Hip Hop a MI

16 agosto 1989. L’immobiliare Scotti ha appena ceduto a privati l’area del Centro Sociale Leoncavallo, nella periferia di Milano.

Il Leoncavallo è uno dei Centri Sociali Occupati fra i più importanti d’Italia, ex baluardo di Autonomia Operaia, citato nel “Piccolo atlante storico geografico dei Centri Sociali italiani”, edito da BeccoGiallo. Insomma gli occupanti resistono, e la voce della protesta viene presa dai Lion Horse Posse, uno dei primi gruppi a rappare in italiano. L’anno dopo, sempre al Leoncavallo, sempre con i Lion Horse di soddofondo, si incontrano Alessandro Aleotti e Vito Perrini. Il primo è bravo nell’MCing e il secondo nel DJing (per la cronaca le altre due delle leggendarie quattro arti dell’hip hop sono il writing e il b-boying, ovvero la breakdance), cambieranno a.k.a. in J-Ax e DJ Jad e il loro gruppo prenderà il nome di una legge irlandese sulla libertà d’espressione: Articolo 31.

Nel 1992 esce “Nato per rappare”

Riprendendo il discorso delle “quattro arti”, sono in molti a cambiare disciplina, cammin facendo. Davide Bassi alias Bassi Maestro passerà dal droppare basi al rappare ad inizio ’90, diventando uno dei migliori MC della penisola, fra l’altro fondatore del collettivo Sano Business. Nel 1998 Luca Barcellona a.k.a. Lord Bean lascia la bomboletta spray per prendere il microfono. Lo lascerà solo una decina d’anni dopo, collaborando fra l’altro con artisti della scena bolognese come Joe Cassano e Inoki Ness.

Nel 1999 due compagni di scuola, Cosimo Fini e Jacopo D’Amico, assieme al subentrato Francesco Vigorelli, fondano il gruppo Sacre Scuole, con gli alias, rispettivamente, di Guè Pequeno, Dargen D’Amico e Jake La Furia. Nello stesso anno esce 3MC’s al Cubo. D’Amico e Vigorelli, però, si pestano i piedi, così il primo farà carriera da solista, mentre il secondo, insieme a Guè ed al beatmaker Don Joe, fonda i Club Dogo.

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Proprio i Club Dogo, nel 2003, fanno uscire la bomba Mi Fist: tutti gli altri MC dovranno adeguarsi, visto che i beat ed il flow sembrano irraggiungibili per tutti. I Dogo parlano di strada, di ghetto, di droga, di pistole. È appena nato il gangsta rap italiano. Guè Pequeno è figlio di Marco Fini, rinomato giornalista milanese, autore – fra le altre – de “La presa realtà”, nel 1970, lucida disamina sul terrorismo di stato italiano dopo i fatti di Piazza Fontana del 1969 e la misteriosa morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli. I temi delle bombe, del terrorismo politico e dell’estremismo saranno molto ricorrenti nelle canzoni dei primi Dogo.

Questo breve articolo ha trattato solo la punta dell’iceberg di quella che è la vastissima scena hip hop milanese ed italiana. Sta al curioso, partendo dai punti partenza dati, avventurarsi nella jungla e scoprire i tesori nascosti (magari con YouTube) che ha regalato al mondo quello che non è solo un genere musicale, ma una vera e propria cultura.

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