Sanremo festival: non solo horror. Ecco 15 motivi per rivalutarlo

Ogni anno, quando si avvicina il Festival della Canzone Italiana, a me vengono i brividi lungo la schiena.

Non tanto per il Festival in sé, quanto per quelli che saranno giorni e giorni di lamentele da parte di chi “Noi paghiamo il canone per questa merda?” e “Le canzoni fanno tutte schifo” e così via fino ad arrivare ai maniaci del GOMBLODDO!!1! che credono sempre che il Festival, la serie A e gli attentati a Charlie Hebdo siano tutte cose ben studiate per farci dimenticare che abbiamo una classe politica di merda. Vabbè.

sanremo-2015-date-febbraio-festival

“Non credo d’esser superiore, anche io guardo Sanremo!” cantano gli Zen Circus (gruppo che al Festival non vedremo mai, mi auguro), e siccome non c’è niente di male in un pò di sano qualunquismo, io lo guarderò anche quest’anno. Anche se devo ammettere che mi costerà più fatica che negli ultimi anni. Perché? Emma Marrone che farà da valletta – e sa stare sui tacchi come una sedicenne ubriaca – mi pare un motivo valido per pensarla così.

Anche i concorrenti dell’edizione 2015 mi ispirano ben poca fiducia. Alcuni nomi noti che rischiavano di cadere nel dimenticatoio, molte creature dei talent show che fanno tremare di paura. Personalmente, l’unico nome che aspetto è quello della band kuTso, facente parte della cosiddetta scena “indie” italiana. Si sono esibiti al Concerto del Primo Maggio 2014 e partecipano nella Categoria Giovani.

Tutti gli anni c’è qualche nome anche tra i big per cui – per me – vale la pena guardare il Festival. Un esempio sono stati i Perturbazione e Riccardo Sinigallia nel 2014 e i Marta sui Tubi nel 2013. Quest’anno, nessuno. A parte forse la curiosità di vedere se Grignani salirà sul palco sobrio o aggredirà Beppe Vessicchio come ha aggredito i carabinieri la scorsa estate. Certo, pensare che nel 2010 Morgan sia stato sbattuto fuori per aver parlato di droga in un’intervista, mentre Grignani parteciperà tranquillamente, fa un po’ specie.

Nonostante tutto, guarderò questa edizione come ho guardato le altre, e lo faranno anche molti di quelli che criticano la kermesse, semplicemente perché ci vuole un giudizio rotondo e completo e perché, oh, ormai il canone è pagato! Ma, per prepararmi meglio, ho deciso di stilare una classifica di quindici pezzi che secondo me hanno alzato il livello di Sanremo, tra ‘stranezze’ e pura bellezza. E mi sono accorta che sceglierne solo quindici non è stato affatto facile.

  1. Luigi TencoCiao, amore, ciao. 1967

Neanche a dirlo, prima in classifica. La canzone è di suo bellissima, la storia del suicidio di Tenco, la sua rabbia verso l’industria musicale degli anni ’60, stringe il cuore. Il video dell’esibizione, purtroppo non sembra reperibile.

  1. SubsonicaTutti i miei sbagli. 2000

Sono di parte: i Subsonica sono il mio gruppo preferito, e nonostante siano arrivati undicesimi, la canzone è diventata senza dubbio il pezzo più celebre della band torinese. La cosa che preferisco è l’esibizione: chi li conosce lo sa, Samuel nei concerti salta come un grillo, e nel video fa quantomeno sorridere vedere come sembri ‘frenarsi’ davanti alla platea dell’Ariston, mentre alle sue spalle c’è il delirio. Immancabili i due microfoni nastrati tra loro.

  1. Daniele SilvestriSalirò. 2002

Premio della Critica ‘Mia Martini’ sezione Big, e non era la prima volta. Silvestri ha partecipato più volte a Sanremo. L’ultima, nel 2013 col brano A bocca chiusa, emozionante poiché eseguita con un interprete della Lingua dei Segni Italiana (LIS). Daniele Silvestri ama essere innovativo e ci riesce. Salirò è una canzone che dopo 13 anni fa ancora battere il piede, se non proprio ballare, come fa lo stesso Silvestri nell’esibizione sanremese:

  1. Giorgio FalettiSignor tenente. 1994

Un altro Premio ‘Mia Martini’. Faletti ci ha lasciati nel 2014, ma mi sento di dire che fosse già una leggenda vivente. ‘Minchia signor tenente’. Il brano, emozionante ad ogni ascolto, parla da solo.

  1. Roberto VecchioniChiamami ancora amore. 2011

A mio avviso, il vincitore più di rilievo degli ultimi vent’anni. Non è una canzone d’amore in senso tradizionale. Si parla dei giovani, di arte, anche di politica e di ingiustizia, forse. Vecchioni è un maestro, del resto. E la vittoria non poteva che essere sua. Dirige l’orchestra, il Maestro Beppe Vessicchio.

  1. Domenico Modugno e Johnny DorelliNel blu dipinto di blu. 1958

Qui entriamo direttamente nei libri di storia. Persino i miei genitori non erano ancora nati. La canzone è talmente famosa che pure i tamarri con l’impianto stereo nelle macchine più pimpate potrebbero passarla. E non ci si azzardi a definirla una ‘canzonetta’. Modugno è, semplicemente è, leggenda. By the way, il video dell’esibizione sanremese non lo si trova. Qui, Modugno all’Eurovision Song Contest 1958, ad Hilversum, Olanda. Arrivò terzo. Ovviamente, a Sanremo, vinse.

  1. Elio e le storie teseLa terra dei cachi. 1996

Nella prima esibizione, Elio dice a Pippo Baudo che loro sono un gruppo trash e anche la canzone lo è. Elio sembra costretto a giustificare davanti al pubblico sanremese quella che sarà una canzone atipica per le loro orecchie, ma di certo non trash. La terra dei cachi è una canzone che quasi 20 anni dopo è ancora attuale. Satirica, irriverente, geniale. Come la band che la canta. Speciale anche l’esibizione nella serata finale: gli Elii si presentano vestiti come i Rockets, e al minuto 1:35 Elio si gira verso i suoi compari e trattiene a stento una risata. Contagioso. Arrivarono secondi.

  1. Rino GaetanoGianna. 1978

Speciale, tutto. L’uomo e la canzone, l’esibizione. Si presenta un uomo in frack, come quello della canzone di Modugno, con un cilindro in testa, e suona un ukulele. Un genio. Canta di una donna un po’ strana. Chissà se avrebbe mai immaginato che sarebbe diventata la canzone più cantata nei karaoke italiani. Istrionico, nell’esibizione, non sembra neanche un concorrente in gara. Arrivò terzo.

  1. Mia MartiniAlmeno tu nell’universo. 1989

Prima donna di questa classifica, interprete sopraffina, canzone romantica, ma oggettivamente bellissima. A meno che non siate dei metallari irremovibili. Vinse il Premio della Critica, che ora è a lei intitolato.

  1. AfterhoursIl paese è reale. 2009

Un altro gruppo che non ha molto a che fare con Sanremo, ma ci ha provato. Canzone critica, un po’ forte, poco sanremese, abbastanza Afterhours. Non gli è andata malissimo: Premio della Critica ‘Mia Martini’ per loro. Non abbiamo il video dell’esibizione, ma abbiamo di meglio: un Manuel Agnelli in acustico dal retropalco che si esibisce per un’entusiasta Gialappa’s band.

  1. Simone CristicchiTi regalerà una rosa. 2007

Cristicchi è un artista incomprensibile. Come spesso capita in Italia, nello strano mondo della musica leggera, ha meno successo di quanto meriterebbe. Vinse l’edizione 2007 con una toccante storia di manicomi e malattia mentale.«La mia patologia è che son rimasto solo», dice la canzone. Brividi. Cristicchi si fece strada con un’ironica canzone che si chiama ‘Vorrei cantare come Biagio Antonacci’, ma per me è Antonacci che dovrebbe voler cantare (e emozionare) come Cristicchi.

  1. Andrea BocelliCon te partirò. 1995

Scoprire che questa canzone meravigliosa, di questo interprete altrettanto meraviglioso, sia venuta fuori da Sanremo mi ha spiazzata. Capolavoro, niente da aggiungere. Arrivò solo (sic) quarto.

  1. BluvertigoL’assenzio. 2001

Come i Subsonica l’anno prima, andarono a Sanremo ma con quell’aria da ‘che cazzo ci facciamo qua’. Tuttavia, i Bluvertigo hanno fatto la loro parte nel mondo controverso della musica ‘alternative’ italiana, e a me rivedere la loro esibizione fa sempre sorridere. Arrivarono ultimi, e pare ne vadano ancora molto fieri.

  1. ElisaLuce. 2001

A questo punto dovevo citare almeno un’altra donna, perché ci sono le quote rosa e blablabla. Ma a me le donne a Sanremo hanno quasi sempre deluso. A Sanremo mi è sempre piaciuta Malika Ayane, ma, sperando sia lei a vincere nell’edizione 2015, voglio ricordare questa bellissima canzone di Elisa. Elisa è brava, canta benissimo e si pone con grande classe e semplicità, e questo pezzo lo scrisse lei, con l’aiuto di Zucchero: non certo l’ultimo degli scemi. Vinse quell’edizione, 2001. Meritata.

  1. Fabrizio MoroPensa. 2007

Il tema delle mafie ritorna in questo pezzo che vinse nella Categoria Giovani. Bella, toccante, impegnata.

Menzione d’onore: la tigre di Cremona, Mina, nel 1961, canta Le mille bolle blu, e quella mossetta della mano sulla bocca fa la storia.

Se ne potrebbero citare anche altri, naturalmente, ma per oggi ci fermiamo qui. Sempre dell’opinione che faccia tutto schifo? Beh, io ci ho provato.

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1 commento
  1. ilariaeffe ha detto:

    L’ha ribloggato su nothing Twee here.e ha commentato:

    Ribloggo sul mio blog che non cago solo perché mi sono divertita molto a fare questa playlist. Buon Sanremo.

    Mi piace

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