Sanremo: freak show d’annata

È iniziato Sanremo, il festival della canzone italiana: le fanfare, le trombe, i fiori, tutto pronto per partire e ancora una volta sconvolgere la fragile mente dei poveri italiani.

Lasciando perdere le canzoni (non mi interessa un festival dove si elegge “il migliore” quando la questione dei gusti musicali è decisamente personale e poco questionabile), il pomo della discordia questa volta è d’adamo.conchita-wurst-53929_w1000 Conchita Wurst ospite. Per chi non sa chi è il personaggio in questione: trattasi di grande cantante dalle ottime doti vocali se non fosse che è un transessuale con tanto di barba (ben curata, ci mancherebbe).

Fosse per me sarebbe un artista e basta. Peccato che viviamo in un paese dominato da una mentalità vetusta, camuffata da ipocrisia 2.0 (con tutte le belle frasi negli status di facebook e le foto di gattini su instagram), orientata da una visone bigotta donata dal peggiore dei cattolicesimi inquisitori e che si sconvolge per ogni cosa che leda la pubblica decenza. Cosa sia la publica decenza ancora non si sa, visto che ci circondiamo di politici corrotti, stupratori di minorenni, prostitute e ignoranti a legiferare, galeotti a rifare la costituzione.

Ma la simpatica/o Conchita non è per fortuna il primo caso di scandalo e da Boy George a tentati suicidi, il Festivalone ci ha sempre deliziato con un magnifico, spumeggiante, incredibile Freak Show. È inutile, è più forte di noi: soffriamo di mixofobia ma l’esotico, l’alieno, lo strano ci fa impazzire, ci fa produrre eccessi di endorfine, ci fa partire la salivazione tipo cane di Pavlov. È l’italiano medio che risponde agli stimoli dello scandalo (di chi, de che, perché?): se salisse sul palco un rettiliano annunciando la fine del mondo con una soubrette al guinzaglio sarebbe l’apoteosi dell’urlo “allo scandalo!”

“OMMIODDDIO E’ UN TRANS CON LA BARBA PURE CHE SCHIFOOOOHHHH!!! I MIEI BAMBINIIIIIIIII!!!!” tipica sindrome da desperate housewife al massimo della sua espressione. Peccato per le canzoni, almeno quelle… no neanche quelle. È chiaro ormai che sia un Festival pilotato, confezionato per tenerci ignoranti rispetto alla realtà, rinchiuderci dentro un castello con fossato medievale per nasconderci e proteggerci, tenendoci al sicuro, da quello che più ci spaventa: la realtà, o meglio, la novità della realtà, la diversità della realtà. Il vero scandalo è parlare di quello che c’è dietro una canzone (poveri Mia Martini e mr. Tenco), meglio vedere se c’è qualche farfallina biricchina che spunta tra due peli pubici!

Ora, la domanda vera e propria è questa: è così difficile sentire delle canzoni vere? Ve ne propongo due, che non sono un estremo musicale, tipico di chi ha il rumore e la distorsione nelle vene, ma piuttosto esempi di come una canzone possa scandalizzare e violentare le menti avvolte nella bambagia dei bamboccioni neo-freak/hipster/cattocomunisti, o chiamateli come volete.

festival-sanremo-2015-logo-ufficiale

Canzoni che con la concordanza tra musica e testo possano fare riflettere inquietando, non rassicurando, tenendoci lontani i problemi e le criticità che contraddistinguono le contraddizione della nostra società. Ricordate Cristicchi e quella bestialità anti-educativa che era quella canzone sul suicidio? Giudizio forte, cattivo, violento? Però gli archi e la melodia ti rimanevano in testa, peccato che il testo era una vera porcheria, pieno di banalità, buonismo, ipocrisia, sfigofilia (amore per le sfighe per gli altri, che taaaaaaanto ci piacciono, vero?). “Poveraccio quel protagonista della canzone” è il giudizio medio su quel testo. Ma è solo un esempio, pessimo, di come educare tenendo al sicuro sia sbagliato. È inutile nasconderci dietro ad un dito: una canzone comunica, è linguaggio e dove c’è linguaggio c’è apprendimento e pertanto educazione (quella con la E maiuscola, non il galateo).

Possiamo sempre pensare ed accettare che la canzone italiana debba essere “leggera”, che piaccia a tutti e soprattutto che ci faccia rimanere ignoranti e bigotti, preda dei nostri pregiudizi? Forse è il momento di diventare più partecipi della nostra vita e non solo usufruitori passivi di una vita che ci hanno confezionato. Ecco i miei esempi di canzoni per Sanremo. Non ascoltateli guardando la coreografia, le scale, l’orchestra. Per fortuna, per il vostro cervello non ci sarà nessuna distrazione, solo la verità: nessun fossato, un passo avanti e siete nella realtà.

Conchita Wurst permettendo.

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