La vie en rose

Voi, donne, sappiate che correva l’anno 1977 quando queste parole vennero pronunciate: “Si può dire che oggi iniziamo ad esistere, che il cordone ombelicale è stato tagliato.”

Voi, donne, che venite messe sullo stesso piano di una partita di calcio.
Voi, che siete vittime del proverbio “donna al volante, pericolo costante”,
solo perchè da due generazioni l’universo femminile siede dalla parte del conducente.
Voi che quando partite vi portate dietro la casa, “perchè non si sa mai
Voi che dopo 8 ore di lavoro avete ancora la forza di preparare la cena e fare le faccende.
Voi che piangete sul cuscino, per poi sorridere subito ai vostri figli,
che vi chiedono “Mamma che cos’hai?”
Voi che una volta eravate gli angeli del focolare e oggi riempite il frigo di surgelati.
Voi che rinunciate all’essere madri per vedere la vostra carriera fiorire,
quando voi, invece, appassite dentro.
Voi che indossate minigonne e calze a rete, come foste leoni nella stagione della caccia.
Voi che camminate goffamente sui tacchi, come foste elefanti sul filo.
Voi che scuotete la testa quando vedete passare una donna col velo e non vi rendete conto
che le vostre nonne facevano lo stesso, portando il fazzoletto.
Voi che andate in palestra per eliminare i chili di troppo…
e non vedete le vostre figlie “annullarsi” davanti a voi.
Voi che fin da piccole siete state abituate a giocare con decine di bambolotti,
per farvi capire quale sarebbe stato il vostro mestiere, come fecero con la Monaca di Monza.
Voi che accettate fiori dall’ uomo che si ricorda una volta
all’anno della vostra esistenza, come foste un altarino.
Voi che venite abbandonate ancora incinte, perchè avete deciso di “dire si alla vita”.
Voi che siete frustrate e vi rifugiate dallo psicanalista.
Voi che insegnate ai vostri figli che le donne non si picchiano neanche con un fiore.
Voi che vi contate le rughe, invece di godervi i ricordi.
Voi che lasciate che vi si rivolga con il pronome personale maschile “gli”, che voi stesse usate.
Tanto era già stato fatto per voi, a partire dagli anni 60,
ma tanto può ancora essere fatto per lasciar vivere ed esprimere il vostro essere donne.
E quale miglior modo, se non quello di avere una bambina, per trasmettere questa consapevolezza, per aumentare la vostra dignità, per poter essere fiere della vostra persona?
Allora non più “auguri e figli maschi” ma: “speriamo che sia femmina”.

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