A Faber, che è più figo di voi

Oggi è il sedicesimo anniversario della morte di Fabrizio De Andrè. 

de-anndre2Trovare parole per descrivere la vita e le opere del cantautore italiano considerato, all’unanimità dalla critica, il migliore di tutti i tempi – soprattutto in un pezzo di tremila battute – è a dir poco una missione improbabile, se non impossibile. Le sue opere immortali, di un livello lirico e poetico impareggiabile, dati alla mano – certi suoi versi vengono studiati nelle antologie – lo hanno reso all’immortalità come “il cantore degli emarginati” e “il poeta degli sconfitti”.

Il maestro genovese ha parlato di ghetto prima ancora che il ghetto diventasse figo con il punk e con il rap. Per questo De Andrè è più hipster di voi. E sicuramente molto più figo. Per descrivere il mare magnum dell’opera di Faber bisogna trovare dei cardini che, per semplicità – mi sono già lamentato del poco spazio disponibile, no? – per noi saranno alcuni dei suoi album (soprattutto i concept album).

Il giovane De Andrè cerca di sbarcare il lunario lavorando come musicista nelle navi da crociera insieme all’amico Paolo Villaggio e, secondo la leggenda, esibendosi saltuariamente insieme a un giovane cantante lombardo. Il suo nome è Silvio Berlusconi, che di lì a poco avrebbe comprato qualche palazzina nel milanese, per poi darsi all’editoria e alla televisione.

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Brutti incontri a parte, il giovane Faber divora le opere di Bakunin, Errico Malatesta e Max Stirner, maturando così idee anarco-individualiste. Si fidanza con una prostituta, una certa Anna. Il primo De Andrè fungerà da ispirazione per Tiziano Sclavi nel partorire la creatura Dylan Dog nel 1986, nei quali albi i rimandi al maestro genovese sono lampanti (addirittura anche Dylan Dog, si fidanzerà con una prostituta: Bree Daniels). Faber è appassionato anche del cantautore francese Georges Brassens. Alcuni brani del maestro francese vengono rivisitati nel primo album di De Andrè, edito nel 1966.

Due anni dopo esce Tutti Morimmo A Stento, uno dei primi concept album italiani (il genere si stava sviluppando a livello internazionale grazie all’apporto dei Beatles e di Frank Zappa), ma è nel 1970 che Faber si supera: studia i Vangeli apocrifi, per l’esattezza il Protovangelo di Giacomo e il Vangelo Arabo dell’Infanzia, e ne esce fuori La Buona Novella. De Andrè, senzadio per antonomasia (si definirà panteista e successivamente ateo), elabora un’opera dove Cristo, Dio e il cattolicesimo vengono trascinati al livello dell’uomo, e dove quest’ultimo – non Dio, non il Sole – si ritrova al centro di tutto.

L’anno dopo esce Non al Denaro non all’Amore né al Cielo, altro concept album, tratto dalla raccolta di poesie di Edgar Lee Masters, l’Antologia di Spoon River. Masters, avvocatucolo statunitense e meteora della letteratura, aveva sritto la sua raccolta di poesie agli inizi del secolo. I suoi versi parlano di tombe. Epitaffi di tombe, nei quali viene descritto ciò che erano in vita gli abitanti della città di Spoon River. Prima che arrivasse la morte a rendere tutti uguali, il povero e il ricco, il matto e il sano di mente. Tema perfetto per De Andrè (e anche per Dylan Dog, se ci pensate bene), che ne tira fuori un album strepitoso – il mio concept album preferito, a dirla tutta.

Passa un altro anno, ed ecco il terzo concept album consecutivo: si tratta di Storia di Un Impiegato, nato sull’onda dei tumulti sessantottini, è una delle opere più politiche e discusse di Faber, tant’è che fino a una ventina d’anni fa era aspramente criticato. L’opera parla della storia di un impiegato, appunto, durante i tumulti del maggio ’68. Di quale fosse la linea politica, credo non abbiate dubbi.

Nel 1974 traduce e rienterpreta alcune canzoni di Bob Dylan, come Romance in Durango e Desolation Row – qualcuno dirà che Faber è il Dylan, italiano e viceversa, ma io ci andrei con le molle – che saranno incluse in Canzoni, insieme ad altre reinterpretazioni di opere del solito Brassens. Dopo questo noioso e incompleto compendio delle opere del maestro genovese, spero vi sia venuta non dico la voglia, ma almeno la curiosità, di approfondire le opere di uno dei grandi della musica e della poesia europee.

Ci manchi Faber. Da 16 anni.

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