La Ndrangheta sbarca al nord? No, c’è già da molto tempo.

L’operazione “Aemilia” dei Carabinieri ha scoperchiato un vasto giro d’affari legato agli appalti emergenziali della ricostruzione seguente il sisma del 2012. Dall’operazione condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna sono scaturite 117 richieste di custodia cautelare e 200 indagati solo in Emilia Romagna, mentre altri 46 provvedimenti sono stati emessi dalle questure di Brescia e Catanzaro: in totale sono stati sequestrati beni con un valore totale superiore ai 100 milioni di €. I Carabinieri hanno spiegato una forza di oltre 1000 effettivi supportati dagli elicotteri.

La mappa della ‘ndrangheta al Nord (La Stampa, 11 dicembre 2014)

La mappa della ‘ndrangheta al Nord (La Stampa, 11 dicembre 2014)

Al centro dell’inchiesta ci sono gli esponenti del clan Grande Aracri con base a Cutro (KR), ma con molti esponenti trasferiti in Emilia a seguito dell’applicazione del provvedimento relativo al soggiorno obbligatorio per i reati di mafia. Il primo caso emblematico fu quello di Salvatore Fiandaca, trasferito da Gela a Genova nel 1979 nella convinzione di riuscire così a distruggere i legami preesistenti costituenti l’associazione mafiosa. Dopo di lui seguirono molti altri, tra cui Francesco Grande Aracri, l’uomo al centro dell’inchiesta di questi giorni trasferito a Brescello nel 1984. Il provvedimento di soggiorno obbligatorio è ad oggi considerato come uno degli elementi che più hanno contribuito allo sbarco nel centro e nel nord delle organizzazioni mafiose del meridione.

Gli organi competenti si sono accorti di questa infiltrazione quando ormai essa era già piuttosto progredita: le organizzazioni criminali si sono già spartite determinate aree economicamente rilevanti del settentrione italiano, come la periferia di Milano e la Brianza. In tale spartizione è la Ndrangheta a farla da padrona, seguita a grande distanza da Cosa Nostra e Camorra. Stando ai dati tratti dalle inchieste si sono registrati settantaquattro episodi di avvicinamento tra esponenti delle cosche ed esponenti degli enti locali, documentati tra il 2009 e il 2013 con diciotto casi nel solo hinterland di Milano.

Tali organizzazioni quando si trovano al nord evitano accuratamente i grandi centri, per stabilirsi nelle immediate vicinanze in centri più piccoli, dove è più facile incontrare esponenti delle Pubbliche Amministrazioni e sfruttare quella rete di solidarietà che si origina tra conterranei. Oltre a tali motivi bisogna considerare anche la scarsa o nulla presenza di presidi delle Forze dell’Ordine. Per confermare quanto detto, basti pensare ai paesi che sono stati in qualche modo coinvolti dall’infiltrazione: Buguggiate (VA) che ha ospitato Giacomo Zagari (primo capobastone ad essere stato condannato al soggiorno obbligato al Nord) conta 3.000 abitanti mentre Buccinasco ha circa 27.000 abitanti ed è definita la “Platì del Nord”.

mafia 16-1

Tra gli eredi di Osso, Mastrosso e Carcagnosso (i tre cavalieri iberici che, secondo la leggenda, fondarono Cosa Nostra in Sicilia, la Ndrangheta in Calabria e la Camorra a Napoli), le cosche calabresi sono quelle che stanno avendo il maggiore successo economico e il maggiore grado di estensione a livello planetario: dopo il salto di qualità operato negli anni 70 (quando i proventi dei sequestri di persona avevano fornito il “capitale iniziale” necessario per diventare un attore di peso nel commercio di stupefacenti) sono diventate una delle due organizzazioni criminali riconosciute ad essere diffuse in tutti e cinque i continenti (l’altra sono le triadi cinesi).

Il segreto di questo successo sta nella struttura: la Ndrangheta è un network di cosche di piccole e medie dimensioni in cui i ruoli chiave sono occupati da membri della medesima famiglia che con la diaspora sono emigrati sia al Nord Italia che all’estero. Questa struttura a network ben si coniuga con le esigenze dettate dalla globalizzazione, ovvero flessibilità e capacità di adattamento ai diversi contesti e alle diverse situazioni. La Mafia e la Camorra, al contrario, presentano una struttura gerarchica più rigida che, nonostante alcuni tentativi di “riforma”, persiste tutt’ora e non garantisce la necessaria flessibilità di fronte ai diversi contesti.

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2 commenti
  1. ll ha detto:

    Per la cronaca e smetter di teoremi…. osso cagamucazzo e mo stracchio non son fondatori di mafie…. lo sono il kapitalismo e da duemila anni i popoli del sud inghilterra genocidari delle popolazioni autoctone ed in conflitto con i pitti del nord ai quali per aaccordo han tributato la massoneria scozzese…

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  2. ll ha detto:

    Che stracchino mosso gagnatotto potessero essere appellativi di primi cavalli di troia non si puo escluder ma la ndrangheta a confronto delle mafie tedesce con men di un cazzo nonostante sfascia l italia

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