“Il nome Arabia Felix è frutto di un equivoco”: lo Yemen e la guerra civile

La guerra civile in Yemen non ha un inizio chiaro. In realtà il paese è in uno stato di guerra civile a bassa intensità dal VII secolo, ma da quel periodo non sono passati più di venticinque anni (una generazione) senza una guerra civile. Le ostilità attuali, tuttavia, risalgono alle rivoluzioni della “primavera araba” e sono inizialmente appoggiate da forze esterne che però non hanno dimostrato sufficiente prospettiva nella gestione di quanto è venuto dopo.

cartina_arabia_felixPrima del 1990 lo Yemen era diviso in Repubblica Araba dello Yemen (nel nord, governata dal dittatore Saleh) e in Repubblica Democratica Popolare dello Yemen (nel sud, governata da un regime di ispirazione marxista). A maggio di quell’anno si ebbe l’unificazione del paese, che però continuò a vedere diversi movimenti indipendentisti sorgere proprio nel sud del paese contro la dittatura di Saleh.

La “primavera araba” yemenita ebbe proprio il suo regime come bersaglio principale: tra la fine del 2011 e i primi mesi del 2012 Saleh lasciò parzialmente il potere ad Abdel Rabbo Mansur Hadi, eletto democraticamente, il quale cominciò a collaborare con gli Stati Uniti e il resto dei paesi arabi in ottica anti-qaedista (nel sud del paese) e anti-sciita (i ribelli Houthi nel nord, legati sia politicamente che religiosamente all’Iran). Il vecchio presidente, dal canto suo, divenne leader di un partito politico e mantenne una certa influenza specie sui funzionari del governo, oltre alla sua residenza nel vecchio palazzo presidenziale. Questo venne considerato da molti come un saggio compromesso per evitare lo scoppio di una guerra civile nel paese (cosa che è puntualmente avvenuta).

Yemen_Saleh_xin--400x300Fin da subito sono ricominciati gli scontri, e ora il paese si trova sostanzialmente spaccato in quattro: le (poche) forze del presidente Saleh, ciò che è rimasto dell’esercito del governo legittimista, Al Qaeda presente nel sud e alleata con diversi gruppi indipendentisti e i ribelli Houthi. Questi ultimi provengono dal nord del Paese, prendono il nome dal loro leader (Abdel Malek Al-Houthi) e appartengono alla tribù zaydita. Sono sciiti in un paese governato da sciiti ma con la popolazione a maggioranza sunnita: cercano di prendere le distanze dall’etichetta di combattenti religiosi e proclamano di lottare per la libertà e la sicurezza di tutti. In realtà sono legati all’Iran sciita ma soprattutto (e inaspettatamente) sono alleati del vecchio presidente Saleh, che li aveva perseguitati nella seconda metà dei primi anni Duemila, dimostrando una buona dose si realismo politico in quanto necessitano di una presenza autorevole al proprio fianco per imporsi sulla scena nazionale. Stanno avendo la meglio per quanto riguarda la situazione militare, sebbene abbiano subito danni a causa dei bombardamenti intrapresi dai sauditi e a causa dei quali l’Iran ha sollevato formali proteste all’indirizzo del governo di Riyad. Hanno conquistato Sanaa e Aden. Infine, hanno accusato più volte il nuovo presidente di aver creato un sistema volto ad anteporre i propri interessi a quelli del popolo.

Le forze lealiste erano strette d’assedio ad Aden: il presidente Hadi vi aveva spostato la capitale dopo la fuga da Sanaa, ma il precipitare della situazione ha fatto sì che egli si trovasse costretto a fuggire in Arabia Saudita. Ha dimostrato di non essere in grado di gestire le tensioni tribali all’interno del paese, e soprattutto di possedere scarso polso nel governare il paese. Ciò che rimane dell’esercito controlla pochi avamposti sparsi nel paese.

Ad est di Aden sono presenti le forze di AQAP (Al Qaeda in the Arabian Pensinsula, sezione qaedista della galassia sunnita salafita). La situazione attuale non sembra dare luogo a previsioni chiare: potrebbero scontrarsi con gli Houthi per minarne l’autorità. È importante considerare anche l’arrivo nel paese dell’Isis: in un paese governato dagli sciiti ma a maggioranza sunnita questo attore può avere enormi proseliti, sebbene fino ad ora si sia limitato a due autobombe esplose nel centro di Sanaa.

Mideast Yemen Al Qaida in YemenIn aggiunta a ciò, la situazione ha rivelato al mondo (sempre che ce ne fosse bisogno) la forza della Cina nell’Oceano Indiano: già alle primissime avvisaglie, diverse squadre navali hanno provveduto all’evacuazione completa dei lavoratori e del personale diplomatico presente nel paese. È un atto con cui la Cina “mostra i muscoli” e informa della propria capacità di dettare le regole nella regione.

Concludendo, indubbiamente lo Yemen rischia di diventare l’ennesima linea di frattura in Medio Oriente, separando Iran e Arabia saudita nonché sunniti e sciiti. Un passo decisivo verso una risoluzione diplomatica del problema deve essere compiuto in primis dagli Stati Uniti, magari coinvolgendo i contenziosi già aperti con l’Iran per quanto riguarda il nucleare. Altri possibili attori destinati a svolgere tale ruolo potrebbero essere l’Unione Europea o la Cina.

Annunci
2 commenti

Dì la tua!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: