Sono stato al Festival del Giornalismo 2015

Volevi essere pagato
perchè avevi qualcosa da dire
adesso che ce l’hanno tutti
puoi stare zitto per favore
(La pista anarchica, Ministri)

Istanbul, 31 marzo 2015. Il magistrato turco Mehmet Selim Kiraz viene sequestrato da alcuni brigatisti marxisti-leninisti del DHKP/C. Viene assassinato qualche ora dopo.

Istanbul, 11 marzo 2014. Il quindicenne curdo Berkin Elvan, dopo 269 giorni di coma, spira all’ospedale di Istanbul. Era stato colpito alla testa da un candelotto della polizia nel giugno del 2013. Stava andando a comprare il pane, mentre divampava la protesta a Gezi Park.

Perugia, 15 aprile 2015. Entro all’Hotel Brufani. Sono ancora stanco del viaggio della sera prima, e del su e giù per la città, a cercare un bar dove vedere la partita di Champions. I posti sono pochi. Ginevra, che mi ospita, si siede qualche fila avanti a me. Io trovo posto a sedere vicino a una studentessa spagnola. Belle gambe. È maiorchina, è venuta apposta per il Festival. Perugia mi dà l’aria della città dove queste cose al volo possono riuscire.

twitter-data journalism-social mediaNiente, non riesco ad avere neanche il numero. La prima conferenza del Festival del Giornalismo è su Twitter. L’uccellino si è evoluto alla grande da quando un gruppo di studentelli turchi hanno cominciato a far casino a Gezi Park. L’assassinio di Kiraz è solo la punta dell’iceberg del malgoverno di Erdogan in Turchia. Il magistrato è morto perchè “colpevole” di non essere andato a fondo sulle indagini della morte del ragazzino Elvan. Che ci crediate o no, molto probabilmente tutti i casini di Gezi Park non avrebbero avuto la risonanza mondiale che hanno avuto, se tutti quei millenials anatolici non si fossero messi a twittare quello che le tv turche non dicevano.

Il giornalismo moderno, forse, è nato proprio lì e in quel periodo, in quell’annata di fuoco sullo stretto dei Dardanelli. Su Twitter nessuno ha la prerogativa delle news, tutti dicono la loro (il che implica anche il problema della veridicità delle fonti), e ciò toglie il monopolio a giornali e tv. Così il ruolo del giornalista “classico” viene eliminato. E, come nei più chiari esempi di darwinismo, bisogna cambiare per sopravvivere.

E così, i social media non devono essere nemici del giornalista del 2015, ma strumenti. Possono far capire che cosa vogliono gli utenti, il “Social Media Marketing delle News” serve proprio a proporre un modello di notiziabilità legato al click baiting, ma con un modello di valore, non di volume. In soldoni: anche se alla maggior parte della gente piacciono le tette e i culi, io, giornale web, non ti do tette e culi ma notizie di un certo livello, che portano comunque dei click.

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Un quadrato semiotico sull’Informazione, durante la Conferenza sul Social Media Marketing per le News, presieduta da Pierluca Santoro.

Solo un pazzo potrebbe trascurare la funzione pedagogica dei media (anche i social media, eh). Così abbiamo queste due forze: i media devono adattarsi alla preferenze dell’utente e devono venire incontro, ma l’utente si “abitua” anche al media, e se il media funge anche da insegnante, quest’ultimo ha anche una valenza pedagogica. Siamo all’alba di una nuova era. Il giornalismo per come lo intendevamo noi è morto. Punto.

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Ps: Purtroppo non ho potuto seguire tutto il festival, l’anno prossimo me lo faccio tutto e vi racconto, promesso.

Pps: La mia tesi di laurea all’Unibo parlava del ruolo di Twitter nei fatti di Gezi Park, e nell’ultimo giorno del festival, la prof relatrice della mia tesi teneva una conferenza al Festival. Se non sono congiunzioni astrali queste. Nonostante tutto io non sono però riuscito a congiungermi con la spagnola. Cazzo.

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