Quando il sesso diventa una dipendenza

Per la natura dei contenuti riportati sconsigliamo la lettura ad un pubblico minorenne o facilmente impressionabile. Essi non hanno fine esortativo nè didattico. Vi ricordiamo inoltre che praticare sesso sicuro è utile non solo ad evitare gravidanze indesiderate ma anche alla prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili.


Sono qua con Chiara (nome di fantasia ), ragazza italiana di venticinque anni. Cos’ha di particolare? Chiara soffre di un disturbo attinente alla sfera sessuale, e come lei stessa si definisce, è una ninfomane. Questo termine ci porta alla mente la scena del film Soffocare, quando il protagonista è in terapia, oppure il lungo racconto nel film Nymphomaniac: narrazioni appartenenti a due culture diverse dalla nostra (ambientato in America il primo ed in Francia il secondo).

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Chiara ci racconterà un pezzo della sua storia ambientata in Italia, e non essendo questo un film, sarà meno romanzato ed eclatante. Per dovere di cronaca, preciso che in origine questa intervista era video registrata e, per non perdere alcuni elementi importanti, ho descritto ciò che ha captato il mio inconscio ottico.

Ho di fronte Chiara: un corpo che allo stesso tempo potrebbe sembrare sin troppo irreale, effimero, sfocato. Ti da l’idea di poterla rompere da un momento all’altro. Sembra quasi una di quelle piccole sculture di ceramica fatte alla perfezione, con dovizia di particolari, tanto bella quanto fragile. Noto le sue mani che si muovono nervosamente sulla superficie ruvida del mio tavolo. Dita lunghe e affusolate che suonano su un pianoforte immaginario note di una marcia nervosa e veloce.

Forse guardo con troppa insistenza quelle mani bianche, lei se ne accorge, e le ritira subito per poggiarle sul grembo, ma subito non riesce a tenerle ferme, ed allora le occupa con la tazza di the verde che ha davanti. Beve un sorso, si pulisce con il dorso della mano e mi dice: “Possiamo incominciare”. Sorride con gli occhi scurissimi che sono un pugno allo stomaco su quella pelle bianchissima.

Presentati, dì quello che secondo te ti rappresenta di più. Mi guarda un attimo, fa ruotare gli occhi a lato, e con sguardo sornione mi risponde:
Tutte stronzate. Puoi sapere, forse, qualcosa delle persone, dopo che le hai annusate ed assaggiate, l’importante è che non ti lasci divorare.
Allora io sono Chiara, e devo avere un sapore dolce, perchè il dolce non ti sazia mai, mentre il salato riempie, e poi non ne hai più voglia. (Scoppia in una sonora risata che le fa vibrare tutto il corpicino, e ti chiedi davvero come faccia a contenerla.) E poi mi dicono che sono una sessuomane, o una ninfomane, cioè: non è che tutti quegli esperti abbiano usato quelle parole li, ma in pratica è questo. Sono una a cui piace scopare, il problema è che poi ho esagerato.

Si blocca e sta un attimo zitta. Ammetto di sentire il bisogno di riempire quel silenzio, e allora le rispondo “Beh: scopare piace a tutti, non ci trovo niente di speciale fino a qui”.
Sai benissimo che se fossi, in qualche modo, “normale” non sarei qui con te a parlarne. Il punto è che a un certo punto era come quando finisci un pacchetto di sigarette, ma è domenica e non c’è neanche un tabacchino aperto. È come quando devi pisciare e i bagni sono tutti fuori servizio. Ho perso un lavoro per questo, ed è dopo giorni e giorni passati a letto a sudare freddo e facendo persino fatica a respirare, che ho deciso di fare qualcosa.

Andiamo in ordine, altrimenti non si capisce. Se non ce la fai, smettiamo, ok?
Con lo sguardo tranquillo, e il corpo più rilassato mi sorride e dice: Sì, scusami, lo sai io voglio fare e dire tutto e subito, poi non concludo un cazzo.

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Beh incomincia raccontando se è mai esistita una normalità, un prima un dopo, una rottura.
(Si ravvia i capelli, gli occhi ruotano, li socchiude ed incomincia a raccontare osservando il vuoto, ndr) Sono sempre stata strana, o forse no. Con lo strizza cervelli è venuta fuori una cosa che… sai… non mi ricordavo: da piccola mia madre mi ha beccata mentre mi masturbavo con le bambole, più di una volta, e mi aveva sgridata tantissimo, così lì ho incominciato a reprimermi, ma non sapevo che fosse sbagliato. Credo che quella fosse stata una delle prime volte in cui ho provato coscienza del mio corpo. E cazzo, la prima volta che senti qualcosa, deve essere sporco. Li era l’inizio (mi guarda negli occhi e gesticola ndr) e ti senti sporca e frustrata. Non deve essere così. C’è qualcosa di sbagliato, o forse mi sto solo giustificando, io non so.

Ricordi altro?
Beh, per il resto ho avuto due genitori normalissimi. Mia madre, certo lei secondo me avrebbe voluto che rimanessi piccola per tutta la vita. Non avevo alcun controllo sul mio corpo: vedi che ora ho i capelli corti? Da piccola non li potevo tagliare, anche se volevo essere come le mie compagne di classe, o semplicemente essere alla moda. Però, sai:non era cattiva, non lo faceva apposta. No. Non poteva sapere come sarebbe andata a finire. Fare la mamma e il papà mica è facile: da qualche parte sbagli sempre, ma io vorrò sempre bene ai miei.

Vorrai diventare mamma, un giorno?
Non lo so, beh… con tutta la fatica che ci hanno messo i miei. E con il bel risultato che hanno avuto (ride, ndr) Beh, comunque, insomma, in casa mia non si parlava mai di sesso, a scuola le mie compagne erano schizzinose, io avevo una curiosità che saltava fuori, sempre, ma il massimo a cui potevo avere accesso era “Esplorando il corpo umano” (enciclopedia medica rivolta ad un pubblico infantile dai cinque ai dieci anni, ndr). Quindi, con la mia ingenuità, sono arrivata a dodici anni, non sapevo assolutamente nulla, ma a quel tempo, incominciavano ad entrare nelle case degli italiani i computer e internet. Hai presente, che non esistevano ancora gli abbonamenti, e poi i miei avevano una linea sola, quindi, se volevo utilizzare internet, dovevo tirare fuori una grossa prolunga, collegarla al telefono, ed occupare la linea, per questo, l’accesso era limitato.

Già: ricordo bene!
In quel periodo andavano le chat. Io utilizzavo quella di XXX, ma non parlavo solo con le mie compagne: quando tutti in casa dormivano cambiavo identità, ma forse in quel momento raccontavo tantissimo di me, perchè potevo lasciarmi andare per davvero.

Nymphomaniac_2b03_2bphoto_2bby_2bChristian_2bGeisnaes_A4Cioè?
Cioè dicevo di avere sedici anni, cambiavo nome, mi descrivevo come volevo io: assomigliavo a quelle che vedevi sulle riviste patinate, o comunque i modelli che andavano erano tipo Britney Spears. E là mi sfogavo, chiedevo, raccontavo esperienze mai avute, perchè volevo confrontarmi con chi invece ne aveva avute. Parlavo soprattutto con uomini, che dicevano di avere la mia stessa età, ma anche con tipi molto più grandi, a cui non faceva nessun effetto la mia giovane età. E lì è scattato qualcosa: le mie prime esperienze sessuali erano virtuali. La fantasia volava, senza filtri, senza corporeità, senza limiti. Con chiunque. Lì, però, mi sentivo vera e viva. Ad un certo punto diventò una dipendenza, ed anche se mia madre non saprà mai cosa facevo davvero, un giorno, mi beccò nel soggiorno sveglia alle 3 di notte, percepì che qualcosa non andava,e semplicemente, fece sparire il cavo, e me lo dava solo per qualche ora pomeridiana a settimana, perciò l’idillio finì, e ci soffrii tanto, perchè quegli sconosciuti, mi conoscevano più di chiunque altro.

Come riconduci questi fatti a ciò che sei ora?
Beh: dai sedici anni in poi, intendo quelli veri, non virtuali! (ride ndr) ho incominciato a vivere una vita, esattamente nel modo in cui mi avevano insegnato nel web (quando avevo 15 anni la tecnologia era più avanzata e ormai avevamo la wifi) quindi dai tredici ai quattordici il mio immaginario sessuale, le mie fantasie, erano tutte coltivate su quegli incontri virtuali, cioè i ricordi, perchè mi madre mi aveva tolto il cavo. Tutto si poteva dire e fare, e questo cozzava seriamente troppo col mondo reale. Credo, che anche ora, sono così diretta, perchè ho imparato da li. Dai quindici ho rincominciato con le chat, ma a sedici non mi bastava più. Così, prima ho perso la verginità, in un modo orribile, cioè, nel senso, ho molestato quel ragazzo, che non sapeva cosa fare (ride ndr) ti prego, meno male che è anonima, non voglio insultare nessuno! Gli uomini ci tengono a queste cose!

Tranquilla… (rido, ndr)
Beh, insomma, dopo averlo fatto, sorrido e me ne vado, pensando che era seriamente meglio la via virtuale! Altro che le scene che vedi nei film. Lo schifo e l’idiozia più totale. Vabè, insomma: da li mi sono chiesta cosa avessi sbagliato, quindi ho cercato altrove, ed alimentavo la mia fantasie con le chat, a cui si erano aggiunti i porno, e non disdegnavo neanche le donne. Tra l’altro, in quel periodo sono spopolati i bisex.

Beh, non si può dire che tu facessi come quelle della tua età che leggevano robe come Moccia.
Ma,sai… a parte che, il signor Moccia non me ne abbia, ma mi ha sempre fatto schifo. Col senno di poi, io so che sotto sotto certe cose romantiche e carine le invidio. Io non sarò mai capace di fare qualcosa di quel genere, e guarda che è un mio limite, nel senso che, magari ci lavorerò, ma io non sono mai stata invitata ad una cosa romantica, o cose del genere.

Hai paura?
Non lo so, non ho mai provato una cosa così “normale”

Continuiamo col discorso di prima: quindi dopo che è successo?
Ah, già, beh, è successo, che sono schizzata come una mina. Di giorno casa e chiesa, ma poi appena potevo, non perdevo una scopata. C’era qualcosa che non riuscivo ad afferrare. Inizialmente ho avuto un ragazzo, mio coetaneo, meno impedito di quell’altro, con lui siamo stati insieme per un anno, e li sono diventata una stakanovista. In così poco tempo abbiamo fatto, provato, e giocato: divertentissimo.

Cioè?
I fondamentali: sesso col cibo, le diverse posizioni, bendata, in luoghi pubblici. Pensa che una volta lo abbiamo fatto in centro a XXX alle tre di notte. Se c’erano le telecamere, qualcuno si è spippato allegramente. (ride, ndr)wpid-9677481d359d3a35d36e6099572f15e0

Oddio: ma non avevi freddo? (rido, ndr)
Ma in quei momenti si può pensare al freddo? E comunque, niente, dopo un anno avevamo fatto le cose talmente in fretta, che mi sono annoiata e l’ho mollato. Poveraccio. Mi sa che c’è rimasto male, però non lo so. E da qui ho incominciato a cercare esperienze sempre nuove, le più assurde. Cioè, no, in verità, prima che ci lasciassimo, avevo incominciato a vedere altra gente, e da li ho capito che una relazione monogama non mi bastava più.

E quindi, che tipo di esperienze hai avuto?
Tutto il possibile. Hai presente quello stupidissimo test della purezza che fanno le tredicenni? Ecco, mi manca “solo” la necrofilia (ride ndr).

Che età avevano, in media, i tuoi partner? Come li incontravi?
Mah, guarda…. all’inizio avevo un po’ di timore, ma poi, soprattutto, perchè li conoscevo in chat, era gente da 20 ai 50 anni. Tra l’altro, con mio grande stupore, ho scoperto che un’avanzata età anagrafica, non corrisponde, certamente, ad avere tanta esperienza. C’erano uomini sposati, di una certa età, infoiatissimi ed imbranatissimi, e allo stesso tempo, ventenni, venticinquenni, che non avevano mai fatto sesso, e sostanzialmente perdevano la verginità con me. E questo mi ha fatto pensare una cosa, sai? Il mondo di internet non è reale, ma forse anche in questo mondo c’è qualcosa che non va, se c’è gente che non riesce a fare sesso o a dichiararsi….Cioè, credo che io forse sono l’eccesso, ma quelle vagine smorte, e quei glandi mosci insoddisfatti non sono tanto più felici. Cazzo, se mi sente lo strizza cervelli mi uccide (ride ndr).

Beh, fin qui, non hai raccontato niente di così eclatante, sai? Se ne sentono tante, in giro.
Certo, il problema è arrivato nel momento in cui, ho incominciato a flirtare anche con i battiscopa della cucina. A un certo punto il sesso per me aveva preso il posto della parola. Se non facevo sesso almeno una volta al giorno, mi paralizzavo, e mi contorcevo. Era diventata un’orribile tortura. Una necessità. Era la mia dose quotidiana. La mattina mi svegliavo con la mano nei pantaloni del pigiama, e facevo tardi a lavoro, se ci andavo a lavoro. Potevo passare intere giornate a toccarmi, per disperazione. Menomale che non si consuma.

Quando hai capito di aver bisogno di aiuto?
Quando ho perso il lavoro, non mi curavo più, stavo tutto il giorno a pancia in su sul letto, con il pc a portata di mano, se mi ero già trascinata fuori, e non avevo trovato nessuno, ma proprio nessuno, con cui fare sesso. Però il momento epifanico, è giunto nel momento in cui, un giorno, mentre ero a casa di uno, che avevo conosciuto due ore prima in biblioteca, si è rotto il preservativo. Li ho capito che potevo essermi presa qualunque malattia, ma soprattutto è stato strano, perchè è stato come se mi fossi risvegliata. Sono corsa in bagno, mi sono sciacquata la faccia, e ho pensato “cazzo è questo?”. Chi cazzo è quella riflessa nello specchio? E’ stato orribile. Mi sono completamente spenta. Per un mese ho vegetato, senza toccare più il mio corpo, senza quasi mangiare, e mia madre era convinta che avessi qualche disturbo alimentare, quindi un giorno mi fa “Ti ho preso un appuntamento”.

sexDa uno specialista?
Sì. Li sono entrata in studio, ho incominciato a piangere, a raccontare tutto, senza che neanche questo avesse avuto il tempo di presentarsi, e quando ha capito, mi ha indirizzata da un suo amico più esperto di questi casi. A mia madre abbiamo detto (io e lo psicologo, ndr) che il mio problema legato all’alimentazione era un po’ più complesso e che questo suo amico mi avrebbe aiutata meglio.

Da quanto sei in terapia?
Un anno. Segno le crocette sul calendario. Mia madre mi vede mangiare, fare una vita quasi normale, quindi secondo lei devo smettere, ma mia madre, poveraccia, non ha capito un cazzo. Però le sembro tranquilla, quindi lei è più tranquilla. Solo che ora è fissata che devo mangiare, e mi rimpinza! (ride ndr)

Come si svolge la terapia?
Guarda è una terapia individuale, il classico studio, col classico lettino. So che ci sono anche quelle collettive, ma per ora, non mi sento pronta. I primi tempi ero seguita anche da un neuropsichiatra e per un po’ ho preso antidepressivi e tranquillanti, perchè, comunque, avevo una dipendenza fisica: è come se il mio equilibrio, anche a livello fisiologico, sia cambiato. Vedo il mio corpo in maniera diversa, sicuramente ora sto meglio. Sai che? Non è che insomma, impari ad amare, o cose del genere. Cioè: la differenza, rispetto a prima, è che faccio sesso, e mi piace, ma non è che se non lo faccio muoio. Il sesso non è più al centro delle mie giornate. Il sesso non da un senso alla mia vita, ma non posso negare che mi piaccia. Cioè il mio problema, ti assicuro non era che non ero amata o cose del genere, semplicemente a me piace così. Cioè….Forse, col mio psicologo, in accordo, sono arrivata a pensare che io amo così. Io amo le persone in questo modo. Non so se un giorno cambierò idea. Non so se è perchè ho paura, ma queste mie risposte, e questo mio equilibrio mi bastano.

Bene, Chiara, sono contenta, di questa tua ritrovata serenità. Passiamo ora all’ultima domanda: qual è stata l’esperienza sessuale che più ti è rimasta?
Beh, (accavalla le gambe e volge lo sguardo al soffitto, ndr) sai, in realtà una delle cose meno estreme. E di cose ne ho provate! (ride ndr). Comunque, credo con uno che era mio amico. Non lo vedo più, oramai, perchè ho eliminato tutti i contatti. Ci vedevamo da un po’, ed insomma: io stavo in braccio a lui, e l’abbiamo fatto piano, mentre avevo le cuffie del lettore MP3. Era un modo strano di sentirsi.

Che canzone era?
(ride ndr) Non te lo dico: è una delle cose più intime che ho, visto che senza vestiti, mi hanno vista in troppi.

Bene Chiara. La redazione di MDC ti saluta, e ti fa i migliori auguri!
Grazie! e mi raccomando: fate sesso con prudenza!

 

 

 

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