Economia in pillole: cos’è il “signoraggio”?

Ne avrete sicuramente sentito parlare, sopratutto sul web, nei social network e da qualche amico “informato”. Il signoraggio è diventato un tormentone, tanto che in alcuni partiti politici, qualcuno convinto del male prodotto da questo, cominci a farci campagna elettorale.

Ma cos’è questo benedetto signoraggio? Cominciamo dal basso, ovvero, dal significato della parola. Signoraggio è la fusione dei due termini Signore+Agio ovvero L’agio del Signore. Questo deriva dalla consuetudine medievale per cui il Signore del feudo, battente moneta, tratteneva una parte dell’oro, di cui erano fatte le monete, come agio. Il risultato era che portando 10 grammi d’oro a far coniare ti restituivano 1 moneta (è solo un esempio) da 9 grammi di “valore nominale” 10. In pratica la moneta veniva scambiata con valore 10 grammi d’oro ma di fatto era da 9. E il grammo mancante che fine faceva? Serviva intanto a coprire i costi di conio e il rimanente entrava dritto nei forzieri del Signore il quale era libero di farne quello che voleva.

Oggi le monete non sono legate a metalli preziosi e vengono emesse in modo completamene differente, ma il signoraggio esiste ancora? La risposta è “si certo, il signoraggio esiste”. Aspettate a però a gridare al complotto (come di solito fanno i siti che parlano di signoraggio) perché è un po’ diverso da come ve lo siete immaginato o lo avete letto in giro.

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Oggi l’emissione di moneta, come sappiamo, è affidata alle Banche Centrali, per i paesi europei aderenti all’euro è la BCE per la moneta elettronica (non stampata) e le banconote, mentre le monete in metallo sono affidate alle banche centrali nazionali. L’agio è rappresentato dal tasso di interesse applicato all’emissione della moneta, il famoso “costo del denaro” ovvero quel tasso d’interesse, fissato dalla BCE a scadenze prestabilite ogni tre mesi.

Quindi (permettetemi una omissione di tutti i passaggi del sistema) incassate le plusvalenze date dai tassi di interesse, le banche centrali che fanno? Tolti i costi di produzione e distribuzione, i costi della struttura stessa e dei servizi (le banche centrali si occupano di molte cose, non solo di emissione di denaro) l’avanzo viene distribuito. La domanda ovvia a questo punto è: a chi viene distribuito questo “utile”? I soliti informati su facebook vi diranno che vanno in mano alle banche centrali e di conseguenza ai soci delle stesse, ovvero banche private che ingrassano sulle spalle degli Stati nazionali e di noi poveri mortali. Questo non è corretto. Le banche centrali consegnano principalmente allo Stato di appartenenza il denaro eccedente, mentre la BCE lo consegna in quota parte alle banche centrali partecipanti che lo utilizzano per i costi di struttura e, come detto prima, rendono allo Stato il rimanente.

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Avete ancora dubbi? Basta leggere il bilancio di banca d’Italia, è pubblico ed accessibile dal sito, così, tanto per fugare ogni dubbio. Prendendo ad esempio il bilancio di banca d’Italia 2008, questa ha prodotto un utile di € 502.939.255 di cui sono stati pagate imposte per € 327.727.564, realizzando un utile netto di € 175.211.691, di questi € 105.111.415 euro (circa il 59,99% dell’utile netto) sono stati versati al Tesoro, a titolo di ripartizione dell’utile al netto di imposte, il rimanente per buona parte sono andati ad accantonamenti e riserve. Le somme distribuite in quota parte ai soci di capitali sono state € 58.803.600. Considerando che Intesa Sanpaolo S.p.A. è il maggior azionista con il 30,3% della quota capitale potete capire bene e senza troppi calcoli che un colosso bancario del genere non fa di certo affari con una somma così esigua.

Quindi possiamo affermare che il signoraggio, inteso come metodo per far arricchire qualche banchiere e dominare il mondo, è solo una bufala conclamata. Concludendo, le banche centrali sono istituti di emissione pubblici; quindi che siano statali, private a partecipazione pubblica o un mix delle precedenti non cambia nulla, il loro ruolo è puramente istituzionale.

Rimanete in linea per il prossimo articolo: parleremo di “tassi di interesse”.

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