Quando il punk-rock si fece femminismo

Sul finire degli anni 80 Ian MacKaye e la sua cricca DIY sciolgono i Minor Threat, mentre gli Embrace introducono un processo di progressiva “de-machizzazione” del punk grazie a musiche più lente e testi più profondi. Il punk hardcore stava diventando emo, ma questa è un’altra storia (che vi raccontiamo qui). Finalmente qualcuno si stava guardando attorno e si domandava: “ma dove c###o sono le donne?”

Ebbene sì, caro il mio skin, hai pogato per un decennio su corpi di maschi sudati e a torso nudo. La verità, che nessuno vuole dirvi, è che se eri nel giro dell’hc punk anni 80, soprattutto nel primo quinquennio, di solito le ragazze le vedevi solo in tv (tradotto “non si scopava”). E poi la scena punk, come quella rock in generale, era abbastanza misogina: gruppi femminili e (soprattutto) femministi erano malvisti, motivo per il quale erano ghettizzati.

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Dicevamo del punk, il quale rallenta e diventa emo, aprendo così qualche spiraglio. Tuttavia, la vera pietra miliare del punk femminista viene portata in scena dai Mecca Normal, duo canadese che alla metà degli 80’s, tramite le liriche anti-maschilismo della frontwoman Jean Smith, danno vita ad un universo intero. Già, perché magari qualche decennio prima c’erano state Siouxsie Sioux, Patti Smith, Joan Jett e Lydia Lunch. Casi isolati, oasi nel deserto, fuochi fatui senza contesto.

Adesso, negli anni 90,  il contesto c’è eccome, perché nel frattempo è arrivata “la terza ondata del femminismo”. Il termine, coniato dalla scrittrice americana Rebecca Walker, si rifà alle prime due ondate di femminismo (la prima nel XIX° secolo, la seconda negli anni 60 del ‘900). Ora le femministe focalizzano i loro obiettivi nell’abolizione degli stereotipi di genere e nell’innovativa queer theory, che getterà le basi sulla teoria del gender.

In questo brulicare di cultura e controcultura, quale città meglio di Seattle poteva fare esplodere la bomba? E infatti, di lì a poco esce la fanzine “Riot Grrrl”, che darà vita e nome all’intero movimento musicale. Temi trattati? Stupro, abusi domestici, sessualità, patriarcato, razzismo e sessismo. Niente male per delle ragazze che, secondo le aspettative dei loro genitori, sarebbero dovute restare a casa a sfornare nipotini. Alla guida della rivista ci sono Kathleen Hanna e Tobi Vail, delle Bikini Kill, e Molli Neuman ed Allison Wolfe, delle Bratmobile, le due band-totem del movimento.riot-grrrl

Nel 1991, Katheleen Hanna, ex stripper ed attivista per i diritti civili, guida il corteo femminista contro la Christian Coalition e contro le leggi anti-aborto. Prendono parte alla manifestazione band leggendarie del genere, come L7 e 7 Year Bitch. È la prima volta in cui le Riot Grrrls salgono alla ribalta nazionale. Nell’agosto di quella stessa estate, all’International Pop Underground Convention (IPU) di Olympia, le Riot Grrrls si esibiscono insieme agli interpreti della nascente scena grunge. In un certo senso il movimento Riot Grrrl, facendo questo, si distacca dal vecchio punk hardcore e si inserisce in un contesto che meglio gli si addice: il nuovo sound di Seattle, distorto e trasandato. Al live partecipano anche le Hole e, narra la leggenda, la loro frontwoman, Courtney Love, avrebbe conosciuto Kurt Cobain proprio in quella calda sera sulle coste del Pacifico.

Riot-grrrls-Tuesdays1Il fenomeno “fem-punk” esplode anche a livello mainstream. I media faranno fatica a digerire ed interpretare correttamente il messaggio delle Grrrls. Proprio per questa incapacità dei media, a metà degli anni 90, le Girrrls saranno rimpiazzate dal “girl power” delle nascenti Spice Girls, ormai proiettate in una dimensione prettamente commerciale, senza alcuna velleità eversiva.

Un peccato, non solo a livello culturale, ma anche e soprattutto per le musiche e i  testi, che perdono molto in qualità. La moglie di Beckham o quelle che se Beckham lo avessero beccato lo avrebbero probabilmente riempito di insulti?

E voi da che parte state? Io un’idea ce l’avrei.

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