Tutti guardano Sanremo, ma Sanremo non è per tutti

Eccoci qua, a leccarci le ferite, sopravvissuti anche alla 65esima edizione del Festival di Sanremo. Ne hanno parlato tutti, tanti ne parleranno ancora per un po’, dunque battiamo il ferro finché è caldo. Il motto del Festival di quest’anno è stato “Tutti amano Sanremo”. Mah. Non so dire se tutti lo amino, ma tutti lo guardano. Anche solo per criticarlo nell’impietosa arena del web. E anche chi non lo fa, ne sentirà parlare e magari cercherà un video su youtube, per mettersi in pare. Non c’è niente di male, siamo nazionalpopolari, annoiati, e ci piace fare le nostre considerazioni sparse.

Nella seconda serata, le due “vallette-cantanti” Emma e Arisa cantano “Il carrozzone”, di Renato Zero, mentre sullo schermo appaiono le foto dei Sanremo passati. Il presentatore Carlo Conti definisce così il festival, un grande carrozzone. Che in questo caso, però, non va avanti da sé. Va avanti grazie al solito criticato giro di soldi, e a spintoni, procede piano sulle rotaie della forzatura. Sì, forzatura. Né più, né meno che negli anni passati, sia chiaro.

Il leitmotiv del Festival edizione 65 sembra essere il politically correct. Si apre e si chiude con due grandi esempi di ‘famiglia tradizionale’: i coniugi Anania che ringraziano lo spirito santo per i loro 16 figli; e i coniugi Manenti: un matrimonio che ha la stessa età del Festival di Sanremo, capaci di sciogliere anche i cinici cuori degli internauti. E in mezzo, si prova ad essere gay friendly, dalla canzone di Grazia Di Michele e Mauro Coruzzi la cui tematica non è poi così ermetica, all’omosessuale dichiarato Tiziano Ferro, al controverso personaggio di Conchita Wurst, fino al siparietto comico del “matrimonio” tra Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, in un utopico contesto italico in cui le coppie omosessuali hanno ottenuto i diritti che chiedono. Insomma, facciamo contenti un po’ tutti, dall’immortale Dc a Sel.

nicaws_nicawscache_32547149HR-1000x400

Sulla qualità delle canzoni in gara potremmo spendere ore a discuterne: non saremo mai tutti d’accordo. Si è sentita sicuramente la mancanza del Roberto Vecchioni di turno. Da “Chiamami ancora amore” del 2011 a “Grande amore” del 2015, il passo non è affatto breve. Con questo brano vince “Il volo”, trio vocale di impostazione lirica. Creature dello show di Antonella Clerici “Ti lascio una canzone” del 2009. Sono diventati famosi in giro per il mondo, come l’illustre collega Andrea Bocelli, mentre in Italia i più li hanno scoperti solo ora, e sicuramente in tanti ne avrebbero fatto a meno. La lirica è un genere musicale che o piace o non piace, per dirla brevemente. Forse siamo troppo abituati ad associarlo al buon Pavarotti e alla sua figura totalmente diversa da questi ragazzini appena ventenni. Le critiche si sono sprecate, ma anche gli elogi. Sono talentuosi? Certo che sì. Dietro al testo del loro brano c’è un autore dalla fantasia alquanto discutibile (per essere buoni)? Assolutamente sì.

Sanremo 2015 - Serata finale

Ma a Sanremo, si sa, tira più un testo con l’amore nel titolo che un carro di buoi. “Fatti avanti amore”, il grande ritorno di un Nek che è sempre uguale a Nek, e arriva secondo. “Buona fortuna amore” del fratello d’arte Nesli, da rapper a cantante pop, commentato più per le sue orecchie prominenti che per altro.

Già, i commenti. Poveri stolti autori Sanremesi, povero Carlo Conti. Voi credete sia tutto merito vostro quella cifra, quegli 11 milioni di spettatori, vero? In realtà, è ormai un fenomeno affermato: guardare uno show televisivo per commentarlo tramite hashtag. Su Twitter, per lo più. Lo si fa persino per i talk show politici come Servizio Pubblico e Ballarò, figurati se non lo si fa in occasione del Festival della Canzone Italiana, con i suoi ospiti e i suoi outfit. Nell’ultima puntata, il conduttore strizza l’occhio proprio ai commentatori dei social, saluta la “grande piazza virtuale” che si è creata intorno all’hashtag #Sanremo2015. E Twitter risponde “Carlo, se leggessi cosa scriviamo, sbiancheresti”. Funziona così, ormai. È come un gioco, divertente per tanti, stupido per tanti altri. Una cosa è certa: giova al Festival, poiché gli ascolti da parte dei twitteri annoiati crescono. Ma allo stesso tempo, se si facesse una cernita di tweet riguardanti questo o quell’artista, molti entrerebbero in analisi domani stesso. Il web non perdona.

carlo-conti-638x425Comunque un plauso a Carlo Conti lo facciamo, del resto ha dovuto sopportare e tentare di risollevare momenti assolutamente morti, come i comici-non comici, fino al problema tecnico della classifica finale: la schermata abbandona il conduttore che chiede i risultati scritti su un foglio, alla vecchia maniera. Istrionico.

Rivelazione, forse suo malgrado, del Festival, la valletta Arisa: il web prima critica i suoi outfit, poi la elegge idolo delle folle per i suoi modi da “compagna di bevute”. Si presenta assolutamente alterata da chissà quale potente antidolorifico somministratole dal medico di Sanremo, in seguito ad una caduta: straparla, biascica, ma diverte. Potrà non piacere come cantante, magari anche come persona, ma in questa situazione, almeno per il pubblico più giovane, la sua presenza è una boccata d’ossigeno. Per quanto riguarda le altre due vallette, il commento è semplice. Emma Marrone: non pervenuta. Rocío Muñoz Morales: chi?Sanremo-2015-Arisa-Rocio-Emma

Parliamo degli ospiti. Sul palco dell’Ariston abbiamo assistito al suicidio di massa della comicità: da Siani a Panariello, monologhi infarciti di luoghi comuni e qualunquismo, battute da satira sui social network: le lampade di Carlo Conti e Salvini che lo potrebbe scambiare per un extracomunitario, tanto per dirne una. Possiamo dire che il momento più comico ce lo ha regalato spontaneamente proprio Conti, durante l’ospitata di Will Smith. I due scherzano sul palco, e Smith si presta ad essere doppiato in diretta da Pino Insegno, presente tra il pubblico, che fu la sua voce nel film del 2001 Alì. Menzione comica d’onore: Massimo Ferrero. Il presidente della Sampdoria è un affermato idolo del web, e il web non ne è rimasto deluso. Conti dice di averlo invitato con il pretesto di parlare del ruolo delle squadre di calcio genovesi in occasione dell’alluvione avvenuta nell’ottobre 2014. E infatti ne parlano, ma Ferrero prende possesso del palcoscenico, e quando è il momento di salutarsi, lui preferirebbe restare. Idolo delle folle.

Ovviamente non sono mancati gli ospiti provenienti dal mondo della musica, italiana e internazione: il già citato Tiziano Ferro su Twitter riscuote ovazioni virtuali, tra i “riuniti” Al Bano e Romina la tensione è palpabile, l’emozionato e compiaciuto conduttore accoglie gli Spandau Ballet, e nell’ultima serata il pel di carota Ed Sheeran porta una ventata di freschezza in stile british. Il tutto sempre alla ricerca di qualche ascolto in più, strategia vecchia ma sempre efficace.

Tutto sommato, lo definiremmo un Sanremo tranquillo. Le polemiche si sprecano sempre, questo è scontato. Ma sembrano ben lontani episodi come i fischi a Maurizio Crozza nell’edizione 2013 e il (vero o organizzato?) tentato suicidio dell’edizione 2014, che fecero sudare freddo Fabio Fazio. E ora che si è concluso, e abbiamo una ventina di nuove canzoni discutibili in giro per le radio e ci aspettano numerose ospitate dei partecipanti in tutti gli show possibili e immaginabili, non ci resta che rifiutare ogni contatto col mondo esterno. Fino al prossimo Sanremo da commentare, criticare, sopportare. Smartphone alla mano, sempre.

schermata-2013-02-14-a-21-18-35

Che Beppe Vessicchio vegli su di noi.

Annunci
1 commento

Dì la tua!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: