Nimrud: la storia riscritta a colpi di ruspa

Qualche giorno fa è arrivata la notizia, diffusa dal Ministero del Turismo e delle Antichità iracheno, della distruzione del sito archeologico di Nimrud, nei pressi di Mosul. Tale devastazione, compiuta a colpi di ruspe, è avvenuta ad opera dei miliziani dell’Isis, che ritenevano che i monumenti fossero un’offesa all’Islam. L’offensiva è stata preceduta da un video del ventisei febbraio, dove viene mostrata la distruzione del museo di Mosul, dove erano conservati altri pezzi di valore.

ISIS4La perdita è inestimabile: i reperti avevano un’origine antichissima. La città fu infatti fondata nella seconda metà del XIII secolo avanti Cristo e divenne poi capitale dell’impero assiro nel nono secolo avanti Cristo. Gli scavi, iniziati nella seconda metà dell’800, avevano portato alla luce il palazzo reale, numerose sculture e bassorilievi, e moltissimi gioielli e pietre preziose oggi conservati nel caveau della Banca centrale di Baghdad. Dietro alle ideologie fondamentaliste possiamo però scorgere anche scopi più pratici: si sospetta infatti che precedentemente o contemporaneamente alla distruzione sia avvenuto anche un feroce saccheggio dei reperti. Grazie alla vendita di questi sul mercato nero, l’organizzazione terroristica mirerebbe dunque a reperire fondi per finanziare le proprie attività.

isis-troopsIl danno è stato gravissimo sia in termini economici che artistici, ma è soprattutto il significato simbolico di questo gesto a colpire duro. Da qui risulta infatti evidente la volontà dei terroristi di cancellare un passato che, seppur glorioso, non risponde ai loro canoni, e di imporre una propria visione della storia, eliminando tutto ciò che può contraddirla. Se con gli ultimi, macabri video i militanti dell’Isis stanno mettendo in atto una strategia del terrore abbastanza innovativa, con questa mossa ricalcano invece le tristi orme di chi, prima di loro, ha cercato di imporre un’ideologia totalitaria, ed in alcuni casi, per un certo periodo di tempo, vi è anche riuscito. Vengono in mente, tra gli altri, il rogo dei libri imposto dai nazisti e i Monuments Men recentemente raccontati da Clooney al cinema, che invece cercavano di arginarne la furia.

È chiaro che un’ideologia definita totalitaria cerca di imporsi in ogni aspetto della nostra vita, di governarla in pieno, di controllarne anche il passato. Si dice, e penso sia vero, che la storia la scrivono i vincitori, ed è proprio il tentativo di proporsi come tali che muove i combattenti dell’Isis in questo momento. Cancellare il passato vuol dire anche privare un popolo di un’identità, rendendolo più facilmente governabile: la manipolazione delle masse è infatti un altro degli scopi di questo gruppo terroristico.

La distruzione del sito di Nimrud è stata anche l’ennesimo schiaffo all’Occidente. Il sito non ha sicuramente la popolarità di quelli egiziani, e probabilmente negli ultimi tempi era di difficile accessibilità ai turisti, ma è ancora una volta il suo valore simbolico ad essere importante. È stato solo grazie al contatto con le civiltà della Mesopotamia che è andata piano piano sviluppandosi quella che noi chiamiamo cultura occidentale. Colpire lì vuole dire non solo colpire una parte del passato iracheno, ma anche una parte del nostro.

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Mi permetto di concludere con un’amara riflessione. Ciò che è avvenuto in Iraq è stato giustamente definito dalla direttrice dell’Unesco un crimine di guerra. Pensiamo però un momento a tutta quella parte del patrimonio artistico italiano che viene lasciata morire pezzo a pezzo per incuria o menefreghismo, ad esempio Pompei. Certamente non la stiamo distruggendo con le nostre mani, ma in un certo senso, anche in questo caso, stiamo perdendo una parte della nostra storia. Oltre ad un tentativo di arginare la deriva terroristica, servirebbe un esame di coscienza.

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