Cinquanta sfumature di grigio, il film – la recensione

ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER.

PSV1423996340PS54e075b4c286dPer dovere di cronaca vi ricordo che, per produrre questo capolavoro cinematografico, ci sono voluti ben quaranta milioni di dollari: non oso immaginare se avessero avuto a loro disposizione meno risorse. I due  personaggi principali sono Anastasia Steele, interpretata dalla famosissima, si fa per dire, Dakota Johnson, e dall’altrettanto noto, Jamie Dornan, che interpreta il secondo attore protagonista: Christian Grey. Quest’ultimo in realtà recita anche nel film su Maria Antonietta, di Sofia Coppola, nel quale veste i panni del  seducente conte svedese Hans Axel von Fersen, che apparirà in questa pellicola in pochissime scene. Devo dire che, anche se in Cinquanta sfumature di Grigio è ovviamente molto presente, tra le sue grandi capacità artistiche, ed il piattume psicologico del personaggio in sè, avrebbero potuto benissimamente tagliare il budget ed utilizzare una dignitosissima pianta di Bonsai.

Partiamo dal presupposto che film erotici e letteratura erotica non mi convincono mai, perchè in Italia il sesso è come la politica: se ne parla tanto, ma si fa poco e male. Mi sono decisa però a guardare questa pellicola, perchè mi chiedevo quale fosse la chiave, l’ingrediente segreto, che ha attirato così tanto pubblico, e nel mio intimo speravo di rimanere sorpresa. Inoltre, devo dire che, anche se non si fa, mi sono evitata la versione cartacea, in quanto gli Harmony mi riportano alla mente il bagno di mia nonna, che ne era stracolmo.

Nonostante tutto credo che, però, chi si fosse perso il libro, non perderà molto dell’essenza del romanzo, in quanto, la scrittrice, E. L. James, è anche la produttrice del film, che quindi, immagino, abbia criticamente seguito la  realizzazione del film , per mantenerne vivo lo spirito dell’opera, e rimanere fedele alle sue origini. Ma vediamo, ora, quali sono gli elementi, che secondo me hanno reso così popolare questo “capolavoro” del cinema contemporaneo:

1) Il target è molto ampio: dalla ragazzina sfigata che non ha mai baciato con la lingua, se non si conta suo cugino, al compleanno, durante il gioco della bottiglia, al ragazzino complessato che si masturba anche alla vista di un termosifone, passando per le coppiette che hanno bisogno di ravvivare la fiamma (che dopo la visione del film si sarà spenta del tutto) ma che hanno troppo pudore per guardarsi un film porno insieme, alle casalinghe frustrate che sognano di evadere, ma non troppo. Infatti, la protagonista è sfortunata, mal trattata dalla famiglia di origine, ma bravissima negli studi, bella (e nonostante questo ha una bassissima autostima e scopre di essere piacente solo quando incontrerà l’intrigante Christian) e VERGINE.

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2) La verginità. Evidentemente la verginità è un qualcosa che attira tantissimo, forse anche perchè le probabilità di trovare una ragazza vergine che abbia venticinque anni, sono pari a quelle di incontrare un t-rex al supermercato che compra Tampax, travestito da Angela Merkel. Però, nonostante lei abbia conservato intatta e sigillata la sua preziosissima primizia, e nonostante abbia gravi problemi relazionali, non sia in grado di spiccicare parola con l’amico che ci prova da una vita, e si asservisca a chiunque incontri, la sgancerà all’aitante Christian dopo averlo visto per tre volte, e dimenticando la sua santità, si sottoporrà alla qualunque, non risultando mai impacciata.

3) La trama è semplicissima e prevedibilissima, a tal punto che, se salti delle parti, o ti alzi a far la pipì durante un dialogo, non correrai certo il rischio di non capire qualcosa. Anzi, devo dire, che la trama è simile a quella dei film porno: non c’è.

4) Lei è la tipica donna con la sindrome da crocerossina che vuole salvare e capire lui, che poverino è stato adottato, e ha problemi psichiatrici non ben definiti. Lui è paragonabile a un cioccolatino Lindor: duro fuori e morbido dentro, ed è un fico da paura. Sin dalla prima scena, capisci che lo scopo di Anastasia, è quello di far scoprire a lui cosa sia l’amore, così mettiamo come contorno qualcosa di dolce e puccioso, a delle scarse e mal fatte scene di sesso, inutili anche per una sega di emergenza.

5) Questo è uno dei tipici film che ti fanno evadere, si: dalla realtà. Questo film è più surreale del gelato al gusto plutonio, più surreale delle opere di Dalì.

Cioè, fatemi capire per favore, calatevi nei panni di una giovincella neofita del sesso, timorata dalla sua stessa ombra, vestita peggio della perpetua che accompagna i bambini dell’oratorio a mensa, che si ritrova in una stanza piena di dildo, manette, dilatatori anali, diosolosacosa, e un tizio praticamente sconosciuto, le chiude la porta a chiave alle spalle, e lei niente: rimane lì, calma, pacifica, a cercare di capire. Ma cercare di capire cosa? Chiama il 112, urla, scappa, fatti venire un attacco di panico!

E invece no, niente: fanno amabilmente sesso. E lei, dopo essere stata trapanata per la prima volta, in tutti i modi ed in tutte le salse, senza un minimo di dolore, con una facilità assurda, diventa Moana Pozzi, e già da subito è pronta a far di tutto, se non che ogni tanto si ricorda che ci devono essere sentimenti e cose così.

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Lui, ovviamente, è ricco, bello, con l’elicottero, e siccome ha gusti molto particolari, e deve avere una slave (schiava nel gergo BDSM) si trova una vergine e rincoglionita che non sa manco come si respira. Con la naturalezza che si usa per mettere il sugo sulla pasta, Christian e Anastasia, stipulano un contratto, in cui viene deciso, punto per punto, come dovrà essere il loro rapporto master-slave.

6) Il film rimanda ad altri famosissimi film e, quindi, vi sono citazioni colte: ad esempio, ho notato che quando la nostra Anastasia, per gli amici Ana (e non siate maliziosi aggiungendo una L al diminutivo), entra nello strepitoso studio del supermegafigo Christian, è inquadrata in modo da sembrare più piccola, lì dietro la scrivania, praticamente, è impossibile non ricordare la scena in cui Hitler e Mussolini si incontrano per la prima volta ne “Il grande dittatore”.

7) I dialoghi sono indimenticabili e profondi, praticamente, certe frasi, sai che come minimo te le dovrai tatuare da qualche parte, o almeno, dovrai segnartele tutte sul tuo diario segreto, per poter poi sfoggiare status intriganti su facebook:

Christian “Se fossi mia non potresti metterti seduta per una settimana”, Ana “Ora facciamo l’amore?”
Christian “Due cose: io non faccio l’amore, io scopo, forte”, Ana (ridacchiando come un’ebete) “E la seconda cosa?”
Christian “Vieni! È oltre questa porta, la mia stanza dei giochi” Ana “Con l’X-box, eccetera?”

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Il film ha un finale senza senso e strappalacrime, per lasciarci sulle spine, perchè dopo aver visto il primo, sicuramente accorreremo a vedere il sequel l’anno prossimo. Mi raccomando: non rompetevi l’osso del collo per riuscire ad ottenere i posti migliori al cinema.

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