La bestemmia e quel bisogno tutto umano di Dio

Sono passati ormai tre anni dalla morte di Germano Mosconi, venuto a mancare il 1º marzo del 2012. Germano, giornalista sportivo nonchè caporedattore e conduttore del tg di Telenuovo, diventò famoso, paradossalmente, non tanto per i suoi meriti giornalistici quanto per la notorietà che ottenne grazie ai suoi fuori onda. Fuori onda, pubblicati su YouTube, nei quali egli trasgrediva copiosamente il secondo comandamento e “pronunciava il nome di Dio invano”, per usare un eufemismo. A tal proposito credo sia molto interessante la dichiarazione di Lorenzo Roata, suo collaboratore:

Il giornalista (Germano Mosconi, n.d.r.), paradossalmente, era conosciuto per l’eleganza e la pacatezza davanti alle telecamere. Lorenzo Roata, giornalista di Rai Sport ed ex collega di Mosconi a Telenuovo, riassunse così la vicenda:

« Lo hanno messo alla berlina […]. Per farlo arrabbiare i tecnici gli organizzavano un sacco di scherzi […]. Montate in quel modo, sembrano le immagini di un uomo che ha passato la vita ad imprecare » Fonte: Wikipedia

484687_10151271005827101_1574187749_n1Che Mosconi non passasse la sua vita a bestemmiare pare ovvio. Ma diciamo che, da ciò che si evince dai video, è che neanche si tirasse indietro quando sentiva fosse il caso di citare il Divino o suoi affini. Quello che io mi sono spesso chiesto è “perchè si stigmatizza tanto la bestemmia?”. Se la preghiera è un modo per mettersi in contatto con Dio, per comunicargli i propri intimi bisogni o semplicemente la propria devozione, perchè mai la bestemmia non può essere vista anch’essa come un modo per relazionarsi al Divino, magari con rabbia e disappunto, ma pur sempre in cerca di un feedback? Se il bimbo in cerca di attenzioni piange, perchè mai l’individuo adulto non dovrebbe avere diritto ad esprimere questo bisogno mancato di attenzioni tramite il nominare, con ira anche, il Divino?

In Italia, per motivi culturali che mi paiono abbastanza chiari, la bestemmia è fortemente radicata nella cultura popolare. Per quanto sia illegale:

«Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità è punito con la sanzione amministrativa da lire centomila a seicentomila». (Comma primo, come modificato dal Decreto Legislativo n. 507 (1999, versione vigente)

Regioni come la Lombardia, il Friuli, il Veneto e la Toscana ne sono esempi lampanti. Quest’ultima, la Toscana, ha addirittura elevato la blasfemia a quasi genere letterario, impegnandosi nella realizzazione di bestemmie composite e caratterizzate da forte spirito creativo. Sempre in relazione alla bestemmia nella cultura italiana eccovi un sonetto del poeta romano Giuseppe Gioacchino Belli (Roma, 1791-1863):

Sonetto 647. L’imprecazione
Non lo sai che cos’è un’imprecazione?
è peggio assai d’una bestemmia.
Perché questa il Signore non la considera
neanche una buccia di melone:
eppoi, beato lui, sta tanto in alto
che non gli arriva a un pelo di coglione.

Ricordo che una volta suonai con un ragazzo del Minnesota, in Italia per breve periodo, il quale si rammaricava per l’assenza nella lingua inglese di “bestemmie vere”, mostrando parimenti grande curiosità e voglia di imparare quelle in italiano, traslandole poi nella propria lingua. Pura goliardia o sintomo di una carenza culturale-linguistica? Fatto sta che negli U.S.A. le bestemmie si limitano generalmente a Goddam, Holy Shit et similia. Ma, tornando a noi, ecco un esempio letterario e musicale nel quale Faber ci mostra come nominare il nome di Dio sia un modo per invocare, con forza, il suo aiuto:

Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano.
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:
ma forse era stanco, forse troppo occupato,
e non ascoltò il mio dolore.
(da Il Testamento di Tito, Fabrizio De Andrè)

Dopo questo brevissimo excursus arrivo a concludere il mio pensiero. È palese che la blasfemia di Charlie Hebdo, ad alto valore culturale, non può essere paragonata a quella di un adolescente che la pratica per puro sprito d’imitazione. Generalizzare è sempre sbagliato ed appiattisce il discorso. Quello che ci terrei a precisare è che la bestemmia, piaccia o non piaccia, legale o illegale che sia, è parte integrante della nostra cultura. E la cultura si sa, ha bisogno dell’oro come della merda. Negarne l’importanza culturale è semplice ipocrisia o mero bigottismo.

Oltretutto, dalla mia esperienza di Vita posso confermare che il periodo in cui ho bestemmiato era contraddistinto da una forte irrequietezza interna, un bisogno difficilmente colmabile di “altro”. Quando ho cessato la pratica linguistica della blasfemia è stato perchè ho definitivamente chiuso ogni mia relazione con Lui. “La questione Dio, semplicemente, non mi interessa”, ho pensato ad un punto della mia Vita.

1826052

E allora, a Dio, ammessa la sua esistenza, ad esempio in un ipotetico ambito laico e panteistico, cosa rattristerebbe di più: una persona che lo interpella con volgarità, o una persona che lo ignora totalmente?

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1 commento
  1. El Goto ha detto:

    Condivido pienamente Dioc@ne!
    P.S. La @ non è casuale: mi è stato detto che in Russia leggono tale simbolo come “cane”.

    Mi piace

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