Anche l’Isis cade a pezzi

È passato più di un anno dall’invasione dell’Iraq da parte dell’Isis, evento che ha portato sulla scena internazionale questa organizzazione estremista islamica. Sono ormai trascorsi dodici mesi e ora emergono diversi elementi che suggeriscono una crisi all’interno del movimento.

Il primo e più forte elemento di attrito consiste probabilmente nella spaccatura tra foreign fighters e miliziani residenti. Nella fattispecie, ai primi vengono riservate condizioni migliori rispetto ai secondi: sono pagati di più, vivono nei centri urbani (luoghi più sicuri in quanto le forze della coalizione bombardano con meno intensità a causa della presenza di civili) e hanno condizioni “più flessibili” rispetto agli autoctoni. La tensione tra le due componenti è giunta a livelli piuttosto alti: due settimane fa, ad esempio, un gruppo di stranieri ha dato vita ad uno scontro a fuoco dopo essersi riufiutato di eseguire l’ordine di un superiore kuwaitiano di andare a combattere al fronte. Un altro episodio, secondo fonti umanitarie, coinvolgerebbe un gruppo di asiatici giustiziato presso Tabqa (Siria), colpevole di avere tentato la diserzione.

Isis-Iraq

Un altro segnale negativo per la salute dell’Isis sembrerebbe il mancato mantenimento delle promesse fatte attraverso la propaganda: tale mancanza disillude ormai una quantità sempre maggiori di combattenti, il cui morale è provato dai bombardamenti e dalle incursioni della coalizione internazionale. Per contrastare i tentativi di diserzione lo Stato Islamico ha vietato a tutti i camion di trasportare persone senza autorizzazione. Si registra inoltre un aumento delle esecuzioni di jihadisti per spionaggio.

June 12 - Terrorists Stealing Control of IraqAppurata la crisi, l’Isis si trova di fronte ad un bivio: da un lato l’annientamento, con l’Iraq che riprenderebbe pieno possesso del proprio territorio e il conseguente danneggiamento delle operazioni in Siria, alla quale verrebbero a mancare le risorse economiche. L’Isis continuerebbe ad esistere come Stato ma ridotto territorialmente alla sua metà siriana, mentre la rete estera verrebbe probabilmente spazzata via. D’altro canto, l’alternativa sarebbe la rinuncia volontaria alla propria permanenza territoriale (che farebbe venir meno l’esistenza del califfato come istituzione) e le concentrazione dei propri sforzi sulla creazione di un network a livello internazionale simile ad Al-Qaeda: in parte questo è già avvenuto con il “giuramento di fedeltà” prestato dal gruppo nigeriano Boko Haram, con l’affiliazione di AQIM (Al-Qaeda In Maghreb) e con la creazione di una succursale del califfato a Derna, in Libia.

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