Senza Re nè corona

“Colpo di Stato.” “Mano lunga del Presidente.”

Sono due inquietanti, incredibili, frasi che vengono fuori ogni volta che si parla del Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Lasciando perdere i complottisti della prima ora (quelli dell’uomo sulla luna frutto di un ottimo regista e di grandi attori e delle scie chimiche), cosa c’è di vero in queste frasi?

Re-GiorgioInnanzitutto bisogna ricordare che le parole sono importanti, pesanti come macigni possono essere scagliate da muri alti alti a difesa di tesi ed anche come arma di distrazione, menzogne decorate di santificate verità ineluttabili, sicure, religiose. Nelle due frasi di cui sopra le parole sono pesate malissimo. Innanzitutto perché non ci rendiamo conto della piega assolutista, categorica e violenta che ha preso il nostro lessico: si inneggia a rivoluzioni, armi, pessimismo, distruzione. Tutto senza un briciolo di consapevolezza, nell’era della digitazione forsennata su tastiere meccaniche e touch screen sensibilissimi, dimenticando la nostra sensibilità.

Venendo al caso specifico, con uno stretto senso di realtà, vediamo di analizzare i passaggi che hanno portato Napolitano ad agire nel modo in cui agì. Innanzitutto ricordiamo i poteri del Presidente della Repubblica: nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri (che non è per forza quello eletto dal popolo, anche se, ovviamente, da garante della volontà popolare deve nominare quello eletto dal popolo), nomina i Ministri “su consiglio” del Presidende del Consiglio (anche qua, la volontà è sua, non del Presidente del Consiglio), presiede il Consiglio superiore della Magistratura, è il Capo delle Forze armate e può nominare fino a cinque Senatori a Vita.

Mi fermo qui perché già da questi semplici esempi il ruolo del Capo dello Stato si delina come un qualcosa di più di un pupazzo da mostrare in occasioni di cerimonie, tuttaltro, il Presidente della Repubblica è un membro attivo e con grandi poteri nel nostro Stato, dove le due camere si possono incagliare in questioni importanti. Da garante della volontà popolare, e per il bene del popolo, il Presidente può scegliere, quale arbitro, di espellere giocatori e di ammonire, ma anche di decretare un rigore per uno o l’altro schieramento: è un garante ma non della maggioranza o dell’opposizione al governo.

788463771343231E+291La carica più alta dello Stato in più occasioni ha fatto valere il suo potere, decretando crisi di governo e indicendo elezioni, inoltre ha tenuto in mano un Paese che negli ultimi anni ha sempre subito l’onta vergognosa di una corruzione elevatissima e capillare, che ha gettato una classe dirigente dentro un baratro senza fondo. Tenere unito un Paese, uno Stato, senza testa è a tutti gli effetti evitare un colpo di stato! In un momento in cui, non vi era certezza di sopravvivenza di un governo, il nostro Paese era sotto attacco da parte di speculatori finanziari, sciogliere le camere e indire nuove elezioni era una cosa particolarmente rischiosa e pericolosa da fare. Nominare un nuovo Presidente del Consiglio per dimostrare la stabilità e tenuta delle nostre istituzioni era un dovere preciso di salvaguardia della nostra sovranità sugli affari interni, sulla nostra politica, sulla nostra amministrazione.

Proprio per questo Napolitano ha nominato Monti, allungando un po’ la mano (cioè senza indire elezioni) ma non nominando un esponente politico, piuttosto un amministratore in attesa di nuove elezioni. Il fallimento di quel governo è stato parziale, ma mal gestito comunicativamente. “Lacrime e sangue” è di certo un’espressione corretta se però contestualizzata ed aiutata nell’esplicitazione del suo significato: i governi passati, la corruzione imperante, gli sprechi dello Stato, la mal gestione delle aziende pubbliche e la decomposizione morale e valoriale anche dei cittadini stessi (guidati da degni esempi di ingordigia e menefreghismo di tutti i politici) sono tutte le cause di quelle lacrime e sangue che il popolo avrebbe dovuto versare.

Peccato che l’lezione non sia servita, ed il popolo, questo innocente, riuscì a creare una situazione di incertezza pure con delle nuove elezioni. Una maggioranza risicata, allenaze improbabili e, come risultato, questo parlamento di sciocchi non è riuscito ad eleggere un nuovo Capo dello Stato, rivolgendosi in ginocchio a Napolitano chiedendogli di rinnovare il suo mandato, unico caso nella storia della Repubblica ed unico caso in cui un Capo di Stato accetta un rinnovo del suo mandato con un’età che non glielo consentirebbe, soprattutto fisicamente! Eppure nel suo discorso di insediamento per il suo secondo mandato “Re” Giorgio (che brutta, brutta accoppiata, un re da temere in una repubblica), con il groppo in gola, il singhiozzo per la commozione, la rabbia per il suo fallimento nel cercare di rinsaldare una coscienza civica nazionale (nei cittadini, prima che nella classe politica e dirigente) ha usato parole che erano macigni contestualizzati, diretti, inconfutabili, verso la classe politica che lo guardava ed applaudiva, masochisticamente, dopo aver ricevuto le offese più gravi e le accuse ergastolane da un uomo che ha passato tutta la sua vita in quel parlamento che è diventato la culla della corruzione del menefreghismo e della violenza verbale.

“Un parlamento che rispecchi il popolo” mi dicono, invece io penso che finchè uomini con i peli sullo stomaco, che per il proprio paese si sporcano le mani (la coscienza e l’anima aggiungo io), c’è ancora speranza, basta seguirne l’esempio: il bene del mio paese al di sopra dei miei interessi personali. Nominare Renzi come nuovo Presidente del Consiglio non è una presa di posizione, anche perché Renzi alla guida del PD aveva portato dalla sua i risultati delle primarie prima (vere o false che siano, sono comunque un dato di cui si deve per forza tenere conto) e delle elezioni europee dopo. Napolitano ha preso questo suo ruolo “surrettizio” nel guidare la politica verso l’uscita dal tunnel di sentimenti anti-stato (quelli si pericolosi e da evitare) con grande serietà e consapevolezza della difficoltà nel legittimarlo e farlo valere, ed infatti ha fallito. Gli ultimi scandali di corruzione e manovre sottobanco fanno sprofondare ancora di più la legittimità del governo e della intera classe politica.

Spero che il nuovo Capo dello Stato abbia lo stesso coraggio del suo predecessore e che non mi deluda lasciando il lavoro a metà, magari formando una nuova classe di cittadini consapevoli del loro ruolo nella vita politica e dei loro doveri nei confronti del loro Paese e della comunità in cui vivono.

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