La rivincita dei nerd: nasce il GEC

È una notizia un po’ vecchiotta (ottobre 2014) ma per chi, come me, è appassionato di giochi (di tutti i tipi, non solo elettronici) questa è la svolta: l’ASI (Associazioni sportive e sociali italiane, ente riconosciuto dal CONI – comitato olimpico nazionale) ha creato il settore GEC, ossia Giochi Elettronici Competitivi.

Se vi state chiedendo come un videogiocatore possa essere considerato uno “sportivo” senza utilizzare doti atletiche, beh, vi do un indizio: qualsiasi cosa che impiega le abilità di un essere umano contrapposte alle abilità di un altro essere umano in una competizione è definito competitivo. Per questo esistono competizioni automobilistiche e di altro tipo che mettono in campo abilità umane: l’esempio migliore rispetto ai giochi sono gli scacchi, sfide strategiche che richiedono decise e particolari abilità tattiche.

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Ma come nasce questa iniziativa? Il vento inizia a soffiare dall’oriente, precisamente dalla Corea, dove inziarono a tenersi le prime competizioni sportive di Starcraft II, videogioco della casa di produzione di videogame Blizzard: dei veri e propri shows mandati in onda su canali della televisione coreana a cui assistevano tantissimi spettatori (in prevalenza giovani e giocatori), con tanto di coreografie “da stadio”. Nell’estate del 2014, sempre in Corea, si sono tenuti i mondiali di un altro videogioco (online e competitivo): League of Legends della Riot Games, alle cui finali, con squadre che partecipavano da tutto il mondo, tenutesi al Sangam Stadium di Seul, hanno assistito più di quarantamila persone.05a2eeabbf02fb58360d947d8934a618 Numeri da capogiro, se poi si va a vedere che i player delle squadre hanno uno stipendio del tutto simile a quello dei colleghi di altri sport, con i montepremi dei tornei che arrivano fino ai dieci milioni di dollari delle finali sopra citate. Incredibile? Non proprio.

Pedagogicamente lo sport è un gioco, con regole, prassi e tecniche che non si possono discostare tra uno sport e l’altro semplicemente perché la quantità di muscoli interessati nello sforzo fisico è diversa. In particolare lo storico olandese Johan Huizinga nel suo capolavoro Homo Ludens, scopre che il gioco è un fattore fondamentale di ogni cultura dell’organizzazione sociale e trova, in ogni cultura, in ogni popolazione del pianeta, il gioco al centro della ricerca dell’identità di ogni uomo. Dalle Leggende del nord Europa, ai miti dell’antica Grecia, l’uomo è sempre spinto in tornei, sfide, contrasti e prove di ogni genere che lo portano alla scoperta di se stesso.

league-of-legfaker-of-skt-t1-atlol-world-championship-at-the-staples-center-lol-world-championshipends-world-championshipsIl gioco, lo sport e le Olimpiadi sono una tensione verso il riconoscimento ed il superamento dei limiti di ogni uomo, sia fisici che, soprattutto, mentali. Il gioco, come ad esempio le arti marziali, prima che uno sforzo fisico richiede un “posizionamento” mentale rispetto alle mosse e le contromosse, da effettuare non solo per vincere contro l’avversario, e quindi avverare il mito della sopravvivenza ed identificazione del proprio Io, ma soprattutto per conoscere meglio se stessi. Insomma, una perfetta conoscenza di sé e di tutti i propri limiti, difetti, abilità e specialità è sicuramente un punto di partenza per una salute personale ottimale. Si dice infatti “mens sana in corpore sano” e, per una volta, questo corrisponde ad una precisa realtà, quella del nostro Io, della nostra salute e dello sviluppo di una personalità sociale aperta ed includente.

Il fair play è la prima delle regole da imparare in uno sport, come dovrebbe essere nella vita: rispetto dell’avversario è riconoscere l’altro come persona, anche perché senza un avversario non c’è un vincitore e neanche il vinto, in questa ottica acquista la dignità umana che si merita. Imparare a perdere è riconoscere se stessi, il proprio corpo, i propri limiti.

Il giocatore professionista è una figura ormai nota in tutto il mondo ed alcune storie le potete vedere ed ascoltare (anche con i sottotitoli) proprio in un documentario che la Riot Games ha deciso di realizzare proprio in vista dei mondiali Coreani dell’estate 2014. Qui sotto potete godervi i tre video di cui è fatto il documentario.

E non scordate: si rimane svegli e vigili finchè si ha la capacità di giocare.

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