Glitter e nemici: quando la vendetta bussa alla porta

Se la vendetta è sempre stata un piatto che va servito freddo, da oggi può diventare anche scintillante, grazie all’idea di Mathew Carpenter, partita da Sydney solo qualche mese fa. Il lampo di genio è frutto delle tante buste colorate e piene di brillantini che si ricevono a Natale, da cui l’ australiano ha tratto ispirazione per creare quella che è stata definita “l’invenzione dell’anno”.

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Andando sul loro sito è infatti possibile inviare a soli 7 euro una busta “esplosiva” di glitter al proprio nemico, ovunque egli abiti. Il servizio è assolutamente anonimo, ma, per la gioia dei vendicatori più infimi, il pacco regalo è corredato da un biglietto contenente il motivo della spedizione. La sua genialata sta già facendo il giro del mondo e ha avuto un successo strabiliante, tanto che il giovane ventinuenne ha deciso di vendere la attività all’asta, perchè “diventata ingestibile”. Quello che stupisce, però, non è tanto l’effetto oro-colloso che sorprende, o meglio, infastidisce le vittime, quanto il percorso che ci sta dietro e il numero delle richieste, salite in poco tempo a ventimila.

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“Tutto ciò che brilla e tutto ciò che è oro non comprerà la tua felicità, quando sei triste e dolente” canta Rebecca Ferguson, compositrice britannica, in Glitter and Gold, e in effetti è proprio così: non può farci dormire la notte, sapere di aver conciato per le feste il nostro acerrimo nemico con una manciata di glitter. Oppure la vendetta ha un sapore così dolce per il palato umano, tanto da non potervi rinunciare e da trovare ogni mezzo per metterla in atto?

imagesC’è chi sostiene che il vendicarsi sia un verbo da associare solo agli esseri umani, perchè implica tattica, meditazione, pianificazione, mentre, invece, i poveri animali possono al massimo mordere o graffiare chi ha pestato loro la coda, senza, però, mai alzare la zampa contro l’aggressore, a distanza di tempo. Allora è proprio insito nel nostro cervello questo desiderio di recare danno a chi, prima, ce l’ha fatto subire. Lo dimostra un esperimento condotto da una scienziata dell’ Università di Zurigo, che ha rilevato zone del cervello che si attivano nel momento in cui puniamo il nostro nemico, producendo sensazioni di piacere, quasi come fosse una ricompensa del vedere il male altrui.

Molto probabilmente è questo che provò Ulisse nel compiere la prima grande vendetta della Storia, quando massarcò i Proci, che avevano per anni vissuto in casa sua, approfittandosi della sua assenza. “Se lo sono meritato” penserete voi, eppure alcuni studiosi ritengono che questo episodio sia, in realtà, il primordiale tentativo di istituire il Diritto, di fare giustizia. Vi è un filo di seta che separa la vendetta e la giustizia. La questione sorge spontanea: dove recidere? I confini si confondono quando si inizia a parlare di moralità.

Quando nei tribunali l’avvocato difensore promette al suo assistito che “sarà fatta giustizia”, intende dire che ci sarà un’ autorità giudiziaria che interverrà per ristabilire l’equilibrio, ma forse questo poco importa al cliente, che, invece, si sentirà in pace solo quando vedrà dietro le sbarre il suo nemico o, ancora meglio, quando lui stesso gli avrà dato una bella lezione. Si, perchè se usare violenza fisica contro qualcuno può sembrare un comportamento da immaturi, “con l’avanzare dell’età ci rendiamo conto che la vendetta è ancora la più sicura forma di giustizia”, come afferma il drammaturgo francese Henry Becque. Ecco, quindi, un buon motivo per ritornare ai tempi babilonesi della legge del taglione o al famigerato proverbio “occhio per occhio, dente per dente”, tratto dall’ Antico Testamento.

cadavere_riva_fiumePer fortuna che hanno creato un Ministero per la giustizia, che ci ricorda i sani principi morali e ci permette di tenere a bada la nostra istintiva voglia di vendicarci. E per fortuna che in molti paesi, soprattutto europei, hanno tolto la pena di morte, altrimenti saremmo ancora a guardare in piazza le teste decapitate, come fossero i necrologi di oggi. Goethe non sarebbe stato d’accordo con questa difesa della vita, perchè sosteneva che “se la società rinuncia al diritto di infliggere la pena di morte, subito si ripristina la difesa personale e la vendetta di sangue batte alla porta”.

Forse dovremmo smetterla di essere così cinici e sadici, rinunciando all’ idea di spedire lettere bomba a base di glitter, nascondendoci dietro la nostra voglia di vendetta. E, allora, come recita un famoso proverbio cinese, non rimane altro che sedersi lungo la riva del fiume e aspettare: prima o poi vedremo passare il cadavere del nostro nemico.

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