Chi non lavora non fa…

Sono stata un po’ assente dal web, ultimamente. Non solo per cercare di lenire quell’insopprimibile prinicipio di gastrite dovuto all’ignoranza e alla pochezza di contenuti sfoggiata dai pensatori della domenica, quelli che sono, ahinoi, dotati di una connessione internet (ed evidentemente, solo di essa), ma anche perché stavo studiando per un esame e cercando un lavoro.

vignetta_arnald_disoccupazione_bassaNon è una barzelletta, non ridete. Ho veramente pensato di poter trovare un lavoretto per manternermi gli studi, ed è così che mi sono trovata a vagare per il misterioso orizzonte degli annunci di lavoro, che si è però trasformato in una vera e propria giungla del nonsense. Vagliando le varie offerte, mi sono imbattuta in cose del tipo “cercasi segretaria di studio medico che sterilizzi gli apparecchi e pulisca lo studio (e qui i fan di Elio e le Storie Tese potrebbero sbizzarrirsi nel citare l’uso della ramazza), orario di lavoro: part time mattina e pomeriggio”. Non mi sono arrischiata a chiedere al burlone autore dell’annuncio il compenso, temevo di spanciarmi dalle risate.

E non è tutto. Se il nostro amico buontempone ha pubblicato un annuncio fin troppo ricco di (spiacevoli) dettagli, vi è chi, per andare controcorrente ed essere veramente hipster, non mette neppure un vago accenno alla mansione richiesta, perché se sei bravo lo indovini da te cosa devi fare. E se il bestiario finisse qui, saremmo tutti contenti. Ma non mancano quelli che scrivono ogni singola parola con l’iniziale in maiuscolo (E Vi Assicuro Che E’ Faticoso E Inquietante Scrivere Così), quelli che cercano un “barrista” (dovrebbe essere un barman che si nasconde dietro al bancone e finge di essere un elefante, ma non ne sono sicura), quelli che puoi essere anche un serial killer purché tu sia automunito, quelli che o abiti nel raggio di cinque metri o niente, quelli che pubblicano l’annuncio come fossero in centro città e poi scopri che per raggiungerli devi cambiare otto autobus e quattro fusi orari.

E poi ci sono loro. I migliori. Quelli che ti propongono di lavorare qualcosa come un fottiliardo di ore al mese per una paga fissa equivalente al nulla cosmico e provvigioni “ai più alti livelli di mercato”, talmente alti che non li raggiungerai mai, a meno che tu non venda la tua anima, un po’ del tuo sangue e i tuoi album di figurine al lato oscuro. Loro sono quelli che ti stanno col fiato sul collo come dei pitbull in calore affinché tu venda abbonamenti telefonici, consulenze per il risparmio di energia, cosmetici fatti con gli stoppini delle lampade a petrolio e padellame di amianto, e hanno ovviamente un santino di Giorgio Mastrota sulla scrivania.Professione-disoccupato2

Il punto è che io sono una studentessa universitaria e avrei anche bisogno di un po’ di flessibilità. E allora ho il lampo di genio di utilizzare questa parola chiave per le mie ricerche; scoprendo con mia immensa gioia che “flessibilità” significa “piegarsi per come vuole il datore di lavoro e non chiedersi che cosa stia per succedere dietro il proprio fondoschiena”. Il divertimento è assicurato se questa splendida parola è accompagnata dall’espressione “bella presenza”: state pur sicuri che la “disponibilità” che vi viene richiesta non ha nulla a che vedere con le ore di lavoro. E in questo frangente, il famoso “chi non lavora non fa l’amore” assume contorni piuttosto inquietanti…

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