Attacco al Califfato: non solo Giordania

Dopo l’uccisione del pilota Muath Al-Kaseasbeh, la Giordania si è vendicata intraprendendo una campagna di bombardamenti denominata “Martire Muath” durata tre giorni che, secondo fonti dell’esercito legato alla monarchia Hashemita, ha colpito 56 obiettivi dello Stato Islamico (prevalentemente caserme e ricoveri) eliminando il 20% della forza combattiva dell’Isis. Dell'”ammorbidimento” tattico intende approfittare il governo iracheno per lanciare una campagna di terra volta a riprendere la città santa di Mosul e le regioni del Nord, insieme ai giacimenti petroliferi che vi si trovano.

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Re Abd Allah II di Giordania

Buona parte dell’opinione pubblica occidentale è rimasta scioccata dalle esecuzioni e dalle pratiche dello Stato Islamico, nonché dalle continue minacce rivolte all’Europa e agli Stati Uniti: in molti hanno chiesto il motivo per il quale nessuno dei paesi Occidentali sia intervenuto con un contingente di uomini allo stesso modo di quando gli Stati Uniti intervennero in Iraq. La risposta è che un intervento occidentale è tutt’ora in corso, sebbene con modalità diversissime rispetto a quanto accaduto nel 2003: diverse potenze hanno infatti inviato contingenti composti da unità scelte (le c.d. forze Tier-1) in Iraq al fine di consigliare le forze armate irachene e compiere missioni di Hybrid Warfare tra le quali rientrano: sabotaggio, recupero ostaggi, recupero di informazioni d’intelligence, appoggio alle unità avanzate e via dicendo. L’insieme di queste forze costituisce la “Task Force Black”, sebbene ognuna delle forze che la compongono agisce in modo strettamente indipendente e con obiettivi propri.

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Alcuni elementi dello Special Air Service (SAS), principale corpo speciale dell’esercito britannico

La presenza più numerosa è composta dai soldati britannici che al momento sono rappresentati da diverse squadre di SAS (Special Air Service) di stanza in loco da mesi, ai quali cui si aggiungeranno altri duemila soldati appartenenti a tutte le forze speciali. All’interno di tale schieramento agisce autonomamente il “Gruppo dei Sessanta”, che ha la sola missione di riportare a casa la testa di John il Jihadista, il cittadino britannico arruolato nell’Isis che ha preso parte alla realizzazione di alcuni video delle decapitazioni di prigionieri. Ad aprile verranno inviati al fronte anche un numero non precisato di disturbatori elettronici (Jammer) che consentiranno alle forze aeree giordane di estendere il proprio raggio d’azione.

Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno inviato squadre della Delta Force e dei Navy Seals, con compiti aventi tutti lo scopo di colpire la struttura di comando del Califfato: caccia all’uomo, imboscate ed eliminazione di alti profili. Tali forze si sono anche rese protagoniste di alcuni fallimenti in operazioni di liberazione degli ostaggi. La Francia ha inviato al fronte la celeberrima Legione Straniera che ha il compito di “vendicare” i fatti di Parigi di Gennaio, mentre il Canada ha inviato la Task Force 2 e il 427° squadrone paracadutisti che ha già avuto tre scambi con i jihadisti nel giro di due settimane: il bilancio è di 0 perdite subite a fronte di diversi bersagli abbattuti.

Elementi dell'U.S. Navy SEALS, Forze per Operazioni Speciali della Marina degli Stati Uniti

Elementi dell’U.S. Navy SEALS, Forze per Operazioni Speciali della Marina degli Stati Uniti

Da Novembre sono presenti anche duecento effettivi delle SAS Australiane ufficialmente in sole missioni di consulenza. Sono particolarmente temuti dall’Isis per la loro conoscenza dell’ambiente (erano presenti in Iraq anche nel 2003) e le loro tecniche di combattimento adatte ad un paesaggio desertico. L’Olanda invierà nei prossimi giorni due squadre di “Korps Commandotroepen”, anche queste con compiti di contro-insurrezione.

In loco da circa un mese sono presenti anche dei reparti italiani: la Task Force 45, composta da cinquanta elementi circa, sono prevalentemente utilizzati in missione di ricognizione, così come i quattro aerei Tornado dislocati in Iraq. A queste forze si aggiungono circa cinquecento addestratori per truppe di terra di stanza a Erbil, la cui efficacia è già stata riconosciuta in scenari complessi come l’Afghanistan.

Territori nel mirino dell’Isis

Concludendo, l’approccio che si sta usando contro l’Isis è diametralmente opposto all’intervento contro Al Qaeda in Afghanistan: le tattiche di hybrid warfare implementate denotano un approccio più paziente e, per questo, più efficace nella raccolta delle informazioni necessarie per un’avanzata di terra che dovrebbe mirare a restituire al governo di Baghdad la sovranità sulle regioni del Nord. Nei precedenti casi, al contrario, l’avanzata aveva compromesso la possibilità di reperire tali informazioni esponendo le forze di terra ad imboscate e perdite eccessive. La scelta delle truppe, invece, palesa la volontà di usare contro i terroristi la loro stessa tattica, ovvero quella di minare sia la capacità di discernimento e che quella combattiva attraverso la paura e la confusione.

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