And So I Watch You From Afar, All Hail Bright Future – la recensione

Premetto che ho suonato in un gruppo post rock come chitarrista per tre anni, componendo e implicandomi nelle pieghe e nelle crepe che questo genere può offrire ad un chitarrista abituato alla composizione e scrittura “classica”. Di gruppi che suonano o vengono accostati al post rock ne ho sentiti a palate, per non dire di più; ho visto il film “The Commitments” ( che vi consiglio assolutamente!) e so che quando gli irlandesi ci si mettono riescono a fare grandi cose.

I And So I Watch You From Afar (abbreviati in ASIWYFA) sono irlandesi, suonano post rock, compongono in una maniera assolutamente eccezionale, sono decisamente adrenalinici: dimenticatevi lo stereotipo del gruppo post rock meditativo, tendente all’ambient e che ad un certo punto esplode di distorsioni e cattiveria. Loro lo fanno sin dai primi minuti. Questo, in particolare, è il terzo disco del quartetto e viene dopo un periodo di crisi che ha portato uno dei due chitarristi a lasciare la band per darsi al cantautorato e quando si dice “risorgere dalle ceneri” si parla proprio di questo disco.

3

All Hail Bright Future viene dopo Gangs del 2011 ed è stato atteso tantissimo dopo il cambio di formazione e le disavventure del gruppo (economiche e non, derubati dopo un concerto, problemi di salute vari ed eventuali) proprio per sapere che sapore poteva avere questo avvicendamento. Sin dal primo brano Eunoia si riconoscono i buoni e conosciuti Asiwyfa ma con qualcosa in più, una ricerca sonora ed effettistica decisamente più avanguardistica rispetto al disco precedente, con utilizzo di pitch e octaver vari, una tendenza a ritmi esotici (già presente in Gangs) evidentissima nell’uso di percussioni tipicamente latinoamericane nel duo The Stay Golden e Rats on Rock: in brasile a ballare la samba con campionamenti e synth prima che parta la filastrocca “we know that that’s not the way” che sfocia in un incrocio polifonico di voci (stranamente poco post rock? Tutt’altro!) prima della coda con i fiati, orgasmica ed allegrissima.

Insomma, ricerca di melodie meno europee e nordiche, dicevamo, quelle tipiche dei gruppi post rock, con la loro malinconia e le loro melodie che, chiusi gli occhi, vedi i fiordi norvegesi o le campagne nebbiose inglesi o francesi. In All Hail Bright Future siamo in un territorio completamente diverso: palme, stacchi mid tempo, chitarre che suonano come una marimba, allegria, colori: siamo alla decomposizione e distruzione degli stereotipi di un genere etichettato e pregiudicato noioso o troppo intellettuale.

Rats on Rock, soprattutto con quella coda orchestrale stupisce, affascina, rapisce, fa viaggiare con la mente. Vi sfido a stare fermi senza muovere anche solo il mignolo di un piede, od a stare col muso senza accennare ad un sorriso sentendo uno solo dei pezzi di questo disco! Alla faccia dei detrattori del post rock: un genere morto e senza vita? Ka Ba Ta Bo Ka Da, vi rispondo io! In questo disco i ASIWYFA fanno come Salgari nei suoi libri: ti costringono a viaggiare piacevolmente senza valigia, senza per forza di cose costringerti alla sonnolenza dopo la terza traccia.

And_So_I_Watch_You_From_Afar_-_Glasgowbury_Music_Festival_2009a1481088520_10Lo sono sempre stati, un gruppo testosteronico, con quelle parti di batteria usurate sulle pelli, le chitarre pazzesche con volumi altissimi che ti fanno sussultare si, ma anche muoverti, sorridere. Mend and Make Safe: un flauto su un ritmo quasi dub-jungle, ma niente campionamenti di drum machine. Il “pezzone”, quello che vale il disco, è la ciliegina sulla torta ed arriva dopo la particolare, pazzoide, title-track (All Hail Bright Future: chitarre con ottave altissime, piano elettrico, sezione di fiati, intreccio pauroso di melodie semplici ma non banali): Young Brave Minds è quello che si può definire un classico pezzone post rock diviso in sezioni, con un gusto psichedelico, ma senza scopiazzare o prendere a prestito da nessuno, con la coda in crescendo come dio comanda.

Che dire infine di questo disco? Diamogli un 9, intanto, che i ragazzi se lo sono meritato! Ed a voi: se vi piace il rock testosteronico con stop-and-go, allora ve lo consiglio, anche perché qua si balla! Se siete i fanatici del post rock vi obbligo ad ascoltarlo per aprirvi gli occhi su che cosa è il post rock, cosa vuol dire veramente decomporre e ricomporre giocando e divertendosi realizzando grande musica, non canzoncine da spot o serie televisiva. Se siete fan di Gigi D’Alessio, ve lo consiglio pure, perché meglio ballare sulle note da macarena mondiale di questo disco piuttosto che su un falso latinoamericano del guaglione nazionale. Vi piacciono altre cose? Mai sentito nulla di post rock ma vi piacerebbe? Ok, prendetene e mangiatene tutti!

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