La festa della gogna

Cari lettori e lettrici, quello che state per leggere è l’ennesimo articolo sulla Festa della Donna. Evviva! Non state più nella pelle (oppure, semplicemente, non state più davanti allo schermo del vostro computer). Mentre triturate qualche mimosa già moscia coi denti, lasciate che qualche gran simpaticona come me vi prenda per mano, tra gli effluvi postumi ai baccanali della sera precedente, e vi mostri un po’ di nefandezze (in particolare dal web) legate a questa festa.

Qualsiasi persona voi conosciate nel raggio di cinquanta km avrà scritto almeno uno stato su Facebook, pubblicato un link, un’immagine o una pirla di saggezza (no, non si tratta di un errore di battitura) relativa alla Festa della Donna, cuccandosi in media quattrocentosettantaquattro “mi piace” anche solo per aver scritto “auguri a tt le donne xD” e altri versi di evidente ispirazione dantesca. La mia non è, ovviamente, invidia per l’alto numero di “mi piace”, anche perché, appena dopo aver letto cose di questo genere, mi trovate, solitamente, piuttosto impegnata ad adottare tutte le povere vocali rimaste orfane a causa del “linguaggio SMS”.

0bmzddIl nostro bestiario, però, ovviamente continua, e si digievolve in una carrellata di stati un po’ più selettivi: quelli che contengono sì gli auguri, ma diretti solo alle “vere” donne. Ora, trascendendo il fatto che spesso gli italiani siano così informati da confondere i transgender con i Transformers, e che quindi questo fenomeno non possa essere spiegabile con la volontà di escludere i primi dall’ammucchiata augurale, soffermiamoci su alcune ipotesi riguardanti l’identità delle eventuali “false” donne:
Uomini con i capelli molto lunghi (quelli che li vedi da dietro e gli appioppi un sobrio e clamoroso fischio, per poi costringerli a girarsi e rivelarti una barba degna dei protagonisti di Vikings);
Le figuranti dei cartelloni pubblicitari (perché hai tentato un approccio anche con loro, caro lettore, e inizialmente speravi che il loro mutismo fosse un segno di sottomissione);
Carla Gozzi (perché indossa i tacchi su pavimentazioni fatte di pietroni misti a mine antiuomo e calze impalpabili persino nella steppa siberiana, quindi si tratta evidentemente di un androide alieno venuto a conquistare il mondo);
Ranma.

Escludendo, dunque, i soggetti sopra elencati, le restanti “vere” donne riceveranno sinceri e cari auguri. Ma c’è anche chi, abituato da anni a scrivere solo la lista della spesa e “scemo chi legge” su qualche numero dellEnigmistica dimenticato in bagno da secoli, si lancia con sommo gaudio in un barbaro elenco di caratteristiche che la “vera” donna dovrebbe possedere, se non vuole essere considerata soltanto una “femmina“: dignità, pudore, spirito di sacrificio, istinto materno, dolcezza, grazia… Sembrerà strano, ma due braccia, due gambe e un cervello non sono caratteristiche solitamente associate alle “vere” donne.

8 MARZO 2010 - FESTA DELLA DONNA

Seguono poi stati secondo i quali la Festa della Donna dovrebbe essere ogni giorno: un pensiero esemplare, salvo il suo essere solitamente espresso da improbabili maniaci e bavosi voyeur convinti che la Festa della Donna sia una specie di apertura della stagione di caccia.

soccer-feautreDulcis in fundo, non possiamo assolutamente dimenticare i reazionari alla Festa della Donna, quelli che puntualmente ci puntellano l’esistenza di stati contro le “femmine che vanno a fare le z… nei locali perché è la loro festa”. Disquisiamone. La “femmina” media, in questa passata domenica 8 Marzo, avrà nel migliore dei casi lavorato, studiato, o passato la giornata ai fornelli mentre il suo uomo in canottiera sudicia da Oronzo, mutande e calzini bianchi anticoncezionali (ormai li distribuiscono direttamente in farmacia) avrà vegetato sdraiato sul divano in compagnia di ettolitri di birra, guardando repliche calcistiche incantato come se stesse guardando il samizdat di Infinite Jest, e il suo spirito di ambasciatore della gender equality si sarà articolato tutto in una frase: “Oh amò, auguri per oggi! Ma dato che è festa, perché non fai ‘na bella torta?” (il punto interrogativo a fine frase è sostituibile a piacimento con un clamoroso rutto degno di Otorina l’Obice). Dopo una così gaudente giornata, la nostra femmina sarà di certo intenzionata a sculettare come una Salomé postmoderna sui cubi pericolanti di qualche locale trash, consumando così, nella sua ingordigia di attenzioni, le stesse calorie di quattro lezioni di Zumba.

Noi, però, sappiamo che non può essere andata così, perché la nostra femmina, in realtà, si è diretta con le amiche in quel locale dove fanno cibo sano (lasciando a casa le arterie per evitare eventuali esplosioni) e insieme si sono mangiate la pasta alla carbonara, un paio di allevamenti di polli, la pizza con la Nutella, il tavolino, due sedie e qualche cameriere innocenti, rimpiangendo i bei tempi in cui pensavano che 9 Settimane e Mezzo fosse un sogno realizzabile.

Riflettendo un po’ su quanto sopra, forse questa Festa della Donna andrebbe rinominata come Festa in cui si Parla della Donna e la si Giudica per quello che Fa, Non Fa e Sta Evidentemente Pensando di Fare (roba alla Minority Report) perché di questo si tratta, in fondo: opinioni opinabili mal espresse e non richieste, mimose già marce, tarallucci e vino in compagnia. E potremmo anche pensare di riscrivere il vero e proprio inno di questa giornata, facendolo diventare Quello che le persone non dicono: tutte le belle e costruttive affermazioni che non sentiremo mai a proposito della Festa delle Donne, e delle donne in generale. Champagne?

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