L’Attentato del Bardo: minando una Democrazia, attaccando l’Occidente.

Il 18 Marzo 2015 un gruppo armato è penetrato all’interno del Museo nazionale del Bardo situato nell’omonima città ad ovest di Tunisi. Il gruppo ha preso in ostaggio alcuni turisti e ha aperto il fuoco, lasciando sul terreno 23 morti e 50 feriti circa. Fonti indipendenti hanno poi riferito che l’attentato è stato rivendicato dallo Stato Islamico.

attacco-tunisia-535x300Per quanto riguarda la dinamica, il gruppo armato era composto da cinque persone e, secondo alcune indagini, sembra che l’obiettivo originario dovesse essere l’adiacente Parlamento tunisino situato in quello che era il Palazzo del Bey di Tunisia: notato il vasto spiegamento di forze nei pressi del palazzo hanno ripiegato sul museo prendendo in ostaggio una parte dei visitatori, mentre il resto evacuava l’edificio anche grazie all’aiuto delle guide del museo. L’irruzione delle forze speciali tunisine ha provocato uno scontro a fuoco durante il quale alcuni turisti sono stati uccisi e altri feriti, mentre due terroristi sono rimasti sul terreno e gli altri tre sono riusciti a fuggire. Dopo le indagini, sono state arrestate venti persone considerate coinvolte a vario titolo nell’attacco: non solo il gruppo di fuoco, ma anche un gruppo deputato alla ricerca di informazioni, uno dedicato alla fornitura del materiale necessario e uno che doveva filmare il tutto e metterlo in rete.

tunisia_attentato_feritiR439_thumb400x275Come già anticipato in precedenza, la responsabilità dell’attacco è da attribuirsi al network formato dallo Stato Islamico, più specificatamente a Uqba Ibn Nafi, gruppo storicamente vicino ad al Qaeda ma che avrebbe seguito l’esempio di diversi altre organizzazioni passando sotto l’ombrello dell’Isis. Nato nel 2011, questo gruppo aveva come occupazione principale quella di reclutare nuovi jihadisti nella regione di Kasserine (Tunisia) da inviare nei campi di addestramento di AQIM (Al-Qaeda in Islamic Maghreb). All’inizio di quest’anno si è fuso con la locale Ansar al Sharia e, come detto, si è unita al network dello Stato Islamico.

TUNISIA-POLITICS-UNREST-ISLAMISTS-CONGRESS-POLICECi sono diversi motivi per giustificare la scelta della Tunisia come luogo per un attentato (e di un luogo a vocazione culturale frequentato da turisti occidentali). Una motivazione concerne il fatto che si tratta del Paese che ha risentito meno degli altri delle conseguenze della primavera araba e dove la transizione è avvenuta con minori difficoltà, senza contare la sua vicinanza al continente europeo (non solo geografica ma anche culturale). Il fatto che l’Isis si stia concentrando sulla Tunisia la dice lunga sulla volontà di colpire le democrazie della zona e farlo minando la loro immagine all’estero e la loro economia. Oltre a questo bisogna considerare la vicinanza alla Libia, con un probabile tentativo di destabilizzare l’attuale esecutivo: in tal senso quindi la Tunisia potrebbe doversi aspettare nuovi attentati nel medio e lungo periodo. Nel caso in cui l’Unione Europea non intervenisse in modo rapido ed efficace a sostegno del governo di Tunisi, questo rischia di perdere la sovranità sul sud del Paese e di assistere alla nascita di enclavi islamiche all’interno del proprio territorio.

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