Ippopotami volanti: l’Operazione Entebbe

Il 1979 è un anno importante per la storia delle dittature: in alcuni paesi salgono al potere nuovi regimi, come in Iran, dove ha luogo la rivoluzione che porta al potere l’ayatollah Khomeini e detronizza lo Shah Reza Pahlavi. In altri Paesi ancora, a dittatura si sostituisce altra dittatura, per esempio l’esercito vietnamita che, invadendo la Cambogia, rimpiazza Pol Pot con un governo comunista fantoccio di Mosca. In altri paesi ancora, come il Nicaragua, le dittature vengono abbattute come succede con il regime di Somoza. Quest’ultimo è anche il caso dell’Uganda, che vede cadere il regime di Idi Amin Dada e l’inizio di un’esperienza democratica di breve durata.

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Come sempre quando una dittatura cade, insieme a molti altri segreti riemergono le ossa. Insieme alle ossa degli oppositori politici riemergono anche quelle di Dora Bloch, cittadina anglo-israeliana uccisa (come rivelato quasi un decennio più tardi dall’ex ministro Henry Kyemba) all’età di 75 anni da due ufficiali ugandesi dell’esercito di Amin su ordine del generale stesso.

Tre anni prima della caduta della dittatura, due militanti del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e due appartenenti alle Cellule Rivoluzionarie (uno dei gruppi terroristici filocomunisti allora presenti in Germania, il più famoso dei quali era la Banda Baader-Meinhof) si trovano a bordo di un volo Air France proveniente da Tel Aviv e diretto a Parigi con scalo ad Atene. Dopo lo scalo, i terroristi prendono il controllo dell’aereo e lo dirottano su Bengasi, dove rimangono per il rifornimento per sette ore, al termine delle quali liberano un ostaggio. L’aereo prosegue il suo volo per arrivare infine a Kampala, accolto dal simpatizzante Idi Amin.

route-entebbe-rescue-forceI rapporti tra il generale e lo stato ebraico sono sempre stati discreti: in fin dei conti è anche grazie al supporto di Israele che egli è riuscito a prendere il potere nel 1971. Le relazioni si intorbidiscono quando il governo di Tel Aviv si rifiuta di vendergli ulteriori armi, soprattutto i velivoli ritenuti il punto forte della propria tattica militare. Il rifiuto lo obbliga a passare sotto la protezione di Mosca, la quale vendette immediatamente a Kampala diversi MiG-17, creandosi così un nuovo alleato in Africa, mentre Israele si crea così un nuovo nemico, l’ennesimo.

Dal canto suo, Israele non resta a guardare: scatta la pianificazione dell’intervento per liberare gli ostaggi. Presso il Mossad (l’agenzia d’intelligence civile israeliana) vengono immediatamente recapitati i progetti dell’aeroporto internazionale di Entebbe, costruito da un’azienda israeliana. La task force allestita per l’occasione è composta da diversi jet da combattimento con il compito di scortare gli aerei cargo, gli Hercules C-130 detti “ippopotami”. Oltre ai piloti sono presenti anche diversi reparti speciali dell’esercito, i Sayeret Matkal. Il gruppo si alza in volo da Sharm-El-Sheik e vola a quote inferiori ai trenta metri lungo tutto il Mar Rosso per evitare i radar dell’Arabia Saudita, dell’Egitto e del Sudan. Oltrepassata Gibuti, gli aerei virano verso l’Ogaden per entrare in spazio aereo dapprima Kenyota e poi Ugandese. La task force sorvola il lago Vittoria per atterrare a Kampala alle ore 23:00 locali del 4 giugno, con i portelli di carico già abbassati.

carDalle pance degli “ippopotami” escono una Mercedes nera (originariamente bianca e appartenente ad un civile israeliano) con bandiere ugandesi e due Land Rover al seguito, con il compito di simulare la visita dello stesso Idi Amin. Dopo aver freddato due guardie i militari, entrano nel terminal uccidendo anche un ostaggio, che non ha compreso gli avvertimenti diramati in ebraico, e tre terroristi. Gli ostaggi cominciano l’imbarco sugli Hercules mentre i soldati ugandesi appostati nella torre di controllo stanno ingaggiando un conflitto a fuoco che lascia sul terreno due ostaggi e Yonatan Netanyahu, il fratello dell’attuale leader del Likud. Per impedire il tentativo di inseguimento, una seconda squadra di incursori distrugge i MiG presenti sulla pista.

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Il bilancio finale conta cinque feriti e un morto tra i soldati israeliani, tre ostaggi morti oltre a Dora Bloch, presa dalla stanza d’ospedale in cui era stata portata per un malore ed uccisa fuori Kampala. Per gli Ugandesi non esistono cifre chiare ma si stimano cinquanta morti e undici aerei distrutti. L’operazione Entebbe è ad oggi ricordata come un assoluto capolavoro negli interventi di questo tipo.

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