Green Day, Demolicious – la recensione

I Green Day si formarono quasi trent’anni fa a Berkley, in quella soleggiata California a cavallo tra 80’s e 90’s che, grazie anche allo storico Gillman Street, diede la paternità alla terza ondata del punk e vide nascere gruppi del calibro di Rancid, Nofx, Offspring, Descendents, No Use For A Name, Screeching Weasel e così via rimembrando.

ADORABLE2

Nella foto, del 1994, i Green Day nell’appartamento nel qualche convissero un periodo, e nel quale fu girato il loro primo video, quello del singolo Longview.

Nel 1994, i tre ragazzi il cui nome della band sta a significare un giorno relegato all’uso e abuso di marijuana, raggiunsero il loro apice sia creativo che commerciale. Billie e compagni sfornarono infatti Dookie, uno degli album più importanti nello scenario alternative dei 90’s che, oltre a vendere circa 15 milioni di copie, ispirò a sua volta tanti gruppi a venire. A dieci anni di distanza, nel 2004, tirarono fuori dal cilindro il loro settimo album in studio, American Idiot, un rock opera che li riportò prepotentemente alle luci della ribalta.

Che i Green Day siano punk o meno, beh, questo è un discorso che affronto, controvoglia, circa da quindici anni. “Il punk è tale se parla di temi sociali, il punk è anarchico e rivoluzionario”, beh i Ramones, una delle massime icone del punk-rock, di certo non erano tipi da A cerchiata, ed anzi alcuni componenti si dichiararono apertamente reazionari. “Il punk dev’essere musica sporca, grezza e veloce”. Mmmh, anche qua credo che Blondie, Patti Smith e i Devo avrebbero qualcosina da ridire. Mettendo quindi nel cassetto questi discorsi, abbastanza adolescenziali e che tendono ad appiattire il discorso, su chi sia più punk di chi (“Ah, hell! He’s even more punk than me.” per citare i Nofx di Punk Guy) possiamo dire che i Green Day siano “pop&roll sviluppato in chiave punk”, come li definì egregiamente un testo che lessi da gggiovane.

green day 1Dopo questa introduzione, più che doverosa, vi parlerò quindi di Demolicious. Perchè erano anni che i Green Day, nella loro deriva verso sonorità più digeribili, non mi emozionavano e facevano, almeno nella mente, ballare. Questo album contiene versioni demo di svariati brani, registrati durante il 2012, che poi entreranno a far parte della trilogia ¡Uno!, ¡Dos! e ¡Tré!. Demolicious è un ottimo lavoro composto da diciotto sferzate di energico e sincero punk-rock, veloce e ruvido quanto basta, ma non troppo da non soffocare le linee melodiche, e contemporanemente senza mai scadere in quelle strutture elaborate e troppo costruite, caratterizzanti i loro lavori da American Idiot in poi.

Questo non è un album esplosivo come Dookie, ma è come se il trio californiano volesse regalarci un pò di quella deliziosa immediatezza della quale, ahimè per tanti anni, ci aveva privato. Ad ascoltarlo ci vengono quasi in mente le b-sides di Shenanigans. Tré batte deciso sulle pelli, Mike fa ruggire il basso con delle linee corpose, Billie elergisce generose pennate rock e contemporaneamente strilla al microfono, impegnandosi, per entrambi i versi, a non ricreare sonorità da fighetta. Tanti i pezzi degni di nota.

99 Revolutions che apre l’album, e come da monito ci fa capire quali corpose sonorità ci aspetteranno. Batteria decisa e coretti in tipico stile “punk anni 90”. Carpe Diem, più simile ai brani di American Idiot ma poco pettinata per poterne far parte. State of shock, Stray heart, con sonorità retrò rock&rolleggianti. Let your self go e poi Stay the night, decisa nella versione elettrica e vera chicca in quella alternativa, che si sviluppa su un tappeto di chitarra acustica d’una tenera semplicità, accompagnata da una voce malinconica ma non ruffiana. Fino ad arrivare al penultimo pezzo: Missing you. Un piccolo capolavoro. Billie, come nelle migliori liriche dei gold times di When I come around, parla d’amore. Lo fa con parole semplici ma non banali, e quasi a ricordarci che il ragazzino di At the library, Dry Ice, Going to Pasalaqua, She, in fondo, non è mai morto.

Per concludere, che i Green Day siano o non siano punk: non m’è dato deciderlo. Ma questo album lo è, decisamente. Se avete amato il trio di Berkley per quel punk scanzonato e genuino che li fece spopolare in tutto il globo terraqueo, beh, allora amerete sicuramente Demolicious.

Annunci
2 commenti
  1. Sooini ha detto:

    “Ad ascoltarlo ci vengono quasi in mente le b-sides di Shenanigans. Tré batte deciso sulle pelli, Mark fa ruggire il basso con delle linee corpose”
    Mark chi? Semmai Mike! :’D
    Correggete!!

    Mi piace

    • Baku ha detto:

      Grazie mille per la segnalazione, abbiamo provveduto a correggere il refuso!

      Mi piace

Dì la tua!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: