The Only Band That Matters: fenomenologia dei Clash

“I have no time to do battle
Everybody smash up your seats
and rock to this brand new beat
This here music mash up the nation
This here music cause a sensation”
(Revolution Rock)

Spesso si parla di coerenza dei musicisti, nella lunga durata. “Vi siete venduti”, dirà uno. “Non siete più quelli di Mi Fist” dirà l’altro (e se non avete carpito la citazione ve li meritate tutti i Moreno e i Nesli a Sanremo). Ma cosa significa “vendersi”? I fan vorrebbero forse che i loro beniamini restassero ventenni per sempre? Se cambi sound ti sei venduto. Quindi sei uno sfigato. Se non lo cambi rimani sempre uguale. Quindi sei uno sfigato. Vi parlerò di un gruppetto londinese di cui avrete sentito parlare: i Clash.

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Chi e cosa sono i Clash? I Clash sono il desiderio di conoscenza che arde dentro. Ma non il desiderio di conoscenza di un Leopardi, i Clash sono più Ernesto Guevara e Alberto Granado che partono per visitare il Sudamerica. I Clash non sono lo studente Erasmus che parte per l’estero solo per scopare e fumare. I Clash sono lo studente Erasmus che parte per l’estero anche per scopare e fumare. I Clash sono l’Ulisse di Omero che vuole oltrepassare l’ignoto. Per questo verranno puniti, sia i Clash che Ulisse. I Clash sono di sinistra, ma non sono avanzi di centro sociale. I Clash sono l’imminenza. Ma un’imminenza costruttiva.

Per pochezza di spazio, per scrivere di un argomento del quale non basterebbero tomi e tomi per esaurirlo, per parlare dei Clash mi “appenderò” ai loro album. E neanche tutti. La moda del punk è appena esplosa e sotto il Big Ben nascono i Clash, gruppo fondato dai leader storici Joe Strummer, Mick Jones e Paul Simonon. Il nichilismo in stile Pistols verrà subito accantonato dopo il primo tour insieme a Johnny Rotten&co., ed i Clash diventano subito left-oriented.

Il primo album, “The Clash” è un classico del genere punk77. Nelle 14 tracce del disco, però c’è un’estranea: Police and Thieves è una cover della canzone di Junior Murvin e di Lee Perry, musicisti reggae giamaicani. Col senno di poi, quella canzone “estranea” sarebbe stata il primo seme del cambiamento dei Clash.

Nel 1978 esce Give ‘Em Enough Rope. Album quasi metal (metal per il 1978, ovviamente). La copertina raffigura un cowboy morto in pasto agli avvoltoi, mentre sullo sfondo si avvicina la figura di un militare maoista a cavallo. Simpatici, no? Il 14 dicembre 1979 è l’anno zero. Strummer e soci escono con London Calling. Il punk diventa ska, che a sua volta si traveste da jazz, che diventa R’n’B che sembra reggae. Il tutto senza nessuna confusione o pesantezza nella commistione dei generi. Il gruppo parla della guerra civile spagnola, della criminalità dei sobborghi di Londra, dello straniamento della società moderna. In quattordici tracce. Ovviamente per i puristi del punk i Clash si sono venduti. Già dai tempi di Give ‘Em Enough Rope. Ma il meglio deve ancora venire.

Dopo il successone di London Calling i Clash possono tranquillamente fare il loro albumetto da otto tracce, hit da radio e portarsi a casa la pagnotta. Intanto, il governo britannico, ostile ai subbugli rossi che nel frattempo si stavano scatenando in Nicaragua, tramite la persona di Margareth Thatcher proibisce ai sudditi di sua maestà di proferire la parola “Sandinismo” o “Sandinista”. Guarda il caso, il nuovo album si chiama Sandinista! ed è un mostro di 36 tracce, alla faccia della pagnotta.

Qui Strummer e i suoi donano all’eternità un viaggio, un grande viaggio alla volta dell’esplorazione del mondo, non necessariamente solo musicale, sia conosciuto che sconosciuto. Il funk, l’elettronica, la dance, la disco, il claypso, il dub dei neri di Londra. Addirittura il rap. I semi della musica dei successivi vent’anni sono piantati, nessuno potrà prescindere da quest’album prima di imbracciare uno strumento. Ulisse è partito dal molo di Londra e stavolta non ha paura delle colonne d’Ercole, stavolta si spinge fino ai Caraibi, si spinge in Sudamerica, esplora la buona vecchia Europa e ovviamente torna ancora a tenere d’occhio quel crogiolo di culture che è la capitale britannica.

6361278-Joe_Strummer_mural_NY-0Negli anni ’90 qualcuno proverà a definire Sandinista! come musica “patchanka”. Ma non renderebbe giustizia a Jones, Strummer e Simonon. Rancid, Mano Negra, NOFX, ma anche Stone Roses, Cure Pearl Jam , Nirvana. Ci sono gruppi che hanno letteralmente “plagiato” le melodie dei Clash. Ovviamente, la critica, nel 1981, stroncò completamente Sandinista!. E poi quegli stronzi si erano venduti. Non erano più quelli di “The Clash”.

Era da tanto tempo che volevo scrivere questo pezzo. Ma molto spesso non si trovano le parole giuste per descrivere i concetti e le idee che ardono dentro. E poi non mi andava di aspettare l’anniversario della nascita o della morte di Joe Strummer per parlare dei Clash (21 agosto e 22 dicembre). Non sono un cazzo di necrologio.

Imminenza.

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1 commento
  1. DarkettOne di Provincia ha detto:

    Ambiziosi lo erano di sicuro: volevano essere considerati la migliore band del mondo!
    Forse non ci sono riusciti, ma se io (che all’epoca non ero ancora nato) ascolto ancora la loro musica, allora dei grandi lo sono stati per davvero.

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