Bambole di guerra

Due bambole, non due ragazze. Greta e Vanessa non hanno più un volto, non hanno una storia, non hanno famiglie che le hanno attese per più di 5 mesi. Non hanno sogni, desideri, non sono state bendate per settimane.

Ora sono solo “il caso dei 12 milioni” in mano a una folla di italiani, che aspetta che qualcuno “scagli la prima pietra”. E’ forse un peccato il loro? E’ un peccato far parte di un’organizzazione umanitaria, come le Rose di Damasco, e portare kit di pronto soccorso e pacchi di latte e semolino a dei civili che da tre anni vivono la guerra? Certo che no, soprattutto se a farlo sono due ventenni che sanno il fatto loro: una studia mediazione linguistica e l’altra, futura infermiera, è già alla terza esperienza in progetti umanitari in giro per il mondo. Eppure, se dietro quel velo nero che indossavano durante il video del 17 dicembre scorso, si insidiano altre motivazioni che le avrebbero spinte a partire, si nascondono strane telefonate intercettate, foto che le mostrano più “in carne” rispetto alla partenza, ed accuse infamanti: ecco che l’immagine di “buone samaritane”, come sono state più volte definite, crolla.

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Ecco che esplodono gli insulti, i tweet pungenti cinguettano come fosse primavera, piovono dichiarazioni del ministro degli Esteri, che cerca, invano, di contenere la victim blaming (colpevolizzazione di una vittima). Questo fenomeno sociale, descritto come “reazione individuale o collettiva nei confronti di condotte criminali, illecite”, si sviluppa ogni qual volta si verifichino trasgressioni dell’ordine sociale, come quella delle due cooperanti in Siria. Non c’è da stupirsi, allora, se all’ordine del giorno compaiono esclamazioni come: “Ripagate il favore” o “Meglio se vi avessero mangiato i cammelli”. Nessuno sgomento per chi sollecita i genitori a fare un mutuo per risanare il debito, per chi si chiede come possano uscire magicamente dal cilindro dello stato ben 12 milioni di euro, quando continuamente si dice che l’Italia è in crisi. Fa tutto parte della reazione allo scoppio di una bomba.

Alla fine non è tanto il sostenere che i giovani fanno acqua e poi, appena si impegnano per realizzare grandi ideali, criticarli o l’essere furiosi, perchè ora passerà l’idea che “rapire un italiano rende”. Il punto è pretendere la Verità, per non lasciare che quello di Greta e Vanessa sia l’ennesimo errore di una gioventù, che fa a calci e pugni per un mondo un po’ più giusto.

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