Assistente Sessuale per disabili? Sarà presto realtà

I primi mesi del 2014 il quotidiano La Repubblica ha dato la notizia del lancio in Italia di un disegno di legge per creare e regolamentare la figura di “Assistente Sessuale per disabili”, annunciando che sarebbero partite a breve le selezioni ed il conseguente corso di formazione. A distanza di quasi un anno, incuriositi dall’interessante proposta, abbiamo deciso di intervistare il dott. Quattrini, Presidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia di Roma, nonché uno dei padri dell’iniziativa.

Dott. Quattrini, innanzitutto grazie per aver accettato l’intervista. Ci dica di com’è nata l’iniziativa.
Il progetto nasce due anni fa per voce di una serie di persone che, contattando tramite il suo blog Max Ulivieri, avevano espresso le loro difficoltà ed esigenze riguardo il tema. Due anni fa, quindi, Max decide di approfondire il discorso ed inizia a scrivere un primo articolo, pubblicato su Il Fatto quotidiano. Da lì nasce l’idea di costituire un gruppo di persone volontarie, che andranno poi a costituire il comitato, motivate a portare avanti questo progetto. Io subentro pochi mesi dopo, curando quell’aspetto che possiamo definire più “scientifico”. Possiamo dire quindi che l’idea di base nasce come risposta ad un’esigenza espressa da parte dell’utenza, là dove per utenza intendiamo sia persone disabili che i genitori di ragazzi in tali condizioni.

Il Dott. Quattrini (sinistra) con a fianco Maximiliano Ulivieri, al XXI Congresso della SICP per parlare di Assistenza Sessuale

Ho visto che avete iniziato le selezioni la scorsa estate.
Si, circa intorno ad aprile dello scorso anno abbiamo effettivamente lanciato l’iniziativa, dando la possibilità a persone di tutta Italia di candidarsi per quello che sarebbe stato il corso. Il ventiquattro aprile siamo riusciti, insieme al senatore Sergio Lo Giudice, a creare il disegno di legge riguardante la figura dell’Assistente Sessuale, dando così maggiore visibilità alla tematica. Le selezioni sono avvenute da luglio a settembre e ad esse hanno partecipato circa ottanta persone. Nel libro Love Ability, a cura di Max, questo processo viene descritto molto bene. Io personalmente ho impostato un protocollo che andava non solo a selezionare il candidato, ma anche costituire dei primi scritti importanti a livello mondiale. Dalla suddetta selezione è stato poi creato un elenco di trentatré persone che, nel prossimo aprile/maggio, inizieranno il primo corso di Assistenza Sessuale. La settimana scorsa abbiamo avuto un incontro a Firenze, mosso da una parte dall’esigenza di dare qualcosa di più trasparente a livello istituzionale, e dall’altra di spronare le singole regioni a partecipare attivamente. In relazione a ciò le regioni Toscana ed Emilia Romagna sono per adesso quelle che ci hanno dato miglior feedback.

Bene, ed i formatori chi saranno?
I formatori sono un gruppo di circa sei persone. Ci sono io, data la mia formazione nello specifico, per quanto riguarda la parte psicologica, corporea e psicosessuale. Ci saranno Max, che avrà un ruolo inerente a quello che è l’aspetto della disabilità, due figure di assistenti sessuali svizzere, che verranno a portare un contributo “estero”, per quanto il loro operato sia lievemente diverso rispetto a quello che stiamo progettando noi in Italia. Ed infine saranno presenti un medico ed un legale, in modo da creare una situazione a 360° che tenga conto anche del lato deontologico della figura che si andrà a formare. Possiamo asserire quindi che si tratta di un equipe molto mirata.

Certo, in modo da tenere conto di tutte le sfaccettature…
Assolutamente. Anche perché in Love Abilty si chiarisce quello che sarà il percorso di formazione e ciò che succederà dopo il corso. Per adesso infatti, quella dell’Assistente Sessuale per disabili, è una figura che non esiste, e anche nei paesi dove esiste non è strettamente regolamentata. In Svizzera e Germania è presente la figura di Sex Worker, ossia la persona che decide di specializzarsi con dei corsi necessari solamente a effettuare questa attività. Quello che faremo noi, e lo dico con un pizzico di orgoglio, è qualcosa di diverso rispetto a quello che si fa in Europa. Quello che abbiamo sempre detto infatti è “non è che le prostitute non possono fare l’assistente sessuale” ma semplicemente “tutti possono farlo se formati adeguatamente”.

Concordo. Appena uscito l’articolo io personalmente feci un’approfondita ricerca sul web, vedendo ad esempio i casi Svizzera o Giappone. Ciò che mi colpì subito è che in realtà non esisteva una figura ben delineata. L’Assistente Sessuale era un qualcosa che certamente esisteva a livello empirico, ma non era regolamento da un punto di vista legislativo, o era a volte una figura ai margini della legalità, qualcosa di spesso descritto similmente alla prostituzione. Quindi la mia curiosità è questa: in Italia quali saranno i limiti d’azione di chi ricoprirà questo ruolo?
In Italia la figura si distinguerà certamente da quella del Sex Worker. Essendo quella dell’A.S. una professione che va oltre il semplice “vendere il proprio corpo” a un disabile. È qualcosa di più complesso perché c’è dietro un aspetto educativo riguardante la sessualità, c’è la forte volontà di creare una situazione di contatto sia umano che sessuale. Questo aspetto particolare non riguarda il lavoro di una prostituta o del prostituto, che tendenzialmente è limitato alla mercificazione del sesso. Non a caso infatti una regola che abbiamo istituito è quella di arrivare, in merito all’operatività, sino a un certo punto. Se noi siamo abituati a vedere il caso dell’A.S. svizzero o tedesco che arriva a mettere in pratica la sessualità anche coitale, arrivando appunto al contatto genitale, per quanto riguarda l’A.S. italiano invece si potrà giungere al massimo ad un contatto di tipo autoerotico. Nel caso in cui non fosse possibile da parte del disabile compiere l’autoerotismo, per incapacità di utilizzare le mani ad esempio, ci potrà essere allora un coinvolgimento più diretto e più mirato. Ribadisco che si arriverà quindi al massimo all’autoerotismo. Questo è un limite che da un lato ci tutela rispetto alla prostituzione e dall’altro mette in contatto con il proprio corpo sessuato persone che sono sempre state considerate “inferiori” perché affette da disabilità.

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Esatto, proprio in relazione a questo tutto ciò è motivato dal fare un ulteriore passo avanti verso quel processo di integrazione del disabile, e smetterla di vederlo come una persona che ha bisogno di mangiare, di un letto, di una casa e basta. Perché è palese che un disabile è bensì individuo a tutto tondo.
Quello che io ho sempre detto è che intanto dobbiamo sganciare il disabile dal cliché dell’eterno bambino. Il disabile ha una sua realtà che va capita e aiutata, non chiudendola appunto in quell’immagine sminuente che è l'”angelo” o l'”eterno bambino”. Dall’altra parte cosa importante è svincolare i genitori del disabile da quello che è un ruolo che diventa spesso un pò pericoloso. Io ho parlato spesso con genitori di disabili che raccontano che talvolta ci può essere un aiutare, loro stessi, il figlio a masturbarsi, se non addirittura a compiere altre azioni relative alla sessualità, cadendo così nella trappola dell’incesto. Io voglio evitare che questo sia il dato più comune. Creare una dignità e una libertà di scegliere la sessualità da parte del disabile: questo è un punto fondamentale riguardo la figura dell’A.S.

Concordo, e sottolineerei appunto la parola “dignità”. Certamente questa figura andrà ad operare per aumentare la qualità della vita del disabile. Ora, non per fare retorica laica, e col massimo rispetto per la fede altrui, ma essendo noi in Italia dobbiamo necessariamente tenere conto del campo culturale nel quale ci muoviamo, ergo quei limiti culturali caratterizzanti. Perché in Italia anche solo parlare di sesso in generale è veramente difficile, figuriamoci poi associare un altro tabù come quello della disabilità. Dunque, che difficoltà avete riscontrato in tal senso?
Le difficoltà più grandi sono quelle relative al tabù, come appunto stavi dicendo. Io poi ci sono abituato perché a volte anche solo fare il sessuologo è strano agli occhi degli altri (ride, ndr). Però in realtà la cosa più importante è darle il giusto peso. Io personalmente non sono stato bersagliato, forse visto il mio ruolo molto scientifico. So che invece la Love Giver è stata oggetto di azioni da parte di alcune comunità cattoliche, che ci accusarono di essere dei “demoni”, e che portavamo avanti il progetto per lucro, addirittura. Benché quello che noi facciamo, ovviamente, non è certo per lucro. È successo poi che delle attiviste femministe ci criticarono, asserendo che l’equipe era prettamente maschile e che quindi ciò che facevamo era un modo di continuare a sfruttare l’idea di donna-prostituta.

In realtà io so che ci saranno anche omosessuali e bisessuali, si terrà conto dell’ampio ventaglio di diversità di genere ed orientamento sessuale, no?
Esatto, infatti non mi è mai preoccupata questa critica. Chi ci conosce sa benissimo quanto noi siamo molto attenti a questo aspetto, al di là di cosa ne pensi la femminista ideologicamente ferma agli anni 70, che incarna un estremismo come quello del cattolicesimo o dell’islamismo. Le loro sono idee che io posso rispettare, finchè loro però rispettano le mie. D’altra parte nella selezione noi siamo riusciti a raggiungere, risultato unico a livello mondiale, un bilanciamento tra uomini e donne. E c’è un bilanciamento non solo per genere, ma anche per orientamento. Come tu dicevi ci sono omosessuali, eterosessuali e bisessuali. Ci siamo accorti che queste questioni spesso sono infatti dipinte stereotipicamente o in maniera superficiale. Noi stiamo cercando quindi, anche da un punto di vista accademico, di creare materiale così da poter sviluppare un punto di contatto maturo e serio verso queste tematiche.

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È uscito a novembre Love Ability, libro a cura di Maximiliano Ulivieri, dove in tanti avete partecipato, e che state presentando in Italia.
Si abbiamo partecipato in tanti, è un testo ampio e completo dove per la prima volta in Italia si è provato a parlare in maniera seria di questi temi, ai quali non era ancora stata data voce.

Certo, quello che vi auguriamo è che oltre alla regione Toscana anche altre regioni vi diano un feedback positivo, cosicchè finalmente possano partire i corsi.
Si, io credo che dal momento in cui una regione dà credibilità ed investe su quello che è questo bel progetto allora anche altre regioni si accoderanno, permettendo così a quel d.d.l. di diventare ufficialmente legge. Sappiamo tutti che il percorso di un d.d.l. infatti non è molto facile. Queste sperimentazioni a carattere regionale darebbero quindi maggiore credibilità e spinta al progetto.

Beh, diciamo che per adesso siete ancora un “work in progress”.
Assolutamente, per adesso è tutto un work in progress! (ride, ndr)

Quindi, per essere ottimisti, si spera che per il 2016 la figura di A.S. sarà già operativa. Ce la possiamo fare?
Ci sono degli aspetti legali che vanno chiariti e delineati. Queste persone che abbiamo selezionato saranno certamente formate. Se formate tramite la collaborazione della regione o solamente tramite Love Giver, questo ancora non lo sappiamo. Però ci saranno sicuramente nel 2016 in Italia i primi a potersi dichiarare qualificati per operare come A.S. per persone disabili.

Benissimo. Noi della Redazione vi facciamo un grossissimo in bocca al lupo e ribadiamo i nostri sinceri complimenti per aver lanciato questa iniziativa, che a definirla straordinaria sarebbe poco. Perché è giusto andare avanti e, come dicevamo prima, riuscire a slegarci da certi tabù e da certe barriere che altro non fanno che farci male.
Più che altro iI tabù in sé blocca la possibilità di differenziarci, nel senso che tendenzialmente spinge tutti a fare una certa cosa. E nella sessualità questo fatto è drammatico. Perché la sessualità dev’essere creatività, piacere, e non può essere vista solo come atto procreativo. Dunque se vogliamo rimanere nel medioevo va bene, ci possiamo anche rimanere (ride, ndr), ma dato che siamo nel 2015 probabilmente sarebbe importante sdoganare alcuni tabù. E sdoganarli al punto tale di poter essere tutti liberi di poter vivere in maniera serena e tranquilla la propria sessualità.

Esatto, vivere serenamente la sessualità, scevra da sensi di colpa o altri residuati culturali distruttivi che, nei casi peggiori, possono arrivare a rovinare un’esistenza intera.

Assolutamente si.

Benissimo, l’intervista è conclusa, io la ringrazio da parte mia e della Redazione di MdC.


Qua di seguito alcuni contatti utili per chi fosse interessato ad approfondire la questione

La pagina fbook del Dott. Fabrizio Quattrini

Il sito internet della Love Giver

Il blog di Maximiliano Ulivieri

La pagina fbook di Love Ability

Il libro Love Ability su Erickson

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2 commenti
  1. mario ha detto:

    sono d’accordo con l’iniziativa. però è un po’ fastidiosa questa retorica da 4 soldi. stiamo parlando di prostitute per disabili, né più né meno. certo delle prostitute preparate ad una situazione un po’ anomala, ma sempre prostitute.
    sottolineo questa cosa perché è assurdo che per i disabili la prostituzione venga legalizzata (cosa giusta) mentre per le persone normali no, come se si trattasse di due cose distinte. la richiesta e l’offerta rimangono le medesime, abbiamo il soggetto A che vuole fare sesso e non può (disabile o normale), ed il soggetto B che offre quel sesso.

    differenze zero, a parte l’idiozia del politicamente corretto.

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    • Baku ha detto:

      Salve Mario, la ringrazio innanzitutto per il commento.
      Per dovere di cronaca vorrei precisare che il forte impegno del Dott.Quattrini, e dello staff che sta lavorando al progetto, è invece proprio quello di creare una figura che non sia una semplice prostituta/prostituto ma bensì formata anche dal punto di vista psicologico e psicosessuale. Cito a tal proposito un estratto dell’intervista:

      «Essendo quella dell’A.S. una professione che va oltre il semplice “vendere il proprio corpo” a un disabile. È qualcosa di più complesso perché c’è dietro un aspetto educativo riguardante la sessualità, c’è la forte volontà di creare una situazione di contatto sia umano che sessuale. Questo aspetto particolare non riguarda il lavoro di una prostituta o del prostituto, che tendenzialmente è limitato alla mercificazione del sesso»

      La saluto e la invito a continuare a seguirci!
      Cordialmente,
      Baku Loddo – caporedattore di MdC.

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