The long and winding road: il razzismo negli Stati Uniti

Almeno una volta all’anno esce un film di quelli belli carichi di significato, magari anche epico, che ci mostra la condizione degli afroamericani in America, soprattutto nel passato. Spesso sono storie di riscatto, quasi a dire che, se ce l’hanno fatta loro in tempi anche più difficili, ce la farai anche tu che sei un nero nel XXI secolo. Oppure sono storie tragiche, di chi ha lottato, ma non ce l’ha fatta; sono storie, queste, che sottintendono che grazie a loro anche tu, che sei un nero nel XXI secolo, avrai un futuro migliore. Sono insomma l’ennesimo atto di propaganda dell’”American Dream”, un disperato tentativo di presentare gli Stati Uniti come la nazione dove tutti possono guadagnare dignità, soldi, prestigio, potere e realizzare i propri sogni.

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Official_presidential_portraitL’ho definito “disperato” perché mi sembra fuori tempo massimo, anacronistico: è ormai sotto gli occhi di tutti il fatto che, se quel sogno c’è mai stato, ora sicuramente si è infranto. E, allora, Obama? E Oprah? E Kanye West? E Will Smith? Loro di sicuro ce l’hanno fatta. Loro sono la dimostrazione che la pelle di un altro colore, specialmente nera, non è più un ostacolo in America: si può lavorare, essere ricchi e famosi, persino diventare il presidente! Invece a me sembrano il tappeto sotto il quale si nasconde la spazzatura, la bella facciata da presentare al mondo, la dimostrazione di essere guariti da quella tremenda malattia chiamata razzismo. Presentando il lato “evoluto” della società americana non mostrano invece tutto quello che cova sotto: un misto di paura e insicurezze che sfocia spesso nella violenza.

L’ultimo caso è quello di Walter Scott. Fino al quattro aprile l’unico Walter Scott famoso era solo uno, lo scrittore scozzese vissuto a cavallo fra ‘700 e ‘800; da quella data, però, quel nome è balzato di nuovo sui giornali, e questa volta per fatti decisamente meno allegri. Walter Scott era un uomo di cinquant’anni di North Charleston, una cittadina del South Carolina, già arrestato per diversi piccoli reati. Quel giorno, mentre guidava la sua macchina, è stato fermato da un poliziotto ma si è dato alla fuga a piedi e, nonostante fosse disarmato, ha subito diversi colpi di pistola sparati dal poliziotto e, una volta a terra e sanguinante, è stato lasciato lì per molto tempo finché non è morto.

Police Officer Fatal Shooting

Il momento in cui il poliziotto Michael Slager spara a Walter Scott, ripreso con un telefono cellulare.

I fattori che hanno contribuito alla sua morte sono uguali a quelli che si trovano in fatti precedenti analoghi verificatisi in America recentemente: l’uomo era nero, abitante di una cittadina a maggioranza afroamericana ma con un corpo di polizia a maggioranza bianca. L’agente – bianco – che lo ha ucciso, Michael Slager, era stato già denunciato per abuso di potere. L’unica, piccola nota positiva a margine è che l’ossessione per le riprese e le fotografie col cellulare assume un ruolo decisivo in questa vicenda. Nel caso di Walter Scott sono infatti emersi due video che hanno ripreso l’accaduto e che contrastano con la testimonianza dell’agente, che afferma di aver agito per legittima difesa.

xenofobia-europaLa paura del diverso che, nota Bauman, nasce dalle insicurezze della società disgregata (paradossalmente più forte nelle società maggiormente civilizzate), fa sì che chi lo è, come in questo caso gli afroamericani, diventi il capro espiatorio verso il quale si concentrano tutti i mali ipotetici e la cui eliminazione è ritenuta l’unica soluzione per risolvere i problemi. Si determina così un’esplosione di violenza, soprattutto in situazioni instabili come quella di North Charleston o di altre cittadine.

È difficile pensare alla soluzione di un problema che tormenta gli Stati Uniti da ormai tre secoli. Problema il quale riguarda anche l’Europa, in quanto quello stesso odio che in America si riversa sugli afroamericani, nel nostro continente è riversato sugli immigrati. Una società più collettivista e meno individualista, come suggerisce di nuovo Bauman, potrebbe essere fonte di benefici, di maggiore stabilità e minori insicurezze.

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4 commenti
  1. orsolabontempi ha detto:

    Grazie per la segnalazione, sembra un film interessante, cercherò di recuperarlo al più presto!

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  2. Moctezuma ha detto:

    “America”, “americani”, “società americana”… quando capirete che America è un continente, e che la nazione che chiamate così ha per nome “Stati Uniti d’America”?? Questo “errore” o questa convenzione, non fa che svalutare le altre nazioni di America e distorcere la realtà politica e sociale di quel continente, dando tutta l’importanza agli “Stati Uniti d’America”!! America è un continente formato da 35 nazioni e gli Stati Uniti d’America ne sono una trentacinquesima parte, che per altro ne è poco rappresentativa culturalmente. “America non è per gli americani”!!

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