“Je suis ignorante”: viaggio al centro della propaganda

Siamo tutti Charlie. O almeno, così abbiamo scritto in seguito all’attentato dello scorso sette Gennaio intasando le bacheche di qualunque social network a nostra disposizione, compresi coloro che credevano si trattasse di Charlie Brown dei Peanuts e si erano già comprati il vestito di carnevale a tema. Questi ultimi, purtroppo, non sono altro che la punta dell’iceberg di casi umani che si sono arrischiati a commentare l’accaduto regalandoci vere e proprie perle imperdibili.

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Tra i primi classificati abbiamo i “ripartizionisti della colpa”. Avete presente quei soggetti che quando sentono la notizia di un’aggressione (magari sessuale) finiscono sempre le loro frasi con “…però un po’ se l’è cercata”? Ecco. Basta dare un’occhiata sul web per rendersi conto che hanno dato vita a una vera e propria orgia di commenti su questa falsariga; perché prendersi tutta questa libertà (di parola) per rischiare di far arrabbiare il cattivone di turno? Signori, siamo solo nel 2015, e non possiamo permetterci certe provocazioni.

Un’altra categoria molto divertente è quella dei censori in casa propria. Ebbene sì, ragazzi, abbiamo oscurato Daniele Luttazzi, Enzo Biagi, Michele Santoro (e temo che la lista potrebbe continuare) e non si è mosso un dito perché hanno pestato i piedi alle persone sbagliate (no, non è l’incipit della sceneggiatura di Gomorra) e quindi se lo meritavano, no? Dopo l’attentato di Parigi, invece, tutti a difendere la libertà d’espressione, ovviamente in casa d’altri. Noi non ne abbiamo bisogno. Forse perché non sapremmo cosa dire.

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Ma la crème de la crème è rappresentata dagli islamisti della domenica. Nonostante la frequenza delle ore di religione in Italia sia in calo (qualcuno si sta accorgendo che sulla nostra Costituzione c’è scritto che siamo uno stato laico, corriamo ai ripari!) all’improvviso un’orda di esperti di Islam e insospettabili telespettatori h24 del canale tv Al Jazeera si è messa a scrivere commenti di alto valore grammatical-culturale, dello stampo di “Musulmani kattivi!!11!!” o, nello spirito dell’erudito postmodernista, pillole di saggezza come “Abbiamo il nemico alle porte” (espressione considerata fuori moda persino da Leonida).

Ovviamente, alcuni esponenti (indisponenti, ma non nel senso che si fanno il risvoltino ai jeans e ascoltano i Gossip) della scena politica italiana hanno voluto strafare, facendo digievolvere la terza categoria in agglomerato di marionette di propaganda con contorno di populismo becero. C’è da dire che però le comunicazioni avvengono sempre in maniera decisamente istituzionale, ovvero sui social network (con ben 144 caratteri a disposizione, di cui di solito il 70% è composto da punti esclamativi) o grazie ad articoli di origine così affidabile che il link al quale si viene reindirizzati conduce di solito a improbabili siti porno in lingue sconosciute (perché la masturbazione è peccato).

Diciamocela tutta, non è che poi lo leggerebbero Charlie Hebdo, eh. Oltre al suo essere dissacrante, anarchico, talvolta blasfemo, ha una caratteristica che lo rende veramente criptico per i soggetti di cui sopra, e la colpa è della redazione (come sempre): come gli è venuto in mente di metterci delle parole, oltre alle figure?

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1 commento
  1. Pascal_360 ha detto:

    *se riesco a smettere di ridere posso iniziare una frase* fantastico! *però devo asciugare le lacrime, per il ridere o la tristezza è inutile specificarlo*. completamente daccordo, anzi sei stata troppo raffinata in certi casi, ed anche clemente (ma non il mastella eh! non offendo io!).

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