Tra terrorismo e libertà

IMAGE634840787090658714Per me è stata da subito una cosa insensata, assurda, fin dai primi strilloni. Perché un giornale, di satira poi? Probabilmente perché è proprio la domanda che non va posta. Innanzitutto è un omicidio, plurimo, quello commesso dai due assassini a Parigi due giorni fa. Mi sono preso un giorno intero prima d’esprimere il mio parere sulla vicenda, non perché ne avessi bisogno, ma più che altro perché per me scrivere è come per Charlie Hebdo pubblicare vignette: analizzare la realtà e farci i conti, guardarsi allo specchio, notare le occhiaie e capire realmente chi siamo, come siamo e dove stiamo andando.

Non ho più parole, come non ne avevo i primi minuti in cui lessi la notizia ed allora mi affido alle parole di chi ne ha avute prima di me, profeticamente, per darmi la traccia mentre sto scrivendo adesso. Ho letto di complotti, di nubi nere, di fili nascosti che tirano acqua a mulini altrui: ottimo pane per qualunque tipo di fondamentalismo, perché non dimentichiamoci che tutti i fondamentalisti, di qualsiasi religione, hanno in ogni epoca fatto stragi e per un unico motivo: mettere paura, farci vacillare, chiedere riparo, sicurezza, certezza. Questo è un punto da non sottovalutare quando ci troviamo davanti a fatti come quelli di questi giorni: di certo garantire ancora una volta la nostra sicurezza significherà avere restrizioni alla nostra libertà di movimento, di lettura, di ascolto: non neghiamolo, ci verrà precluso un pezzo di mondo. Viviamo in un’epoca sicura ed è meglio rendercene conto proprio per non aver paura, lo sostiene Bauman stesso (in molti dei suoi saggi), ricordandoci che la medicina ha fatto passi da gigante, gli omicidi sono drasticamente calati, e le nostre passeggiate sono più tranquille anche nei quartieri più “difficili”. Tutto questo perché abbiamo avuto paura, di diverse cose, e per questo abbiamo chiesto di essere controllati, fermati ai posti di blocco, perquisiti in aeroporto, scandagliati nelle nostre intime abitudini alimentari, omologati nel nostro olfatto.

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Ho letto anche di commenti sulle follie omicide del Corano (dove si parla si di guerra, ma di tipo difensivo, legittima, a quanto pare, in ogni costituzione non scritta delle nostre società di scimmie senza pelo), allora cito Thom Yorke, profetico nel 1996, in Ok Computer, dove faceva leggere ad un programma per computer per non vedenti le follie delle società laiche occidentali ispirate dal Chomsky Reader di Noam Chomsky: “più in forma, più produttivo, comodo, non beve troppo, esercizio regolare in palestra, tre giorni a settimana, andare più d’accordo con i colleghi, rilassato, mangia bene, niente cibi precotti e grassi saturi, un automobilista paziente, un’auto più sicura, bambino che sorride sul sedile posteriore, niente incubi, niente paranoie, buono con tutti gli animali, si mantiene in contatto con i vecchi amici, un drink insieme ogni tanto, controlla spesso il suo credito alla banca, morale, buco nel muro, favori per favori, affezionato ma non innamorato, fa beneficenza, tutte le domeniche spesa all’ipermercato, lava la macchina anche di domenica, non ha paura del buio o delle ombre del giorno, niente di così ridicolo e adolescente, niente di così infantile, un ritmo migliore più lento e calcolato, senza via d’uscita, interessato ma impotente, un membro della società informato e conscio, pragmatismo, non idealismo, non piange in pubblico, minor rischio di malattie, piange ancora per un bel film, bacia ancora con la saliva, la capacità di ridere delle debolezze, un maiale in una gabbia sotto antibiotici.” E nella canzone No surprises chiosava: niente allarmi e niente sorprese. Ecco, l’estremismo, l’odio, la mancanza di empatia nell’umanità, l’impossibilità di riconoscere l’altro come essere umano: sono queste le cause della violenza che esplode dentro al petto di queste persone.

L’unica soluzione, pedagogicamente attrezzata, contro tutti gli estremismi è quella di dare spazio, aiuto, consapevolezza alla parte non moderata, ma sana, umana di ogni credo religioso, qualora ne si voglia avere uno, qualora si voglia aprire la propria anima verso l’inspiegabile. Non parliamo di Guerra Santa, perché proprio acconsentire a questo lessico violento sminuisce l’umanità che vuole un mondo non migliore ma, piuttosto, pieno di tante altre persone. Non lasciamoci sopraffare dal dichiarare guerra, non così avventatamente, non con queste urla, perché la soluzione unica è urlare ma ribadendo che noi non siamo in guerra con nessuno, che non esiste nessuna guerra e che, fondamentalmente, non esiste nessuna religione quando ci si trova nudi uno di fronte all’altro, con il sangue che sgorga dalle nostre ferite. Portiamo avanti questo modo di intendere il mondo, perché non ci sarà nessuna guerra, nessun bombardiere, nessuna bomba potente quanto prendere per mano un altro uomo e ricordargli che la felicità è vera solo se condivisa.

 

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