Ucraina e “Comunismo”: una storia di sfruttamenti e massacri

Fino ad oggi ho parlato delle cause che hanno portato alle rivolte di piazza Maidan, ma per capire ciò che oggi è la rabbia del popolo ucraino si deve tornare fino all’origine della storia del comunismo sovietico, ripercorrendola (brevemente, non temete!) attraverso gli occhi dell’Ucraina. Avventuratevi dunque, con me, in quello ch’è il lato nascosto di personaggi come Lenin, un mondo fatto di promesse contrastate da odio, sfruttamento e dittatura.

È il 1918, la monarchia russa è stata appena rovesciata e l’Ucraina coglie l’attimo per dichiarare la propria indipendenza. Se vogliam dare alla società ucraina un orientamento politico, quello è l’anarco-socialismo. Le persone erano libere, i soldati mercenari, nessuna monarchia, nè dittatura. V’era fratellanza, unione, e v’era la libertà. Ma queste eran idee troppo in contrasto con le ambizioni dei bolscevichi; queste idee non avrebbero permesso ai bolscevichi di risollevare la Russia. Dunque iniziò una guerra, una guerra per la libertà, che venne persa dall’Ucraina a causa della forte propaganda sovietica, e che vide la sua adesione all’URSS nel 1922. imageLa propaganda dei bolscevichi si rivelò semplice abilità nel raggirare i contadini, e senza pensarci più di tanto, Lenin divise l’Ucraina con gli stati confinanti, incurante della forte unione popolare che caratterizzava quel paese. Si creò una grande situazione di disagio, e geniali affermazioni di Ul’janov come “Vivremo del Loro grano e ci scalderemo con il Loro carbone!” di certo non aiutavano a placar le acque. I sovietici iniziarono ad espropriare i raccolti dei contadini, ai quali veniva lasciato soltanto lo stretto necessario alla sopravvivenza. I contadini reagirono e (Toma Castagna!) presero a coltivare soltanto lo stretto necessario alla propria sopravvivenza. Ma questo ai sovietici non piacque: l’esercito iniziò ad espropriare i raccolti fino all’ultimo chicco di grano, razziò le città e le circondò, impedendo a chiunque di entrare o uscire. La fame diventò talmente tanta che si iniziarono a registrare casi di cannibalismo; madri che s’ impiccavano per far da cibo ai propri figli, o, al contrario, genitori che li mangiavano. 300.000 furono gli ucraini morti. L’Ucraina si arrese definitivamente.

Sicuramente vi sarete chiesti almeno una volta: “Che origine hanno le minoranze russe in Ucraina?” Beh, la risposta è barbaricamente semplice: I contadini non avevano cibo, non avendo cibo morivano di fame, morendo di fame lasciavano le case disabitate e le case disabitate venivano occupate dai russi trasferitisi in Ucraina. Dopo tutti questi soprusi, l’arrivo dei tedeschi venne visto da alcuni come una liberazione, di conseguenza, gruppi di ucraini si unirono a loro, iniziando una guerra contro i sovietici sui Carpazi, durata fino a metà degli anni 50. Sotto il dominio sovietico gli ucraini ufficialmente morti, tra gulag e carestie, sono 30 milioni; ma non pensate che fossero tutti dei capitalisti ricconi, no. Erano persone semplici come i miei trisnonni, deportati anche loro; contadini con piccole cascine.

Ma adesso, dulcis in fundo, veniamo al blitz meglio riuscito nella storia dell’intera Unione Sovietica: la deportazione di 250 000 persone (in soltanto due giorni) dalla Crimea. Era il 1944, e tutti i maschi tartari della regione eran impegnati nella guerra al regime nazista. Senza un apparente motivo, l’intera popolazione venne dichiarata “nemica dello stato”; così, mentre gli uomini erano occupati a combattere per il destino del mondo, le loro famiglie (senza dar molto peso al fatto ch’erano donne e bambini) vennero deportate in massa ai campi di lavoro della Siberia e del Kazakistan. Il 10% (25 000 persone circa) morirono nei primi sei mesi. In questi campi sarebbero rimasti fino al 1992, ovvero l’anno in cui l’Ucraina ottenne l’indipendenza e permise ai sopravvissuti ed ai loro familiari di tornare in patria. Patria dove, però, avrebbero trovato le proprietà occupate dai russi (déjà vu?).

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Dunque, non lamentatevi se in Ucraina vengono abbattute le statue di Lenin e se le persone non portano fiducia nella sinistra. L’ha voluto la storia, e adesso sta alla Sinistra dimostrar d’essere diversa.

 

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