Quando il problema sono i genitori e non i bambini

Lavoro da molti anni con un’utenza che si trova in una fascia di età veramente delicatissima: l’infanzia.

Freud stesso diceva che i primi 5 anni di un individuo sono fondamentali, e tutto ciò che accade in questa fascia influenzerà, fortemente, la persona per tutto il resto della propria vita. E purtroppo questo è vero: se ad esempio si “sgrida” troppo un bambino, per quanto possa sembrare efficace tale tecnica, la cosa potrebbe avere ripercussioni molto negative, in futuro, anche per quanto riguarda la sfera dell’apprendimento. Il bambino a causa di ripetuti rimproveri, fatti nel modo sbagliato ed al momento sbagliato, può costruire un’immagine di sè distorta, coltivare un bassissimo livello di autostima, il che lo porterà a non sviluppare un senso critico, a non essere in grado di organizzare le informazioni che acquisisce, indi per cui a lasciare il famoso “foglio bianco”, e quindi ecco che i voti si abbassano.

rimproverare

Io invece credo che proprio una maestra, un educatore, intelligente, per quanto sia possibile (perchè la matrice ideologica la ritroviamo, sempre e comunque, nel lavoro educativo) debba seguire il bambino nella propria crescita, non anticiparne i bisogni, far acquisire all’infante quello che in gergo si chiama empowerment: trovare una strategia, attraverso cui il bambino impara, come è meglio per sè stesso, selezionando, con accanto l’aiuto dell’adulto, ciò di cui ha bisogno. Detto così sembra semplice, bello, costruttivo ed edificante.

Ma nella realtà c’è un fattore che non va dimenticato: l’insegnante, o il soggetto educante, non instaura la relazione, solamente, col bambino, ma anche col genitore, che nella scala d’importanza del bambino, è sempre la figura più importante, quella che “ha sempre ragione” e anche più della maestra. Se il genitore decide che la maestra è cretina allora il bambino difficilmente penserà diversamente, e finirà quindi per comportarsi di conseguenza.

Ma da che cultura vengono i genitori? Dalla medesima da cui provengono le maestre, e anche io: il periodo in cui i bambini venivano castrati fisicamente e psicologicamente, ossia dall’era delle orecchie d’asino, delle bacchettate, da quell’era in cui la maestra se ti dava uno schiaffo tu non fiatavi, prendevi e portavi a casa. Un periodo orribile, direi, e per fortuna le cose sono cambiate, e anche nei fatti: le classi si sono riempite di colori, i bambini hanno bisogno, hanno il sacrosanto diritto, di non piegare semplicemente la testa e conformarsi ed eseguire. Non li troveremo mai più incollati col sedere alle sedie ad eseguire il ricamo, o ligi al momento della preghiera. I bambini devono imparare le regole, imparare a stare al mondo, e noi che gli stiamo accanto, dobbiamo essere consci del fatto che devono autoregolarsi, e dobbiamo rispettare i loro tempi. Perchè la società è cambiata, e non possiamo educare ad una società che non esiste più, quindi ideale.

I genitori hanno acquisito, col tempo, molto potere, e forse questo è anche un bel cambiamento, perchè anche i genitori devono partecipare all’educazione dei loro figli, e nascono quindi talvolta collaborazioni meravigliose tra scuola e famiglie, collaborazioni che rendono migliore un servizio che ha carenze causate da un wellfare ormai obsoleto e mancanza di fondi che incidono notevolmente sulla qualità del servizio. A volte, però, questa presenza diventa scomoda e opprimente, tanto da legare le mani agli esperti della didattica, che si ritrovano a dover “eseguire gli ordini” dei genitori, rendendo, quella che dovrebbe essere un’offerta culturale formativa, un servizio pari a quello rivolto  ai clienti di Sky, per il quale “il cliente ha sempre ragione”.

Le cause di questo fenomeno sono diverse: innanzitutto, come dicevo più sopra, vi è uno scontro di valori: la società e, di conseguenza l’educazione, sono cambiate, mentre i modelli interni dei genitori sono rimasti obsoleti. Perciò le richieste non colllimano con lo stato di realtà: le classi perfettamente silenziose, dove ci si alzava e sedeva a comando non esistono più.

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A peggiorare la situazione sono gli orribili fatti di cronaca con cui spesso ci martellano, accompagnati da video disgustosi. Un esempio ne è il famosissimo asilo degli orrori di Pistoia. Sicuramente vi è un dovere di cronaca, di informare, e necessità di prevenire. Ma allo stesso tempo, pur di fare audience, certi mezzi di disinformazione si sono dimenticati di raccontare che questi sono casi estremi, e che esistono “anche” maestre preparate ed in grado di fare il loro lavoro. Si è creato insomma un senso di non fiducia e paura a livelli di terrorismo, anche dove non ce ne sarebbe assolutamente bisogno.

Ulteriore fattore è l’enorme richiesta che viene fatta alla scuola, che essendo un servizio Pubblico, è facilmente criticabile. Spesso questa moltitudine di richieste sono irrealizzabili, sia per penuria di mezzi, per cui gli insegnanti possono fare davvero ben poco, oppure, quando la richiesta viene accolta, da parte delle famiglie vi è l’inspiegabile convinzione secondo cui gli insegnanti abbiano la bacchetta magica, e che soprattutto essi siano gli unici detentori dell’educazione.

Mi spiego meglio: se io insegnante utilizzando un certo linguaggio, ma a casa si infarciscono le frasi di turpiloqui e non si controllano i programmi che guarda il proprio pargolo, diventa allora veramente inutile indire riunioni su riunioni perchè il proprio figlio ha un linguaggio pari, o peggiore, di uno scaricatore di porto.

Padri_e_figli_vignette_giuliano_7-2-02d75Ultimo ma non meno importante fattore è quello dell’incremento di tuttologi e leoni da tastiera, che si informano su blog con grafiche rassicuranti color pastello, dai nomi ovattati, tipo “mammissima 2000” e “coccolandia”, o ancora “mamma esperta”. Spazi virtuali in cui le madri fomentano le loro follie, oppure, ancora, articoli che ritroviamo su Donna Moderna in cui psicologi che non hanno trovato lavoro (e ci sarebbe da domandarsi il perchè) regalano perle di saggezza a profusione. Il risultato è che siamo diventati tutti un po’ psicologi, ma anche maestri. Praticamente, secondo questa logica, basterebbe leggersi l’enciclopedia per diventare dottori. E così, questi grandi esperti, si prendono la briga di criticare il tuo operato, sulla base di ciò che vedono, per cinque minuti, al momento dell’entrata e dell’uscita.

Praticamente sarebbe come se una persona qualunque, senza sapere nulla, chiamasse gli assistenti sociali, perchè mentre faceva visita, ha visto una mamma mentre sgridava il proprio bimbo, decretandola così, un “mostro”. Purtroppo bisogna sopportare, ed essere educati, essere empatici, professionali, cercare di capire, ed ingoiare rospi. Ma io mi chiedo: voi genitori, non ve lo fate mai un esame di coscienza, non avete mai la pazienza di mettervi nei panni di chi lavora con passione, non vi rendete conto, che certe lamentele, anzi no, veri e propri ragli d’asino, possano portare all’esaurimento gli insegnanti? Non vi passa mai per l’anticamera del cervello che determinati comportamenti possano degradare il rapporto che i veri esperti hanno costruito con i vostri figli, ed incidere negativamente sulla qualità dell’insegnamento?

Io ormai mi sono un pò rassegnata, e non so se ridere o piangere quando scopro che vi sono ricerche che attestano il fatto che la vita degli insegnanti si sia notevolmente accorciata.

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