Intervista agli SDV: musica e voglia di emergere

Sono qua con Mario Inghes e Caterina D’Antone, rispettivamente chitarrista-producer il primo e voce degli SDV la seconda. Abbiamo ascoltato in anteprima il videoclip Escort, che preannuncia l’uscita dell’album dal titolo previsto “Spazio delle varianti”, che appunto prende il nome da quello della band.

1902898_913437765363889_4317481824488282489_nBuon pomeriggio ad entrambi, innanzitutto presentatevi e ditemi qualcosa di voi.
Caterina: ciao, io benchè “sicula”, abitavo a Parma da quando avevo 11 anni, il mio compagno doveva trasferirsi per un anno in Sardegna per lavoro, così mi licenziai e lo seguì, quindi diciamo che sono un pò… cittadina del mondo. Io e Mario ci siamo incontrati grazie a VillaggioMusicale (motore di ricerca per mettere in contatto musicisti, n.d.a.), nel 2012, il mio annuncio era oltrettutto scaduto, ed io cercavo qualcuno con cui cantare durante la mia permanenza sarda.

Artisticamente come nascete, e come vi siete evoluti negli anni?
Mario: inizio a suonare il basso a sei anni, circa. Il mio sogno era suonare la chitarra perché era un grande fan di Brian May e ad una cosa che si chiama “brighton rock solo”. Mio padre aveva un basso scassato e in casa quello era l’oggetto che più somigliava a una chitarra, così mi ci avvicinai. Qualche anno più tardi arrivò la prima chitarra elettrica, era rossa, non come la red special di Brian May ma andava bene lo stesso. Più avanti ho militato in vari gruppi di zona (Sarrabus, Sardegna, n.d.a.) fino al 2006, quando ho avuto un incidente in moto che mi ha compromesso l’uso della mano sinistra, e così dovetti ricominciare tutto da capo. Questa cosa mi costrinse a trovare un modo di suonare diverso, perché non potevo più usare l’anulare, e tempo dopo mi sono accorto che da un’apparente sfortuna stava nascendo uno stile, e capii anche che stavo sviluppando una sensibilità differente da quella che conoscevo. Fu lì che davvero desiderai di fare pezzi miei, così ho iniziato a comporre musica nella mia stanza, e quando fui pronto registrai qualcosa alla buona e mi proposi.

Tu invece Caterina, come sei approdata al mondo della musica, quale il tuo percorso?
Caterina: per quanto mi riguarda sono sempre stata, sin da piccola, in camera mia a cantare fino a portare all’esaurimento nervoso la mia famiglia, diciamo che non ho uno stile “sussurrato”. Soprattutto dopo il trasferimento da Trapani a Parma: mi trovai improvvisamente sola, poiché i miei lavoravano e tornavano a casa nel tardo pomeriggio, così mi feci compagnia con la musica, e devo dire che non ho sofferto la solitudine! In quel periodo disegnavo molto, cantavo a squarciagola e non avevo internet, né il computer, nè c’erano i telefoni cellulari. Però c’era la radio, il mio caro e vecchio stereo. Stavo sempre sulle stazioni a captare la canzone che mi piaceva e con essa gli artisti pop e la musica più in voga del momento. Sempre pronta a premere su rec e fissare il momento magico su cassetta. Adesso la comodità è migliorata, devo ammetterlo.

Bene, e adesso arriviamo all’incontro. Caterina e Mario, dopo l’incontro virtuale su Villaggio Musicale com’è com’è nata la collaborazione?
Mario: in quel periodo Cate si trovava a Tortolì, e io a Muravera, ci siamo inizialmente fatti due chiacchiere in chat, mi mandò delle bozze di voce registrate col cellulare sulle basi che le mandai io, poi ci siamo incontrati a Tertenia che è a metà strada. Capimmo subito che si poteva fare così, e da allora ci incontrammo sempre da lei a Tortolì: portavo la mia roba in macchina, mixer, mic, Mac, e le cuffie, che erano delle cuffie della Beenetton, quelle rosa. Lavorammo così al primo brano, che si chiamava Emicranie di realtà poi divenuto Emicranie. Un pezzo alla volta siamo arrivati a dieci, e nel novembre 2013 li abbiamo caricati su iTunes. Nel novembre del 2014 c’è stato un incontro con una casa discografica…
Caterina: …con la quale firmammo un contratto. Questa collaborazione però non è durata a lungo, causa incomprensioni tra noi e il discografico. Nonostante l’importante investimento in danaro decidemmo di mollare tutto e ripartire da noi, con il nostro modo di operare e di pensare.

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Quindi dal semplice duo come siete arrivati agli SDV di adesso, che comprendono anche Ylenia al basso e Michael alla batteria?
Mario: non appena ci sentimmo pronti a condividere questo progetto col mondo cambiarono un sacco di cose, tra cui il modo di vedere esso stesso. Questo è un progetto a distanza, perciò non segue i canoni convenzionali dei gruppi che possono ritrovarsi ogni giorno in saletta, avendo poche occasioni d’incontro dobbiamo essere fortemente concentrati e focalizzati per usarle al meglio. Io mi sono sempre occupato di tutta la parte musicale, la batteria la facevo con il computer, e Cate si occupava di tutti i testi e le parti vocali. Ma non bastava più, occorrevano più persone, persone giuste con l’energia giusta. Questa fu un’esigenza soprattutto mia: non potevo continuare a spartire la mia energia in quattro strumenti se volevo che la sezione ritmica fosse veramente potente. Così ci mettemmo alla ricerca degli strumentisti giusti. Michael, è un mostro di tecnica, nonché un turnista e batterista di vari gruppi. Riguardo Yle, le sue radici sono funky, ma ha un’apertura davvero fuori dal comune e un bagaglio tecnico impressionante. Per avere solo diciotto anni ha un tocco preciso, deciso e potente, e capimmo subito che era la persona giusta.
Caterina: sono entrambi musicisti tecnicamente preparati e molto potenti, la scelta di cercarli in Sardegna è dovuta ad una comodità logistica per la composizione e per le eventuali prove.

E così avete assestato la formazione finale. Da qua a realizzare il primo singolo Escort il passo è stato breve. Ditemi un po’ com’è avvenuto il processo creativo, avete seguito l’etica del DIY (“do it yourself” ossia autoproduzione, n.d.a.) e Mario stesso si è occupato della produzione, se non erro.
Mario: sì, sono il produttore di questo progetto, ma le decisioni le prendiamo assieme. Mi piace che i musicisti con cui lavoro si muovano in piena libertà. A dire il vero però, per adesso, non è una formazione ufficiale. Lo diventerà, spero, con la finalizzazione del disco. Riguardo il DIY si, è un’etica tradizionalmente appartenente punk, ma credo che il punk sia principalmente un modo di essere e di pensare che ti porti dentro, a prescindere da ciò che fai. Una sorta di libertà e rifiuto degli stereotipi secondo cui sia negato ai ragazzi anche soltanto ambire di farcela, SDV sta infatti per Spazio delle Varianti, ed è un omaggio a Vadim Zeland, che ci ha sempre ispirati verso questa via. Il singolo Escort ha impiegato alcuni mesi per uscire ed ha subito un sacco di trasformazioni.
Caterina: si, questa canzone ha attraversato diversi cambiamenti, ha avuto almeno tre identità differenti. Musica e testo si sono “palesati” solo da un paio di mesi, dopo che abbiamo iniziato a collaborare con Michael e Ylenia, e dopo che abbiamo finalizzato le intenzioni e concentrato le nostre energie. Una volta arrangiata la canzone, ci siamo trovati per la registrazione del video, sempre secondo l’etica del DIY.

Da questo lavoro, e chi suona sa quanto sia faticoso il processo creativo, è uscito appunto Escort, il video nonchè singolo che precede l’uscita dell’album. Quello che ho potuto sentire io rispetto ai vostri precedenti lavori è che, oltre alla cura degli arrangiamenti, le sonorità siano più robuste, quella che esce fuori è “una forza maggiore”. Dalle altre canzoni dell’album invece cosa dobbiamo aspettarci?
Caterina: è avvenuto tutto in breve tempo, tutti e quattro ci siamo dedicati ininterrottamente a questo progetto e ogni ostacolo apparente si dissolveva, giorno dopo giorno.
Mario: dopo la brutta botta dell’esperienza con la label abbiamo deciso di divulgare i pezzi gratuitamente su Soundcloud (sito web che rende possibile la distribuzione musicale, n.d.a.), ma con la riserva di riarrangiarle nuovamente e produrre un disco, intendo uno fisico, non digitale.

Nell’era digitale, ed anche grazie ai social, le piccole band, se valide, hanno maggiori opportunità di farsi conoscere, e questa è indubbiamente una cosa positiva. Oltre alla realizzazione del disco quali sono i vostri progetti per il futuro prossimo?
Mario: arriveremo a San Siro!
Caterina: prevediamo numerosi concerti, è per questo che adesso ci dedichiamo completamente all’album, di cui abbiamo mostrato a voi in anteprima Escort.

Io ed MdC allora vi facciamo i migliori auguri per tutto, l’intervista è conclusa, e speriamo di aggiornarci un giorno con delle belle news!
Mario: yeah!
Caterina: ok! Grazie mille, è stato molto divertente chiacchierare con te!


Qua potete contattare gli SDV alla loro pagina fbook

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