Foo Fighters, Sonic Highways – la recensione.

Recensire questo disco è un’operazione ardua, come quella di un salvataggio dei Malavoglia: salvare i lupini dal naufragio oppure la vita? Esagerato? Non proprio. Questo disco è legato a doppio filo con il documentario omonimo che inizialmente doveva essere il making of del disco stesso. Intreccio labirintico degno del miglior Dedalo. Quindi la scelta è recensire il disco slegato dal documentario o considerarli come un blocco unico? Brevemente farò entrambe le cose.

Se consideriamo Sonic Highways un disco e basta allora il voto rispetto a questo lavoro è di certo al di sopra della sufficienza, anzi, rispetto alla produzione enorme e mastodontica dei foo fighters da quando sono un gruppo (diciamo da The Colour and The Shape) questo disco è decisamente il più completo, compatto e di certo ispirato. I brani scorrono veloci senza rimpianti, battuta dopo battuta. Niente di nuovo sotto al sole: rock massiccio da Foo Fighters, chitarrone che esplodono e batteria possente ma decisamente agile nei passaggi (alcuni molto belli, davvero), assoli quanto basta e quel gusto punk rock che dice “scorro via veloce e stai tranquillo che un pò di melodia te la sparo dritta nelle orecchie”.

foo-fighters-sonic-highways-artworkSomething for nothing e The feast and the famine ovviamente sono brani degni dei singoli passati dei Foo’s, ma è nelle ballate che il gruppo spicca il volo compositivamente ed emozionalmente: Subterranean ti da quella sensazione di passaggio con quella contrapposizione tra il maschio della voce di Grohl e la sottile linea grigia della voce di Gibbard, il fondersi di acustico ed il malinconico dell’e-bow in perenne feedback. I am a river: questo è un grandissimo, enorme, incredibile capolavoro che parte piano piano e poi esplode, non come da tradizione Foo’s ma piuttosto con un crescendo emozionale che riempie il cuore, ad occhi chiusi e ci si fonde con il teso, intenso, assurdamente semplice ma denso con quel finale orchestrale che è qualcosa di assolutamente umano, nella più piena umanità del termine.

I testi sono ispirati, ovviamente, e certamente meno personali del solito: storie, tante, emozioni, uomini (in generale senza distinzioni di genere), parole che ci rappresentano, in cui ognuno di noi può ritrovarsi (“oh ma questo sono io!”), cosa che è importantissima nella musica, perché è quella cosa che ci fa dire che quel gruppo/disco/artista/canzone ci piace.

Gli altri brani non sono per nulla dei riempitivi, anche perché gli ospiti sono micidiali (dalla parte finale di Congregation, all’assolo di Outside – spaziale, che ti fa vedere il deserto e sentirti piccolo piccolo – fino al finale epico di What did i do/god as my witness). Menzione d’onore per l’inusuale, solare e felice In the clear, dove i fiati ti esplodono nel petto, con un grande respiro. Purtroppo non ci si può accontentare del solo disco. No, sarebbe un peccato primordiale di presunzione e di volontaria ignoranza.

maxresdefaultSonic Highways è un documentario la cui visione è un dovere civile, umano, esperenziale. È un passaggio obbligato guardarlo, sentirlo, inscindibile dal disco in se, intanto per la composizione delle puntate la cui canzone finale è un sunto e spiega perfettamente il perché di ogni scelta, ricordandoci che fare musica non è per nulla una cosa semplice che si possa fare in cameretta con il proprio computer. Perché ci si perde un pezzo importante, fondamentale anzi, dell’esperienza di produzione musicale, che è fatta di scelte. Scelte obbligate, istantanee, su cui non si deve tornare indietro, pena la genuinità della composizione in tutte le sue parti.

Non ci si può esimere anche dal fatto di considerare questo documentario unito al disco un evento epocale, un The dark side of the moon, un The wall dei giorni nostri: uno spaccato sociale, umano, esperenziale che ci rappresenta tutti. Tutto il blocco va gustato per forza insieme. E non ve ne pentirete. In conclusione vogliamo dare dei voti al tutto? Bene, da solo Sonic Highways è un disco da 8 pieno, anche 8 e mezzo. Ma insieme al documentario arriva a quel 10 infinito e assoluto che merita.

Guardatelo/ascoltatelo tranquillamente, poi uscite e vivete la vostra vita con il cambiamento mentale che questo lavoro vi donerà: occhi nuovi sun un mondo che credevate vecchio e conosciuto.

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2 commenti
  1. Tommaso ha detto:

    Ottima recensione! condivido in pieno! Quasi una garanzia. Visti nel precedente tour anche dal vivo sono davvero spettacolari! in attesa di un eventuale concerto a cesena incrociamo le dita e rock on! \m/

    ps
    Non sono molto convinto di “i am a river” il testo è molto semplice rispetto alla musica. anche se il pezzo spacca davvero (magari è solo una hit e non un best of! ;))

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  2. F_Chiovo_Nail ha detto:

    sono contento, avere apprezzamenti positivi fa sempre piacere. spero che continuerai a seguirci. ti consiglio anche gli altri articoli correlati a foos che abbiamo qui su mangiatori di cervello, in redazione siamo grandi fan di Grohl anche dal punto di vista umano ed intellettuale!

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