Medianeras: una storia di alienazione e finestre abusive

Medianeras è una pellicola del regista argentino Gustavo Taretto, realizzato nel 2011 ed arrivato nella sale italiane nel 2014. Dovuta premessa: non fatevi ingannare dal solito squallido adattamento italiano del titolo “Medianeras-Innamorarsi a Buenos Aires” o dal trailer, perché questa non è l’ennesima sciocca commedia “mordi e fuggi”. Invéro il lavoro di Taretto, valorizzato da una fotografia urbana e quasi documentaristica evocativa, è profondamente bilanciato tra il sorriso e la lacrima, e ne scaturisce nel complesso una fresca commedia agrodolce. Tenera e fortemente fiabesca, malinconica ma mai brutale.

medianerasI protagonisti sono Martin, affetto da varie fobie paralizzanti, tra le quali una spiccata sociofobia che lo fa vivere recluso nel suo appartamento da anni, e Mariana, ragazza diventata da poco single e persa in un mondo nel quale cerca disperatamente il suo posto. Webmaster lui e architetta riciclatasi come allestitrice di vetrine lei, le vite di Martin e Mariana scorrono parallele, lente e angustianti, legate da un sottile filo d’arianna fatto di alienazione e insoddisfazione esistenziale. Abitano entrambi a Buenos Aires, spersonalizzante città di tre milioni di abitanti, megalopoli dove i più vivono in appartamenti-cubicoli, abitazioni metafora di esistenze talvolta strette e ripiegate su loro stesse. Ed è proprio questa Buenos Aires caotica che si impone non come semplice set ma bensì come attore vero e proprio.

medianeras8In una città così densa, popolosa, è mai possibile sentirsi così soli? È da questa metafora tra l’architettura urbana e l’architettura dell’Individuo, sia socialmente che intimamente inteso, che si dipana l’intero film. Mentre le due esistenze traballanti e nervose scorrono routinarie, una ignara dell’altra, noi spettatori scopriamo che i due vivono l’uno nel palazzo di fronte all’altra. Divisi appunto da due medianeras, ossia i muri laterali degli edifici, quelli che “mostrano il degrado urbano”. Si incontrano ma non si scontrano i nostri due, e la storia prenderà una svolta solo quando entrambi decideranno di aprire una finestra, ognuno sulla propria medianera. Ed ecco arrivare, ancora una volta potente, la metafora architettura-individuo.

medianeras_Quella finestra abusiva non solo farà entrare della luce nei loro appartamenti-prigione, ma anche nelle loro vite. Vite stancamente trascinate, vite in stallo, così buie che a volte al buio ci si abitua, e a farci entrare della luce manco ci si prova, per paura che faccia male. Lo so, probabilmente adesso vi starete chiedendo “ma quindi alla fine Martin e Mariana si incontrano? Si innamorano?”. Beh, a voi scoprirlo. Anche perché, vi assicuro, la risposta non è ovvia come potrebbe sembrare.

Invitandovi, ovviamente, alla visione di questo bijoux, mi congedo citando una canzone scritta nel 1994 e brutalmente rappresentativa di un’era post-moderna che, sempre più spesso, ci spinge ad una quasi inconsapevole alienazione:

Guardate la folla e ditemi se
sono tutti circondati
ma nessuno è insieme agli altri
Se siete svegli guardatevi intorno
verso tutta la gente,
eppure siete così soli

Così soli, così soli.

Se posso vorrei dare un consiglio
senza che sembri una predica
od un discorso di principio,
fondetevi con le vostre menti
fondetevi tra di voi
non siate così circondati,
non siate così soli

Così soli, così soli
…così soli.  (So Alone, Smash, Offspring)

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