esistiti solo partigiani appartenenti a questi tre gruppi: in realtà c’erano anche partigiani cattolici che rappresentavano circa il 10% del totale. Erano legati al partito della Democrazia Cristiana, anch’esso nato in clandestinità alla fine del 1942 e il cui rappresentante di spicco era Alcide De Gasperi. E’ un partito antifascista ma si rifà all’esperienza precedente del Partito Popolare Italiano, primo partito cattolico organizzato in italia. Ci sono anche formazioni partigiane del Partito Socialista Italiano le quali, per debolezza organizzativa, non rappresentano più del 5% del totale delle forze di resistenza: le cosiddette Brigate Matteotti.

Come avveniva la scelta tra una di queste fazioni? Alla base c’era la necessità di liberare l’Italia. A prescindere dal proprio credo politico ci si univa al gruppo più vicino geograficamente, magari per poi passare al gruppo più vicino al proprio colore politico. Non erano dei gruppi segreti nonostante fossero, ovviamente, considerati illegali dai neo-fascisti della Repubblica Sociale Italiana e dai nazisti. Chiunque fosse contro l’oppressione tedesca, o semplicemente contro l’amministrazione fascista, poteva benissimo fuggire in montagna ed unirsi ad uno di questi gruppi di resistenza.

Tessera di un partigiano iscritto al gruppo Giustizia e Libertà

Nonostante il proposito comune una scelta di campo era inevitabile: in gioco non c’era soltanto la propria sopravvivenza, ma una vera e propria idea del futuro dell’Italia! Riproporre un nuovo regime autoritario oppure scegliere di fondare la nuova Italia su valori come libertà e democrazia.

La Guerra di Liberazione è stata ANCHE una Guerra Civile. Espressione non usuale per descrivere la Resistenza, anzi, è da sempre il termine prediletto dalle formazioni neo-fasciste, anche odierne, così come il termine Resistenza è quello più amato dai partigiani per descrivere quei venti mesi di guerra in Italia.

Sfilata di sostenitori della Resistenza

Il termine Guerra Civile, riferito ai fatti accaduti tra l’8 Settembre del 1943 e l’Aprile-Maggio del 1945, è stato sdoganato nel 1991 dallo storico Claudio Pavone nel suo libro dal titolo “Una Guerra Civile: saggio storico sulla moralità nella resistenza. Civili italiani di entrambe le frange, armati o meno, si scontrano ma senza essere sullo stesso piano etico: nessuno può convincermi che gli ideali di democrazia e libertà fossero eticamente sullo stesso piano degli ideali razzisti, autoritari e genocidiali dell’altra parte. Proseguire nell’etica fascista o creare un’italia nuova: una lotta, a mio avviso, non equiparabile a livello etico.

Vorrei ricordare, inoltre, che il 25 Aprile del 1945 è solo una data elevata a simbolo: non è accaduto alcun evento rilevante ai fini storici. In realtà il nostro Paese ha conosciuto la fine della guerra in fasi diverse rispetto al luogo geografico di residenza: in Sicilia, ad esempio, qualsiasi intervento bellico è cessato il 17 Agosto del 1943, quando l’ultimo soldato tedesco-nazista o italiano-fascista lasciò l’isola. Le ostilità in Italia (bombardamenti, combattimenti, sparamenti) si concludono, di fatto, alle ore 14 del pomeriggio del 2 maggio 1945.

Due settimane nelle quali sono avvenuti fatti che sono ancora importanti per chi li ha vissuti, per chi li ha subiti e per chi ha ritenuto la Resistenza l’esperienza più grande della propria vita. Autori italiani come Calvino e Fenoglio ci raccontanto la loro esperienza come partigiani, scrittori della Resistenza, cronisti e liberi pensatori. Il primo, con il suo romazo d’esordio Il sentiero dei nidi di ragno, il secondo, con Una Questione Privata, Il Partigiano Johnnyhanno lasciato testimonianza di un periodo che ha molto in comune con la nostra attualità e che è nostro dovere, come cittadini italiani, conoscere.

Ora vi do, senza presunzione, un consiglio. Leggeteli. Leggeteli sul tram, in autobus, a piedi, ma soprattutto mentre scendete in piazza con le vostre bandiere a cantare a squarciagola “Bella Ciao”, in modo che quelle parole vi risuonino più forti nel petto.

Annunci

Dì la tua!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: